Assemblea Nazionale delle Regioni: il discorso di Lorenzo Cesa

2009-12-18T12:09:00

Care amiche, cari amici,
Devo dirvi subito che non sono affatto contento del discorso che sto per farvi.
Non sono contento perché mi rendo conto settimana dopo settimana, mese dopo mese, che invece di dedicare ogni nostra attenzione – come vorremmo e come sarebbe doveroso da parte di tutta la classe politica – alle questioni concrete che riguardano il Paese, ai problemi e all’interesse degli italiani, sono costretto, siamo costretti, a parlare d’altro.

E siamo costretti a farlo in un contesto politico sempre più preoccupante e che non ci piace affatto.
Si è svolto in questi giorni a Copenhagen un importantissimo e purtroppo per molti aspetti deludente summit mondiale sui cambiamenti climatici nel mondo.

Un altro incontro interlocutorio, l’ennesima fiera delle ipocrisie e delle irresponsabilità.
Il pianeta corre rischi gravissimi se non rivede al più presto i suoi modelli di sviluppo e i governanti di oggi saranno inchiodati alle loro responsabilità dalle generazioni future se non riusciranno a trovare risposte concrete all’emergenza ambientale che si sta abbattendo su di noi.

E ancora: le pesanti cadute delle borse internazionali dopo il crollo di Dubai dovrebbero averci ricordato che la finanza e l’economia di tutti gli Stati sono ancora convalescenti.
Basta un colpo di vento per creare nuovi allarmi e nuove pesanti perdite con ricadute immediate sull’economia reale.

La gravissima crisi economica in cui rischia di affondare la Grecia, un Paese dell’Unione europea a due passi da noi, dovrebbe rappresentare un monito per tutti i Paesi che si trovano a fare i conti con un debito pubblico fuori controllo.

Quanto di tutto questo, vi chiedo, è stato al centro del dibattito politico italiano delle ultime settimane?

Nulla, zero, assolutamente niente.

I problemi più seri, quelli che toccano il nostro presente ed il nostro futuro, sembra che non ci riguardino neppure.

Il nostro Paese invece è finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo solo per un gesto folle e gravissimo, l’aggressione a Berlusconi, che abbiamo condannato e condanniamo senza se e senza ma. Al presidente Berlusconi rinnoviamo i nostri auguri di una pronta guarigione.

Un gesto che si inserisce in un clima inaccettabile di scontro e delegittimazione politica che si protrae nel Paese da quindici anni.

Che vede fronteggiarsi due schieramenti politici con gli atteggiamenti ed il linguaggio tipici di chi affronta il nemico in guerra e non di chi si confronta con l’avversario politico – anche duramente – ma secondo la normale dialettica istituzionale.

Un clima che vuole trasformare e dividere gli italiani in tifoserie da curva, che intende ridurre ai minimi termini la fiducia nelle istituzioni e che ormai ha superato il livello di guardia.

Vedete, amici: ad aprile dello scorso anno ci siamo presentati alle elezioni politiche fuori dai due schieramenti perché ritenevamo che andasse fermato il tentativo di ridurre il nostro sistema politico al bipartitismo e perché ritenevamo che il bipolarismo italiano fosse gravemente malato.

Sapevamo di rischiare molto, abbiamo messo in gioco tutto, anche la nostra esistenza, ma l’abbiamo fatto perché eravamo convinti che fosse necessario per il Paese dimostrare che un’alternativa era ed è possibile.

Pensate quanto più difficile e ancora più grave potrebbe essere oggi la situazione se il disegno di introdurre il bipartitismo di Berlusconi e Veltroni fosse andato a segno.

Ci ritroveremmo con due soli partiti allo scontro finale tra loro, guidati dagli estremisti di una parte e dell’altra.

Ma tra loro, al centro, ci siamo messi noi. Al centro, e di traverso.

A rompere quell’incantesimo, quell’equilibrio calcolato, quella matematica dell’alternanza a tavolino.

