Intervento dell’On. Mario Tassone sulla discussione del ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative

2010-02-22T15:51:00
 

Discussione del disegno di legge: S. 1955 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (Approvato dal Senato) (A.C. 3210)

Signor Presidente, certamente non entro nel merito e, quindi, non desidero assolutamente commentare quella parte della relazione del collega Polledri, ma svolgerò alcune valutazioni successivamente. Non credo che questi siano aspetti talmente forti e stringenti rispetto a tutta una problematica che noi abbiamo in questo particolare momento. Più sottolineiamo alcuni passaggi fatti dalla Lega contemporaneamente, più mettiamo sotto i riflettori delle posizioni differenziate. Svolgiamo una considerazione generale che riguarda le istituzioni e il nostro Paese e, se noi ci proiettiamo in questa dimensione, forse raggiungeremo qualche obiettivo e qualche risultato apprezzabile. Signor Presidente, invece debbo elogiare i due relatori, l’onorevole Stracquadanio e l’onorevole Polledri, proprio per il coraggio che essi hanno avuto e di cui hanno dato ampia dimostrazione sia durante i lavori della Commissione, sia questa mattina. Hanno difeso, infatti, questo provvedimento senza poi nemmeno entrare molto negli argomenti e nei temi. Hanno fatto una lunghissima esposizione e coraggiosamente hanno sostanzialmente difeso l’impianto del disegno di legge di conversione del decreto-legge licenziato dal Senato, mi sembra, il 10 febbraio di quest’anno. 
Difendere non è facile. Poco fa mi chiedevo, signor Presidente, perché il Governo avesse mandato come suo rappresentante proprio il sottosegretario alla difesa. Forse perché c’è bisogno di una concentrazione di volontà e di slanci fideistici per difendere un provvedimento di questo genere. E anche i riferimenti contenuti nel provvedimento in esame, per quanto riguarda la difesa e il personale, non credo possano spiegare il perché vi sia il sottosegretario per la difesa. Conosco l’onorevole Cossiga per esperienze pregresse, anche la sua famiglia, e so che per carattere non usano molto in politica il motto «obbedir tacendo»: tale motto si usa in alcuni reparti delle Forze armate, in alcune istituzioni di esse, ma non nella vita parlamentare. 

Sul provvedimento abbiamo delle considerazioni da svolgere, con molta attenzione. Intanto ogni volta che vi è stato un decreto-legge, generalmente detto «milleproroghe» (questo invece reca una dicitura molto più complessa, «recante proroga dei termini previsti da disposizioni legislative», quindi una dicitura complessa perché generica), noi abbiamo affermato che esso doveva essere quanto meno rivisto. Non è un buon metodo per fare legislazione, non so se ce ne rendiamo conto! Non è un buon metodo, perché impone continuamente delle pigrizie nei lavori parlamentari, e ridimensiona sempre di più il ruolo del Parlamento.

 Non credo di avere qualche lamentela da avanzare nei confronti della conduzione della I Commissione, né della V Commissione. Però abbiamo affrontato il provvedimento frettolosamente, perché questi erano i tempi che ci aveva assegnato la Conferenza dei presidenti di gruppo, presidente Donato Bruno.

 Ed è allora un modo di legiferare che mortifica il ruolo Parlamento e dei parlamentari; anche perché, surrettiziamente, con la scusa delle proroghe, si approvano delle norme e si regolano delle materie che dovrebbero essere oggetto di valutazione, e soprattutto di esame sui piani normativo e legislativo. 
A meno che noi, signor Presidente (e questo è un problema importante), quando approviamo le leggi, non stabiliamo che poi eventuali proroghe sono affidate all’attività amministrativa a determinate condizioni; oppure alcune materie non le normiamo affatto: le conduciamo a livello semplicemente regolamentare.

Tali provvedimenti contraddicono poi il Regolamento della Camera. Qualche anno fa abbiamo costituito il Comitato per la legislazione, per rendere intelligibili le leggi, per rendere serie le norme; ed ora abbiamo invece un provvedimento che sul piano della chiarezza è veramente n affronto, ed una violazione dello spirito con cui il Parlamento a suo tempo riformò il proprio Regolamento. 
Vorrei chiedere ai relatori, che ci hanno abbandonato, vorrei chiedere: onorevole Stracquadanio, sarebbe possibile spiegare che cosa significano alcune norme? Continui riferimenti ad altre norme: «se prorogata secondo la legge», «il comma 3», «il comma 4». E il cittadino? Ma le leggi le facciamo per i cittadini, o le facciamo soltanto per gli addetti ai lavori? E quando gli addetti ai lavori sono pochissimi, non sono neanche tutti i parlamentari, perché si tratta di sedi e percorsi sdrucciolevoli. È quindi un camuffamento, una manovra di carattere contabile camuffata in termini forti attraverso un tipo di allegato e di provvedimento, che stiamo esaminando in questo particolare momento. 
Perché allora questo minuetto? Vorrei dirlo anche al PD: perché ci iscriviamo in tanti nella discussione sulle linee generali?

