Dichiarazione di voto finale del Sen. Gianpiero D’Alia sulla riforma del processo breve

2010-01-20T13:59:00
Signor Presidente, colleghi senatori, l’Unione di Centro è da sempre favorevole ad approvare una legge sulla ragionevole durata dei processi. Per noi, infatti, ogni cittadino ha diritto di essere giudicato in tempi certi, in un processo che garantisca pienamente il fondamentale diritto costituzionale di difesa.

In verità, però, la legge che oggi volete approvare serve poco o nulla a fissare la ragionevole durata dei processi ed approfitta di un sacrosanto principio costituzionale per fare un’amnistia. Ancora una volta, in materia di giustizia credo che siamo arrivati alla ventesima volta, state anteponendo alcuni interessi particolari all’interesse generale e ad una giustizia giusta, certa ed efficiente.

Ciò che state facendo è profondamente ingiusto perché non ci si può sempre fare scudo di principi, di norme costituzionali e di convenzioni internazionali da tutti condivisi per risolvere alcune, poche, pendenze giudiziarie.

Per carità, nessuno di noi è così stolto da non capire che questo provvedimento tenta di risolvere i problemi giudiziari del Presidente del Consiglio e che la soluzione che avete individuato è quella di estendere l’indulto votato nella passata legislatura ai processi in corso che riguardano l’onorevole Berlusconi, ma per l’ennesima volta avete prodotto una norma incostituzionale dal fiato corto che non servirà al Premier e che comprometterà seriamente il regolare svolgimento di tanti, tantissimi processi.

Voglio dire qui, con assoluta franchezza ed onesta, che l’onorevole Berlusconi non ha tutti i torti e che secondo noi vi è stato e vi è un accanimento giudiziario nei suoi confronti, anche se in misura minore rispetto a quanto da lui denunciato.

Non ci pare – ad esempio – normale che, nei due mesi che ci separano dall’elezioni regionali, vengano fissate – credo – ben 24 udienze nei giudizi che lo riguardano. Né ci sembra opportuna la decisione di non rendere effettiva una recente sentenza della Corte costituzionale, solo perché il giudizio nel quale deve trovare attuazione riguarda il Capo dell’Esecutivo. Né si può sottoporre quest’ultimo ad un continuo peregrinare per tribunali e procure di tutta Italia, precludendogli la possibilità di svolgere la sua funzione di Governo.

Un’opposizione responsabile – secondo noi – deve farsi carico di questo problema anche per rimuovere quel macigno che, dal 1994 ad oggi, rende spesse volte insopportabile la politica italiana, prigioniera di un rapporto controverso e conflittuale con la magistratura e soprattutto perché una forza politica di opposizione deve pretendere che il Governo risponda delle cose che fa e soprattutto di quelle che non fa per il Paese. Noi vogliamo sgombrare il campo dal conflitto con la magistratura per costringervi a parlare dei problemi veri del Paese, di ciò che non si sta facendo – ad esempio – per le famiglie e per le piccole medie imprese italiane.

Cari colleghi, voi state ponendo una questione giusta nella sede sbagliata e con strumenti sbagliati. Non è con la ragionevole durata dei processi che si garantisce al Presidente del Consiglio di esercitare appieno il mandato elettorale. Lo strumento non è questo e, a furia di piegarlo a queste esigenze, lo avete reso inutile allo scopo per il quale è previsto, cioè garantire agli italiani una giustizia civile, penale ed amministrativa dai tempi certi. La sede propria e lo strumento corretto noi ve lo abbiamo indicato ed è la nostra proposta di legge sul legittimo impedimento in discussione alla Camera dei deputati. Quella dovete approvare, perché è in linea con le decisioni della Corte costituzionale. È utile a garantire al Presidente del Consiglio di svolgere con serenità le funzioni di Governo.

Qui ci saremmo dovuti occupare d’altro e non c’è stato consentito di farlo. A quanto pare, la bocciatura del lodo Schifani, prima, e del lodo Alfano, poi, non vi hanno fatto riflettere sugli errori commessi e non voglio citare tutte quelle leggi che, nel corso degli anni, sono state approvate nel tentativo di evitare il conflitto tra il Premier e la magistratura, tutte censurate dalla Corte costituzionale. Se sommiamo il tempo impiegato a discutere e ad approvare queste leggi che si sono rivelate inutili per il Presidente del Consiglio e dannose per la giustizia, ci rendiamo conto del tempo perduto; tempo che, se usato correttamente, avrebbe regalato all’Italia riforme vere e durature in materia di giustizia. State commettendo per l’ennesima volta lo stesso errore.

Abbiamo accantonato la riforma dell’Avvocatura italiana pronta da mesi, la riforma del processo penale, il tema delle intercettazioni per fare in fretta e furia questo provvedimento. Il calendario dei lavori di Camera e Senato è interamente occupato da queste leggi sulla giustizia e per quattro mesi, considerate le regionali, non ci occuperemo di altro.

Avete imposto all’agenda politica e parlamentare una tabella di marcia che non è in sintonia con i problemi e le emergenze che vive in questo momento l’Italia e tutto questo per approvare una legge che, se resta così, al pari di tante altre fatte in precedenza, non servirà a nulla. Per cortesia, fermatevi finché siete in tempo e provate a ragionare seriamente prima di prendere decisioni che non fanno bene al Paese.