Abbiamo detto no. No a quelle logiche di spartizione programmata. No agli alibi di palazzo, alle vetrine della politica spettacolo.

Oggi più che mai credo che tutti gli italiani di buonsenso si rendano conto che la presenza dell’Unione di Centro nel Paese, fuori dai due schieramenti, impegnata allo spasimo nella difesa delle istituzioni repubblicane, rappresenti davvero un baluardo indispensabile e insostituibile in una fase così grave e drammatica.

Senza di noi, questo sistema perderebbe le sue difese immunitarie.

Ma se il progetto di rinchiudere tutti in due finti partiti grazie a noi è fallito, è ora di dire che anche questo bipolarismo deve essere abbandonato senza rimpianti.

Da anni i politologi ci ripetono che il bipolarismo sarebbe una conquista intoccabile.

Certo, in altri Paesi funziona benissimo: ha prodotto democrazie mature, garantisce l’alternanza ma anche la qualità dell’azione di governo.
Ma da noi? </p>

Quello che ha prodotto e sta producendo da noi il bipolarismo è sotto gli occhi di tutti.

Risse, scontri, veleni, divisioni ideologiche senza senso in un mondo in cui per fortuna le ideologie non esistono più.

Con giornali e televisioni che, anziché preoccuparsi di informare, entrano tutti i giorni irresponsabilmente a piedi uniti nella partita politica per colpire l’avversario di turno, da una parte o dall’altra, con metodi e linguaggio da squadrismo politico.

Penne intinte nell’odio che fanno solo il male del Paese.

Telegiornali in cui si vive e si muore nel tempo di una dichiarazione. E non importa cosa si dica, l’importante è che la si dica bene e nella fascia di massimo ascolto.

E quel che è peggio, i media esaltano e danno spazio solo al nulla di questi due grandi partiti fasulli, Pd e Pdl. Divisi su tutto al loro interno, prigionieri delle forze più estreme con cui sono alleati.

Intanto il Paese reale, quello che tutti giorni si confronta con i problemi della vita quotidiana, le famiglie, i giovani, i disoccupati, i professionisti, le imprese, gli anziani, è abbandonato a se stesso da un governo che non governa.

La linea ormai la dettano la Lega e le vicende giudiziarie di Berlusconi.

Abbiamo perso un anno a parlare di pagliacciate come le ronde. Abbiamo assistito alla demonizzazione degli extracomunitari. Alla caccia allo straniero. All’eccitazione di uno scontro tra poveri.

Ad attacchi inaccettabili e vergognosi perfino contro la Chiesa Cattolica, come l’ultimo della Lega contro il cardinale Tettamanzi, una grande guida per tutti noi cui rinnoviamo la nostra fraterna e incondizionata solidarietà.

Ora purtroppo raccogliamo i frutti velenosi di quello che è stato seminato.

Gli stessi frutti maturati dall’altra parte con la piazza e il giustizialismo di Di Pietro, al cui abbraccio mortale il Pd speriamo riesca presto a sottrarsi.

Sarebbe questo il bipolarismo da preservare?

Certo, ha garantito l’alternanza. Ma se l’alternanza è tra l’ultimo governo Prodi e l’attuale governo Berlusconi, mi chiedo se non sia arrivato il momento di buttare a mare questo bipolarismo e pensare a soluzioni nuove e diverse nell’interesse del Paese.

Se non sia il caso di introdurre un sistema elettorale alla tedesca.
Che, esattamente come in Germania, garantisca rappresentanza, qualità dell’azione di governo, alternanza, possibilità di scelta da parte degli elettori dei propri eletti.

Abbiamo bisogno di un Paese normale e di una politica normale e siamo d’accordo al cento per cento con il Capo dello Stato – che dobbiamo ringraziare ancora una volta, sentitamente, per quanto sta facendo per tenere uniti gli italiani e preservare le istituzioni!

