Il discorso di Gianpiero D’Alia sui fatti di Rosarno

2010-02-03T11:15:00

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 309 del 12/01/2010 </p>

IL DISCORSO DI GIANPIERO D’ALIA, CAPOGRUPPO UDC AL SENATO, SUI FATTI DI ROSARNO

Signor Presidente, signor Ministro dell’interno, noi abbiamo preso atto, e prendiamo tuttora atto, di ciò che è stato fatto dopo i tragici e drammatici avvenimenti di Rosarno e, ovviamente, ci associamo alle parole di soddisfazione per le operazioni che, non solo in questa circostanza, le forze dell’ordine e la magistratura hanno condotto in Calabria e in tutte le zone dove opera la criminalità organizzata.

Tuttavia, signor Ministro, con grande serenità e pacatezza, noi abbiamo il dovere di dirle che, nonostante lei abbia letto con grande diligenza il compitino che le hanno scritto, la domanda più importante alla quale doveva rispondere e rendere conto al Parlamento è rimasta senza una risposta. La domanda, molto semplice, è la seguente. Come è stato possibile ignorare per tanto tempo la presenza di centinaia di immigrati, costretti in condizioni disumane e spremuti dal lavoro nero per una manciata di euro?. È grave, signor Ministro; e lei ha fatto delle dichiarazioni incaute e superficiali. Cito il prefetto Domenico Bagnato, commissario straordinario del Comune di Rosarno (che dal 2008 è sciolto per infiltrazioni mafiose ed è dunque retto da un prefetto, cioè da un funzionario del suo Ministero e, quindi, è retto anche da lei), il quale ha dichiarato testualmente: «La situazione era a conoscenza di tutti e a tutti i livelli. Più volte l’abbiamo segnalata e ci siamo impegnati per ottenere i finanziamenti dal Viminale, ad esempio con l’obiettivo di demolire l’ex fabbrica Rognetta e realizzare un centro di aggregazione dignitoso».

Il prefetto continua, in questa sua dichiarazione riportata da un’agenzia Adnkronos dell’11 gennaio, nel dire che vi è una segnalazione completa su questa situazione, e non da ora; come ha detto il prefetto Bagnato conversando con i giornalisti, la colpa è di tutti. Ora, io capisco che questo prefetto, come il prefetto di Venezia, sia destinato ad altra carriera e ad altra sede, però, signor Ministro, anche il presidente Obama, al quale, con tutto il rispetto, lei non somiglia, ha riconosciuto i limiti delle misure di prevenzione in un Paese così grande e complesso come gli Stati Uniti. Pertanto, da lei ci saremmo aspettati di capire come sia stato possibile che, contemporaneamente e sistematicamente (poiché questa è seconda la rivolta di Rosarno: la prima – se non ricordo male – risale all’ottobre del 2008), siano state violate e disattese tutte le norme della legge Bossi-Fini e dei vari pacchetti sicurezza che voi avete approvato in questo Parlamento; come sia stato possibile, signor Ministro, che non sia stata mai accertata una sola responsabilità di un datore di lavoro o di un imprenditore, piccolo o grande che fosse, che faceva lavorare in nero queste persone; come sia stato possibile che non sia stata operata, secondo la vostra legge, la confisca di un immobile dato in affitto agli immigrati clandestini; come sia stato possibile non perseguire nessuno per il reato di immigrazione clandestina. Parlo di norme che sono state volute da voi, e che sono norme manifesto proprio perché voi non le avete applicate, determinando così, con la negligenza verificatasi in questa circostanza, gli episodi di Rosarno e la conclusione più paradossale…

Mi rivolgo a lei, signor Ministro, anche se capisco che al momento lei sia impegnato in altre questioni.

Signor Ministro, la conclusione paradossale di questa vicenda è che, come ha riferito lei oggi in questa informativa, la maggior parte degli immigrati presenti a Rosarno erano in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Eppure, essi non sono stati messi nelle condizioni, avendone il diritto riconosciuto dalle nostre leggi, di poter lavorare. E in questi casi, che cosa dovevano fare? Restare lì in balia delle bande armate sul territorio, farsi sparare con i fucili a pallini o farsi investire dalle auto? Questo è il trasferimento volontario? Questa al mio paese si chiama deportazione.

Non so se lo Stato c’era, se era assente, oppure c’era ma si è girato da un’altra parte. So solo che l’episodio di Rosarno non fa onore a questo Paese, a tutti noi, non alla maggioranza o all’opposizione, e che rispetto a questo da lei e dal suo Governo ci saremmo aspettati di più e di meglio.

D’Alia su fatti di Rosarno.pdf








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