Intervento dell’On. Mario Tassone sull’esplosione di un ordigno presso la procura generale di Reggio Calabria del 3 Gennaio 2010, nonché sui fatti di Rosarno

2010-01-13T18:56:00

Signor Presidente, credo che tutti quanti stiamo perdendo l’occasione per riflettere serenamente su quanto è accaduto a Reggio Calabria e a Rosarno. Mi rivolgo anche al signor Ministro dell’interno: se noi riuscissimo per il momento a sottrarci al clima, alle suggestioni o ai condizionamenti elettorali, questo sarebbe un servizio reso alla verità e alla ricerca delle verità, ma sarebbe anche uno strumento per porre in atto ed innescare, a mio avviso, l’esigenza di portare avanti un’azione forte di contrasto alle ingiustizie e alla criminalità.
Signor Ministro, non credo che sulla vicenda di Rosarno si possa impiegare la nostra intelligenza semplicemente con approcci molto generici e non stringenti. Non è in discussione alcuna norma, ma sono in discussione temi e problemi che riguardano l’uomo, i diritti fondamentali dell’uomo in una vicenda e in una situazione che tutti quanti conoscevano. Non credo che quello dello scaricabarile sia un gioco appetibile, né per il Ministro dell’interno né per nessuno, e ritengo che ognuno abbia responsabilità, e le responsabilità possono essere anche della regione e del Governo. Questi soggetti lavoravano in nero e sottocosto nella produzione dei mandarini, ma ci sono organi dello Stato preposti al controllo di tutto questo. Tutti conoscevano le condizioni igieniche in questi capannoni dell’ex opera Sila, in condizioni di disperazione subumana.

Signor Ministro, non credo che ci sia l’occasione per un trionfalismo. Qualcuno di noi ha affermato che lo Stato non c’è: è vero. Non c’è sul controllo, per il rispetto dei diritti sanitari ed umani. Poi c’è stata l’esplosione, che sicuramente non supporto, ma riconosco che c’era una miscela, un esplosivo covato da vent’anni. Signor Ministro, ne parliamo da diciotto-vent’anni, non da ieri: il riferimento temporale è questo, perciò non capisco la frenesia di metter su argomentazioni che non vanno nel segno e non ci aiutano a capire. Inoltre, si tratta di un territorio di criminalità: tutta l’attività intersociale ed economica in quel territorio è legata profondamente alla criminalità organizzata e ne è condizionata e controllata. Non doveva essere solo la regione a controllare, perché ci sono le istituzioni dello Stato che devono controllare. Anche i magistrati devono controllare.
Signor Ministro, nel porto di Gioia Tauro il 98 per cento del traffico è in mano alla criminalità organizzata. Non c’è stata mai un’azione seria di indagine all’interno del porto di Gioia Tauro. Certo, le normative riguardanti l’immigrazione vanno modificate: non è un problema di tolleranza o di intolleranza.
L’intolleranza deve essere rivolta alle ingiustizie e alla compressione dei diritti umani. Lei ha detto che sono diminuiti gli sbarchi. Si riferisce ovviamente allo sbarco via mare dalla Libia, che però rappresenta soltanto il 10 per cento. Lei fa riferimento a tanti appuntamenti e a traguardi raggiunti e rispettati da parte del Governo, ma ritengo che ci siano molte riflessioni da fare in questo particolare momento, perché in quel territorio lo Stato certamente non è stato e non è presente, al di là dei successi che lei ovviamente ha elencato.

Qualcuno di noi potrebbe anche pensare che ormai è tutto fatto, che c’è un lungo percorso, una direttrice di marcia che ci rassicura, ma io, signor Ministro, non sono rassicurato affatto e non mi rassicura affatto la bomba di Reggio Calabria.
Lei, ma anche molti di noi, certamente non io, forse aveva pensato che la mafia era ormai scardinata, che la ‘ndrangheta era in crisi, in difficoltà. Poi lo scossone della bomba di Reggio Calabria ci ha riportato alla realtà, così come ha fatto la situazione di Rosarno. Infatti, se non ci fosse stata l’esplosione della vicenda di Rosarno, lei non sarebbe venuto in Parlamento, non avrebbe evidenziato al Paese quello che c’è e c’era a Rosarno. Queste sono manifestazioni di una insufficienza della presenza dello Stato. Signor Ministro dell’interno, lei ha fatto anche riferimento ai successi della sezione catturandi, ma stiamo attenti perché molte catture sono frutto di cedimenti o di «lasciti» delle organizzazioni, di cui alcuni catturati fanno parte.

Questo lei lo sa, signor Ministro. Quando ci sono maggioranze e cambiamenti di rotte e si cambia l’amministratore delegato, anche se latitante, lo si consegna alle forze dell’ordine. Questo si sa, signor Ministro. Ma c’è un altro aspetto per quanto riguarda la bomba negli uffici giudiziari: ci sono centoventuno uomini per indagare. Ma ci voleva la bomba di Reggio Calabria davanti agli uffici giudiziari per integrare e rimpinguare la mobile di Reggio Calabria? Ci voleva la bombola di gas innescata col tritolo? Ma lei lo sa, signor Ministro, che ha ad esempio a Crotone ci sono solo un procuratore ed un sostituto procuratore. Ritengo che bisogna esprimere solidarietà ai magistrati e alle forze dell’ordine, ma siccome non sono un ipocrita debbo dire che non ho ben compreso perché qualche magistrato ed anche il procuratore generale della Repubblica di Reggio Calabria, che io stimo, dice che vi è stato un atto dimostrativo, perché è cambiato il clima all’interno della procura generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria.
Allora, quale era il clima precedente? Ma perché qualcuno oggi dice che nelle seconde istanze ad alcuni mafiosi sarebbero state ridotte le pene che erano state erogate in prima istanza? Dobbiamo capire quali sono questi processi addomesticati o questa elargizione.

Vogliamo capire il perché di questa reazione a questo clima e quale era il clima precedente. Bisogna avere un minimo di chiarezza, altrimenti le indagini non vanno avanti. Noi ci fermiamo alla solidarietà alle istituzioni, ma questo sta a significare che lo Stato è mancato.

Perché quando qualcuno mi dice che questa seconda fase è una fase nuova rispetto al lassismo di prima, voglio sapere se il lassismo ha dei responsabili con nome e cognome, e quali sono state le criminalità organizzate protette da parte di alcuni magistrati!
Ritengo che noi dobbiamo andare avanti in questa maniera, con la speranza che l’impegno da parte del Ministro della giustizia sia mantenuto, e questi magistrati, che sono pregati a volte di andare, anche con l’incentivo (si è dimenticato di dire che Reggio Calabria è stata indicata come sede disagiata)…

Perché dobbiamo pregare i magistrati di venire, quando invece le forze dell’ordine sono comandate a venire: questa è una grande anomalia, sintomo dell’incertezza e della difficoltà dello Stato, che mi auguro possano essere superate.

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