Napolitano ha perfettamente ragione: il Paese è più coeso della politica e per una volta almeno, la politica dovrebbe avere l’umiltà di prendere esempio dal Paese e ritrovare le ragioni per unirsi, sedere attorno ad un tavolo e avviare quel dialogo sulle riforme che servono a restituire competitività al sistema Italia.

A ridare fiducia alle nostre famiglie, a modernizzare la nazione per restituire la speranza ai nostri giovani.

Abbiamo assunto in questi mesi e vogliamo assumere sempre di più il ruolo del partito della pacificazione.

Di una forza in grado di stare sempre e comunque dalla parte delle istituzioni e del bene comune degli italiani. Di proporre un’alternativa per il domani a questo sistema. Di mettere al centro di questo sistema la parola “domani”.

Perché quella parola non ci fa paura. Perché siamo consapevoli che è la nostra grande storia a regalarci il nostro futuro. E al centro, cari amici, di storia ce n’è.

Ce n’è sempre stata e ce ne sarà sempre.

Perché al centro non c’è spazio per le comparse.

Al centro stanno sempre e solo i protagonisti!

Per questo chiediamo a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, che sentano la gravità e la drammaticità di questo momento, di lasciare da parte l’interesse di bottega e di accogliere con spirito di servizio nei confronti del Paese la proposta che da questa sala oggi vogliamo avanzare con convinzione.

Ecco, questa è la nostra proposta: mettere da parte le ostilità e istituire una COMMISSIONE COSTITUENTE a livello parlamentare per preparare un grande progetto di ammodernamento del Paese.

Che passi dall’elaborazione di un piano condiviso di riforma della Seconda parte della Costituzione, con la riforma dello Stato, il superamento del bicameralismo perfetto, il rafforzamento dei poteri di governo del premier e dell’esecutivo.

E poi, il contestuale rafforzamento dei poteri di controllo del Parlamento, la riscrittura di una riforma in senso federale.

Concreta, reale, solidale, al posto del manifesto vuoto e dannoso fatto approvare dalla Lega nei mesi scorsi.

Questo è davvero l’ultimo appello per l’attuale sistema per realizzare qualcosa di positivo e concreto per l’Italia.

Altri non ce ne saranno.

Perché se prevarranno i falchi, se riprenderà l’attacco di Berlusconi e della sua maggioranza alle istituzioni, al Presidente della Repubblica, al Parlamento, alla Corte Costituzionale, alla magistratura…

Se si sceglierà di spingere il Paese sull’orlo di nuove elezioni per nascondere la propria incapacità di governare pur avendo cento parlamentari in più rispetto alle opposizioni…

Allora saremo altrettanto fermi nel posizionarci a difesa delle istituzioni democratiche.

Sappiano che l’Unione di Centro e i suoi due milioni di elettori non avranno incertezze su quale sia la parte giusta dove schierarsi.

E si dimentichino di dividerci! Ci hanno già provato l’anno scorso e i risultati di tutte le elezioni locali, europee, regionali, ci hanno visti crescere, non diminuire.

Ma non ci interessano neppure le piazze che si alimentano solo dell’antiberlusconismo e che rappresentano proprio per questo un regalo a Berlusconi.

Né ci interessa il giustizialismo. E infatti, coerentemente, nelle ultime settimane abbiamo indicato al premier, con senso di responsabilità, la strada per superare l’impasse giudiziario che lo riguarda e che da quindici anni tiene inchiodato il Paese nell’attesa di riforme che non arrivano mai.

La strada c’è, esiste, se solo la si vuole percorrere: approvare una legge sul legittimo impedimento. Una legge che non ci entusiasma, ma che rappresenterebbe il male minore di fronte alla prospettiva di sfasciare la giustizia e calpestare i diritti di decine di migliaia di cittadini vittime di reati che attendono una sentenza.

E poi, rispettare le indicazioni della Corte Costituzionale sul lodo per l’immunità delle alte cariche dello Stato, approvando una legge costituzionale che abbia i requisiti previsti dalla Consulta.