Ci sono tante cose che non vanno in questo testo che vi accingete a votare e che, con un po’ di buon senso, potrebbero essere cambiate in meglio. Prendiamo – ad esempio – le modifiche che avete introdotto alla legge Pinto. Così come le volete fare, rischia – da un lato – di esporre il macro bilancio della giustizia ad un salasso economico di proporzioni eccezionali, considerato che lo Stato si troverà, per effetto di questa legge, a dover indennizzare i cittadini per oltre due milioni e mezzo di processi civili eccessivamente lunghi, per circa 600.000 giudizi amministrativi e 38.000 giudizi contabili e – dall’altro lato – di allungare i giudizi per l’equo indennizzo di almeno un anno, con l’effetto paradossale e – se vogliamo – anche un po’ macabro di rendere irragionevolmente lungo il processo sulla irragionevole durata del processo stesso. Su questo argomento siamo riusciti solo a farvi eliminare la norma che cancellava la risarcibilità del danno non patrimoniale subito per la lentezza del processo.

E che dire poi della cancellazione dei processi contabili, sorprendentemente introdotta dal relatore di maggioranza in Aula: un vero e proprio colpo di spugna che non solo consentirà a tanti amministratori locali che hanno sperperato i soldi dei contribuenti di farla franca, ma – come ha già detto il collega Lusi – renderà inutile la celebrazione dei processi davanti alla Corte dei conti.

Colleghi della Lega, vi accingete a votare una legge che mette la parola fine alla vera attuazione del federalismo fiscale, una pietra tombale sull’indispensabile controllo dei conti pubblici e degli amministratori che li governano. Da un lato, vi riempite la bocca di slogan sul federalismo fiscale, su come sarà bello vedere i cittadini che controllano i propri amministratori impedendogli di spendere inutilmente i soldi dei contribuenti. Ma che cosa succederà quando i cittadini denunceranno gli amministratori che sperperano il pubblico denaro e i magistrati chiamati dalla Costituzione e dalle leggi a perseguirli per farli restituire i soldi mal spesi? Non saranno nelle condizioni di farlo a causa della legge che vi state approvando.

La verità è  che a voi non importa proprio nulla né del federalismo fiscale né della qualità della spesa. A voi leghisti interessa solo gestire il potere locale e i soldi che vi arrivano senza alcun controllo e senza dover dare conto a nessuno. Predicate bene – poche volte, per la verità – e razzolate malissimo, tanto da esservi fatti anche voi – ma mica siete fessi! – una norma ad personam per salvare qualcuno dei vostri dalle grinfie della Corte dei conti. Complimenti per la coerenza e per la lealtà nei confronti dei vostri elettori.

Infine, signor Presidente, in merito alle norme sull’estensione dei processi penali troppo lunghi, non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscere che anche grazie ad alcuni nostri emendamenti sono state eliminate alcune disposizioni palesemente incostituzionali, sono stati rimodulati i tempi cosiddetti ragionevoli di durata dei giudizi penali e, soprattutto, è stata eliminata quella norma folle e razzista che consentiva ad un truffatore, ad un corruttore o a chi commetteva falso in bilancio, di godere del privilegio del processo breve il più delle volte facendola franca, mentre l’immigrato clandestino poteva essere processato a tempo indeterminato.

Ma restano in piedi ancora una serie di incongruenze e di evidenti storture quali, ad esempio, quelle che non tengono conto della fissazione della durata del processo, della complessità dello stesso sotto il profilo probatorio e delle parti. A questo riguardo voglio ringraziare gli amici e colleghi della Lega per aver ricordato il caso dell’onorevole Mannino che ha dovuto penare ben 17 anni per veder riconosciuta definitivamente la sua totale estraneità ai fatti di un processo. Voglio dire però alla Lega che ci fa piacere che dopo aver insultato Mannino e i tanti democristiani onesti che si sono fatti comunque processare e non hanno mai brigato per avere amnistie, sconti di pene, o leggi ad personam oggi riconoscono di aver sbagliato, che Bossi ha sbagliato a dire che i democristiani andavano fucilati – cito testualmente – e che in questi anni in cui avete agitato il cappio in giro per l’Italia tentando di sfruttare a fini politici ed elettorali le vicende giudiziarie di tante, tantissime, persone perbene come Mannino avete raccontato ai vostri lettori un sacco di frottole e di bugie. Ma le citazioni quando vi convengono non bastano. Pretendiamo, a nome di tutti gli italiani e di tantissime democristiani, le vostre pubbliche scuse.

Ci chiediamo però  come possiate votare questa amnistia per una serie di reati commessi senza aver avete votato l’indulto e come non ve ne importi più nulla delle vittime di reato che, dopo aver atteso giustizia, si vedono scippare un processo.

Signor Presidente, oggi voteremo contro questo provvedimento. Se cambierete questo testo, cambieremo anche noi opinione.

 

Dichiarazione di voto finale del Sen. Gianpiero D’Alia sulla riforma del processo breve.pdf








Lascia un commento