D’Onofrio: Primarie di partito o prove di populismo?

2010-02-03T13:14:00

Vicende regionali (ed ora anche la vicenda di Bologna), hanno posto in evidenza la questione del rapporto tra primarie e partito da un lato e tra primarie e popolo dall’altro.

Si tratta di questioni ancora molto confuse, perché l’istituto delle primarie – che si conosce soprattutto per l’esempio statunitense – è ancora sostanzialmente indefinito sia in riferimento a chi può votare nelle primarie medesime, sia in riferimento al significato delle primarie stesse in relazione ai diversi sistemi elettorali esistenti per quel che concerne i comuni, le province, le regioni, il parlamento nazionale, il parlamento europeo infine.

Il rapporto molto stretto che esiste tra i diversi modi di intendere le primarie e i diversi sistemi elettorali rende pertanto ancora oggi quanto meno confuso il tema complessivo delle primarie in Italia. Molti sono, infatti, gli interrogativi che si pongono in riferimento a questo nuovo e potenzialmente “attraente” istituto: si pensa alle primarie per scegliere i candidati ai diversi consigli locali e regionali, al parlamento nazionale e a quello europeo?

Se così fosse, l’istituto delle primarie sarebbe sostanzialmente una scelta interna ai diversi soggetti politici che concorrono alle elezioni locali, regionali, nazionali ed europee; si pensa, inoltre, alle primarie per far votare soltanto gli iscritti ai partiti (primarie cosiddette chiuse), ed in tal caso occorre capire quale rapporto vi è tra iscrizione al partito, che dovrebbe costituire la base per la scelta degli organi rappresentativi del partito medesimo, e votazione alle primarie, che potrebbe ovviamente contraddire, anche in termini radicali, le scelte che gli stessi iscritti hanno compiuto nel contesto degli organi di partito; si pensa, invece, di far votare alle primarie anche i non iscritti al partito (primarie cosiddette aperte), ma escludendo espressamente gli iscritti agli altri partiti, ed in tal caso occorre capire quali sarebbero da un lato i diritti degli iscritti e dall’altro i diritti degli elettori alle primarie, in riferimento alle medesime persone chiamate a rappresentare il partito nelle competizioni elettorali di volta in volta considerate; si pensa, infine, di far votare alle primarie anche gli iscritti ad altri partiti (sarebbe un caso per così dire di primarie “apertissime”), con l’evidente possibilità che siano proprio gli iscritti ad altri partiti a scegliere i rappresentanti di quello che rimarrebbe il partito degli iscritti nelle diverse competizioni elettorali, con conseguenze anche prevedibili per quel che concerne la rappresentatività medesima agli eletti nelle primarie di questo tipo.

Come si vede, il rapporto tra primarie e partito è un rapporto molto complesso e molto fluido, sì che occorrerebbe un insieme di discipline normative, legislative e di partito, per regolare un istituto in termini istituzionalmente necessari. Per quel che concerne il rapporto tra primarie e popolo, occorre in fondo capire se – come taluni affermano – si stia sostanzialmente passando da un modello di democrazia (che vede nel rapporto tra partiti e popolo un punto di equilibrio fondamentale di ordine costituzionale, che può certamente essere rivisto ma non sostanzialmente rovesciato), ad una ipotesi di ordinamento politico basato esclusivamente sul popolo, che pertanto diventerebbe in tal caso il soggetto unico del sistema democratico ipotizzato. Al pari del dibattito che si è svolto in riferimento al voto di preferenza nelle elezioni politiche nazionali, quello suscitato dalle primarie che si sono svolte o che si svolgeranno, senza alcuna definizione di regole, si tratta dunque della idea stessa di democrazia che si ha: gli eletti sono ancora chiamati a rappresentare in qualche modo il territorio nel quale sono eletti, o no?

Questo è il problema che è stato posto in riferimento alla legge elettorale nazionale in vigore, che esclude qualsiasi rapporto tra territorio ed eletti al parlamento nazionale.

Quanto al dibattito suscitato dalle primarie, occorre pertanto capire se si intende costruire un nuovo equilibrio tra partiti e popolo, facendo delle primarie uno strumento utile di raccordo, o se si intende anche un rovesciamento del rapporto medesimo. Questo appare, pertanto, il perno fondamentale di qualunque riforma costituzionale, ed è per queste ragioni che il dibattito sulle primarie che si sta svolgendo in questi giorni deve essere posto a fondamento di ogni riforma costituzionale concernente il sistema politico nel suo insieme.

Di Francesco D’Onofrio tratto da Liberal del 3 febbraio 2010

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