Su questo siamo pronti a fare la nostra parte, anche perché finalmente toglieremmo l’ultima foglia di fico a Berlusconi e al suo governo, quella dei giudici che gli impedirebbero di governare.

Siamo convinti che questo governo e questa maggioranza in realtà siano incapaci di governare ed è su questo che intendiamo sfidarli, convinti che a fine legislatura i cittadini dovranno rispondere ad una sola domanda: hanno governato bene o no?

Solo quello sarà il momento della verità. E allora valuteremo che cosa è stato fatto per risolvere i problemi vecchi e nuovi dell’Italia.

Problemi che oggi ci dicono che siamo un Paese ancora in crisi economica con un tasso di disoccupazione che cresce a ritmi drammatici.

Negli ultimi tre mesi abbiamo perso altri 500 mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2008.

Siamo un Paese scoraggiato, deluso, che non ha più voglia di investire e credere nel proprio futuro.

Che non fa più figli, che invecchia a ritmi impressionanti.

Le politiche di questo governo come di quelli precedenti per la famiglia sono assolutamente insufficienti e inadeguate.

Nonostante le promesse di Berlusconi e Tremonti, abbiamo un’imposizione fiscale alta come con il precedente governo Prodi, quello delle tasse.

Certo, c’è la crisi. Ma almeno occorrerebbe recuperare risorse sul fronte della spesa tagliando gli sprechi e riorganizzando il welfare, a partire dalla riforma delle pensioni.

E invece, nulla di tutto questo. Si fanno scudi fiscali per i più furbi e tagli lineari che mettono in ginocchio le forze di polizia, la scuola, i servizi per gli anziani, per i giovani, gli asili nido per i bambini.

L’ultima finanziaria, blindata dal voto di fiducia per l’incapacità della maggioranza di rimanere coesa ormai su qualsiasi provvedimento, è, come l’ha definita il nostro Galletti in aula “pericolosa, debole e ingannevole”.

Una Finanziaria di galleggiamento, assai lontana dal rispondere alle esigenze di un Paese drammaticamente in crisi.

Sono questi i grandi governi del bipolarismo? Sono questi i grandi risultati per cui questo sistema dovrebbe essere intoccabile?

Questo sistema per fortuna è al capolinea e alle prossime elezioni regionali abbiamo l’occasione di metterlo ancora più in crisi.

Non certo per il gusto di mettere in difficoltà l’Italia, ma al contrario per dimostrare che un’alternativa c’è ed è matura.

Di sicuro, a fine marzo non sosterremo il bipolarismo che contestiamo, cedendo alle lusinghe che ci arrivano da una parte e dall’altra per stringere un’alleanza di tipo nazionale con gli uni o con gli altri. Lo ribadisco: non staremo né col Pdl né col Pd. Non faremo i pilastri di sostegno di palazzi di cartone che non si reggono.

Chiediamo novità, negli uomini e nei programmi, persone e idee che possano essere compatibili con le nostre.

Il centrosinistra pugliese pensa che Vendola abbia governato bene? Se lo rielegga da solo! Noi a queste pantomime non ci stiamo e non ci staremo.

E naturalmente non accetteremo di allearci in coalizioni guidate o condizionate dalla Lega o da Di Pietro.

E poi, mi chiedo: quello che è successo in queste ore a Galan in Veneto, defenestrato da Roma per fare posto a un leghista, è il frutto di un processo nato dai territori?

A me sembra solo l’ennesima dimostrazione di centralismo di chi predica in un modo e razzola in un altro.

Non ci si è chiesti cioè se Galan ha governato bene o male. Non conta nulla se gli elettori del Veneto abbiano apprezzato le sue scelte per la Regione in questi anni.

Conta solo lo spadone celtico di Bossi, roteato contro chiunque si frapponga al suo disegno secessionista dell’Italia.

E lo stesso schema si ripeterà anche con il Piemonte.

Ma soprattutto, ancora mi chiedo: quali garanzie di spazio di autonomia reale potrà dare Formigoni in Lombardia, di fronte ad una Lega che ormai si è presa in appalto dal centrodestra tutto il nord?

