D’Onofrio: Perché hanno tanta paura dei “forni” (due o tre che siano…)

2010-01-27T11:40:00

Sarebbe finalmente auspicabile che avversari e commentatori politici abbandonassero definitivamente la stantia lamentela della cosiddetta linea dei «due forni», di cui hanno accusato l’Udc, per affrontare una volta per tutte anche e soprattutto alla luce del voto pugliese delle primarie del Pd – la sostanza di una strategia politica, che proprio dal risultato elettorale del 2008 ha tratto origine e fiducia. Unità nazionale contro qualsivoglia ipotesi di una presunta nazione Padana; un centrodestra istituzionalmente mite e socialmente equilibrato; un centrosinistra capace finalmente di passare dall’illusione maggioritaria alla realtà politica dell’alternativa.

Sono state queste le tre linee di fondo che l’Udc ha perseguito fin dal momento del risultato elettorale del 2008, che ha affrontato con la forza tranquilla della propria identità, peraltro non rinchiusa in una vocazione minoritaria di testimonianza ma – degasperianamente, appunto – con la vocazione di essere ad un tempo promotrice di cultura di identità e di governo. L’imminente turno elettorale regionale sta pertanto assumendo le caratteristiche di una – se si vuole insistere nella”litania” dei «due forni» – strategia appunto dei «tre forni».

Identità nazionale, al Nord sia nel senso di una campagna solitaria in Veneto e Lombardia, sia nel senso di una alleanza antileghista in Piemonte nel nome di una Unità nazionale che costituisce appunto il bene supremo per l’Udc, pur nella sensibilità autonomistica e persino federalistica dell’ispirazione sturziana dell’Unione di centro. Un centrodestra istituzionalmente mite e socialmente equilibrato, come quello al quale si è concorso – al Centro – con il sostegno alla candidatura di Renata Polverini nel Lazio. Un centrosinistra capace finalmente di passare dall’illusione maggioritaria alla realtà politica dell’alternativa, come il risultato delle primarie pugliesi non ha dimostrato. Ed è questa la ragione di fondo per la quale lo stesso Partito democratico è chiamato ad una valutazione complessiva di queste primarie, perché si è trattato ancora una volta – a nostro giudizio di scegliere tra le difficoltà di un popolarismo riformista e le apparenti semplicità di un populismo movimentista.

II progressivo e forse ancora non compiuto superamento della tentazione bipartitica, racchiusa nella pretesa costituzionalmente ambigua del cosiddetto “voto utile”, che imperversò durante la campagna elettorale politica del 2008, e l’affermazione, ancora molto ambigua, di un bipolarismo sostanzialmente coincidente col bipartitismo, hanno pertanto rappresentato e rappresentano i passaggi nodali di questa molto intensa stagione elettorale regionale. L’Unione di centro aveva iniziato questa impegnativa strategia con una nitida e forse non del tutto compresa dichiarazione pubblica, che affermava appunto essere la strategia politica dell’Udc: quella di una sorta di missile a tre stadi: Unità nazionale innanzitutto; un centrodestra popolare e non populista; un centrosinistra riformatore e non movimentista. E la candidatura di Adriana Poli Bortone è una candidatura di governo, come i pugliesi stanno già ampiamente comprendendo.

Nel corso degli ultimi mesi siamo stati purtroppo petulantemente assaliti dall’accusa di opportunismo e di “doppio forno”: l’ormai imminente avvio della campagna elettorale regionale può finalmente costituire pertanto un’occasione di riflessione seria sul significato del missile a tre stadi che l’Udc ha lanciato al sedicente bipolarismo Pd-Pdl.

Non vorremmo che all’indomani del voto regionale si scoprisse che vi è anche la nuova dimensione dell’area mediterranea di libero scambio che costituisce per tutti il futuro impegnativo e promettente, se si conserva dell’Italia l’idea che abbiamo noi. A quel punto potrebbe persino scoprirsi che esiste un “quarto forno”: quello siciliano. Se infatti dell’Italia si ha un’idea che è sensibile alle diversità territoriali – come proprio il siciliano Luigi Sturzo ci aveva insegnato – è proprio dalla Sicilia che l’Unione di centro si impegna a far venire un messaggio che è ad un tempo siciliano e nazionale, come seriamente pensosi della tutela dell’interesse nazionale sono i cosiddetti “tre forni” della strategia complessiva dell’Unione di centro medesima.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 27 gennaio 2010

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