Decreto Tv: Rao, dai relatori ben 31 condizioni

2010-02-04T19:22:00
Roma, 04 FEB (Velino) – “C’e’ stato un evidente tentativo di varare una riforma di sistema al di fuori delle aule parlamentari. Questa forzatura e’ un dato negativo. Il Parlamento e’ stato interessato solo per un parere peraltro non vincolante, di due commissioni. Nonostante cio’ l’Udc, che ha presentato insieme agli altri gruppi di opposizione, una proposta di parere alternativo, si era dichiarata disponibile a valutare i diversi aspetti di criticita’, con pragmatismo e senza chiusura alcuna”. Lo dichiara in una nota Roberto Rao capogruppo Udc in commissione di vigilanza Rai.
“Se c’e’ stato spazio per porre ben 31 condizioni da parte degli stessi relatori di maggioranza – prosegue Rao – vuol dire che in aula, alla Camera e al Senato, su temi cosi’ diversi ed importanti come internet, accesso dei minori, concorrenza fra soggetti televisivi, produzioni, rapporto con le autorita’ italiane e con l’Unione Europea, si sarebbe potuto e dovuto dare un contributo essenziale e vincolante, dall’esito peraltro non scontato perche’ su alcune di queste trentuno condizioni e su eventuali altre che sarebbero state individuate nel corso di un dibattito piu’ ampio ed articolato, e’ probabile che si sarebbe registrato un voto unanime dell’aula. Rinnoviamo pertanto l’invito alla maggioranza a non aver paura del Parlamento, in quanto luogo dove si migliorano le leggi, perfino in materia di giustizia, figuriamoci su altre materie. E’ evidente pero’ che questo e’ possibile solo quando non ci sono paure, pregiudizi o volonta’ di raggiungere obiettivi diversi da quelli oggetto dei provvedimenti. Le audizioni svolte sul decreto Tv, disposte dai presidenti delle due commissioni parlamentari, hanno comunque determinato effetti positivi e siamo soddisfatti che sia stato accolto l’invito delle opposizioni ad approfondire una materia cosi’ complessa. Resta comunque la generale consapevolezza, che si tratta di una vera e propria riforma di sistema che incide su settori ed assetti nevralgici nel campo delle comunicazioni e dei nuovi strumenti tecnologici, una riforma di ampia portata che eccede vistosamente la delega stessa e rischia in alcune parti non solo di essere estranea per materia rispetto la direttiva comunitaria cui dovrebbe dare attuazione, ma addirittura di confliggere con essa.

 










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