E’ la dimostrazione di quanto diciamo dall’inizio della legislatura: scegliendosi Bossi come unico alleato, il Pdl ha affidato le chiavi del governo alla Lega e il prezzo che Berlusconi dovrà pagare è tutt’altro che fissato. Cresce e crescerà sempre di più.

Il Pdl è ormai un partito in ritirata. Al nord ha lasciato campo libero alla Lega e a Roma si fa dettare l’agenda da Bossi, col risultato che gli elettori del sud, sentendosi giustamente trascurati da un governo di matrice leghista, già alle scorse elezioni europee ed amministrative hanno cominciato a voltare le spalle a Berlusconi.

Ora, dopo gli ultimi sviluppi sulle candidature alle regionali, sono certo che le perdite di consenso per il Pdl saranno ancora più numerose.

Noi intendiamo arginare questa deriva localista. E se Galan sarà disponibile e rompere con il suo partito, siamo pronti ad affidargli la guida di uno schieramento in grado di presentare una proposta seria di governo del Veneto.

Ma se questo Paese vuole avere un futuro deve abbandonare la logica dei partiti e dei potentati locali e poter scegliere tra partiti nazionali, in grado di rappresentare tutti.

Di tenere insieme gli interessi e ricondurli all’interesse generale, mettendo fine alla deriva del populismo e al dominio delle estreme.

Noi stiamo lavorando da tempo proprio lungo questa linea, la linea di un partito della Nazione.

Se c’è un partito che ha dato ascolto e darà ascolto ai propri elettori sul territorio, alla propria classe dirigente in periferia, questo è il nostro.

E questa assemblea di oggi ne è la dimostrazione più evidente.

Soltanto l’Unione di Centro ha organizzato assemblee programmatiche in ognuna delle regioni in cui si voterà, predisponendo la base delle proposte per gli elettori.

Soltanto l’Unione di Centro ha avviato un serio confronto con la sua gente e con tutti coloro che intendono portare un contributo di idee e valori nel processo della Costituente di Centro per costruire la piattaforma del nuovo partito a cui stiamo lavorando.

A voi tutti e a tutti gli amici sul territorio chiedo di moltiplicare gli sforzi in questa direzione.

Certo, oggi possiamo anche perdere qualche assessorato – abbiamo già dimostrato che sono gli altri, non noi, ad avere la preoccupazione delle poltrone – ma domani saremo pronti a cogliere la sfida per la guida del governo del Paese.

Per questo faccio appello a tutta la nostra classe dirigente. A voi, amici, ai nostri iscritti.

Dobbiamo continuare ad essere uniti e coesi lavorando fianco a fianco ad un unico progetto.

Dobbiamo essere aperti e disponibili al confronto con tutti coloro che si stanno avvicinando alle nostre posizioni.

Dobbiamo essere un partito aperto, non chiuderci sui nostri piccoli interessi particolari.

Mai come oggi la nostra posizione attrae settori importanti non solo del mondo politico, non solo del Pd e del Pdl che non si sentono più a loro agio in quei partiti, ma della società civile, del mondo dell’associazionismo laico e cattolico.

Con tutte queste realtà dobbiamo essere capaci di sintonizzarci per avviare la costruzione, senza primogeniture da rivendicare, di un nuovo grande partito repubblicano, riformista e modernizzatore.

E con alcune di queste realtà, penso ad esempio ad Alleanza per l’Italia di Rutelli, dobbiamo essere disponibili a lavorare e collaborare da subito già in vista delle elezioni regionali.

Coesione, responsabilità e disponibilità al dialogo devono essere le nostre virtù cardinali a partire da gennaio.

Intanto cerchiamo di trascorrere serenamente queste Feste. Auguri di cuore a tutti voi e alle vostre famiglie per un buon Natale e un sereno 2010.

E soprattutto auguri all’Italia: noi faremo di tutto per renderla di nuovo grande!

Grazie










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