D’Onofrio, primarie italiane: il grande equivoco

2010-01-13T11:44:00
Si sta discutendo molto delle primarie da qualche tempo a questa parte, con crescente intensità – soprattutto in conseguenza del risultato rilevantissimo che esse hanno avuto nel contesto della candidatura di Obama alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Quel che sembra in qualche misura mancare sino ad ora è proprio la considerazione del rapporto molto stretto tra primarie da un lato e sistema istituzionale complessivo, partiti politici e corpo elettorale dall’altro.

Senza affrontare dettagli troppi numerosi dell’esperienza statunitense concernente le primarie, appare di tutta evidenza che il sistema statunitense si è strutturato sin dall’inizio su un modello presidenziale derivante dalla monarchia britannica; che in esso non operano partiti politici autenticamente continentali; che il rapporto tra i partiti politici – che pur esistono nella specifica identità di democratici e repubblicani – e corpo elettorale, non giunge fino al punto di una vera e propria elezione popolare continentale diretta del Presidente degli Stati Uniti, perché – come non sempre viene tenuto in considerazione – il sistema elettorale presidenziale statunitense risente della sua natura federale, sì che anche le primarie sono disciplinate negli Usa dai singoli Stati della federazione.

Pertanto, allorché si parla delle primarie in Italia e si fa riferimento soprattutto all’esperienza statunitense, occorre come sempre aver molto chiaro il percorso storico ed istituzionale dei due Paesi, e non limitarsi ad assonanze puramente verbali (le primarie), o prevalentemente mediatiche (la capacità più o meno posseduta di “bucare” lo schermo). Il dibattito italiano sulle primarie deve pertanto essere solidamente ancorato alla visione complessiva del sistema istituzionale che si ha o si propone (fortemente basato sulla rappresentanza o sul governo); all’idea di partito che si ha o si propone (soggetto autonomo con capacità di decisione o mero strumento di consultazione dell’opinione pubblica); alla sovranità popolare che si intende porre a fondamento dell’esperienza democratica (illimitata e decisiva per le scelte di governo o limitata come la Costituzione italiana prevede proprio all’articolo 1, allorché si definisce la Repubblica italiana).

Il rapporto tra le primarie e il sistema istituzionale complessivo costituisce, pertanto, il fondamento stesso di un discorso sulle primarie, perché è di tutta evidenza che queste hanno rilevanza più significativa nei modelli presidenziali, soprattutto se questi – a differenza dagli Stati Uniti d’America – si fondano sull’ipotesi di un voto popolare universale e diretto sulla persona chiamata a governare il sistema medesimo. Ne deriva di conseguenza che anche la strutturazione dei partiti politici, in riferimento al sistema delle primarie, svolge un ruolo decisivo sul tipo di primaria da adottare: chiusa tra gli iscritti al partito o aperta a tutti gli elettori. Se infatti le primarie si svolgono soltanto tra gli iscritti al partito, è di tutta evidenza che occorre accertare cosa significa questa iscrizione: pura simpatia elettorale o anche concorso decisivo alla scelta degli organi di governo dei partiti? Nel primo caso, le primarie concorrono a definire la scelta della linea politica del partito; mentre, nel secondo caso, si limitano ad una scelta tra persone che condividono del tutto la linea politica medesima.

Il rapporto con il sistema istituzionale complessivo è pertanto fondamentale per comprendere di quale primaria si parli e, quindi, se si è in presenza di un modello prevalentemente personalistico e mediatico, o di un modello partecipativo e politico. Anche in riferimento alle primarie – come per il sistema elettorale – occorre pertanto capire cosa significa per esse la scelta federalistica del sistema medesimo; cosa significa la scelta del modello di governo – prevalentemente parlamentare o prevalentemente presidenziale -; cosa significa per esse la scelta tra un modello di partito che decide la propria linea politica nel congresso; e un modello di partito che trasforma il congresso sostanzialmente in un sondaggio.

Non sì può pertanto in astratto essere favorevoli o contrari alle primarie: occorre, anche in questo caso, uscire dalle nebbie e collocare l’orientamento medesimo nel contesto di una scelta complessiva concernente il rapporto tra partiti e popolo.

tratto da Liberal del 13/01/2010

Primarie, il grande equivoco.pdf








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