Che cosa si aspetta, c’è una trattativa in corso per cui ci siamo iscritti in tanti alla discussione sulle linee generali? O si affronta il problema vero della legislazione o vi è una merce di scambio che si deve aspettare. Evidentemente allora, quando non vi sono i tempi per la discussione sono percorribili due strade: quella di votare contro il provvedimento o quella di dire di fatto e sostanzialmente «sì» attraverso l’ottenimento di un certo qualcosa.

 Si parla dell’editoria e del finanziamento dei giornali: va bene, ma se è allo studio un tale provvedimento sull’editoria, siamo poi tutti d’accordo? Io ho i miei dubbi, signor Presidente. 
Se il lunedì mattina siamo qui per discutere di questi argomenti ne dobbiamo discutere seriamente e dire un «no» senza condizioni, così possiamo chiedere quello che vogliamo. Non credo dunque che questo sia un modo ed un percorso giusto e dignitoso di fronte ad un provvedimento che, come dicevamo, affronta problemi e temi attraverso delle proroghe, ma che certamente lascia in ombra e in una situazione di grande equivoco e di grande precarietà razionale molti argomenti e molti temi. 
Vorrei anche dire al sottosegretario Cossiga che con il «milleproroghe» si affrontano alcune questioni relative al personale. Da molti anni non seguo più le attività della Commissione difesa, però sono ancora legato a questo mondo.

Prima di stabilire proroghe riguardo al personale della polizia o dell’Arma dei carabinieri (si veda, ad esempio, il problema dei sergenti), queste proroghe andrebbero decise adducendo una motivazione: perché si fanno queste proroghe, perché non si è riusciti ad agire in tempo? I relatori sanno perché queste proroghe vengono fatte o quali risultati si sono raggiunti con la legge ed entro i termini previsti, se poi occorre invece prorogarli? Altrimenti non ci siamo, signor Presidente, come per le tante altre vicende che mi ero appuntato, non soltanto quelle riguardanti i militari ma anche quelle concernenti tutta la politica aeroportuale.

 Si rivedono le concessioni, ad esempio…chiedo scusa, ma c’è il collega Giachetti che un po’ completa i miei discorsi e mi fa eco, per cui se potesse parlare in modo un po’ più discreto…

Forse egli è interessato a qualcos’altro ma purtroppo a me disturba, quindi chiedo scusa all’onorevole Giachetti, che è anche un caro collega ed un caro amico, ma siccome è delegato d’Aula deve rispettare l’Assemblea anche e soprattutto lui.

 Signor Presidente, voglio capire perché esiste il problema delle concessioni aeroportuali. Vengono prorogati i termini e la conclusione di alcuni procedimenti di rilascio dei quali si chiede la proroga: se ne può discutere o no?

Voi non lo avete detto, signori relatori, avete fatto il vostro dovere fermandovi ai numeri ed ai collegamenti; ma ogni Pag. materia è un argomento, è un tema che presuppone una valutazione mentre qui per fede e per decreto-legge si proroga e si va avanti: ciò è veramente drammatico! 
Per quanto riguarda poi anche tutta la politica delle infrastrutture e dell’aggiudicazione degli appalti, certo vi sono misure importanti – che condivido – relative alle capitanerie di porto o ai carabinieri: sono tutte questioni importanti e fondamentali, ma tali materie avrebbero avuto bisogno di una valutazione a sé stante. Per quanto riguarda il porto di Gioia Tauro, si dice che bisogna prorogare la durata in carica del commissario delegato per la gestione del piano di sviluppo per il porto di Gioia Tauro. Al di là del persona, che stimo, voglio capire questa figura che cosa ha portato? Quali sono i problemi che ha avuto il commissario delegato? Quali sono i problemi del porto di Gioia Tauro? Vi sono moltissimi problemi, dalla criminalità organizzata, alle carenze che si manifestano in questo momento con la disoccupazione, dai problemi occupazionali, ai monopoli di coloro che gestiscono il carico e scarico delle merci del porto di Gioia Tauro, per finire al vero padrone che è – lo ripeto – la criminalità organizzata. Considerato tutto ciò, noi affrontiamo il problema del porto di Gioia Tauro attraverso la proroga dei termini di un commissario delegato per il piano di sviluppo? Questa veramente è un’assurdità. Si possono fare tutte le trattative che si vuole, ma questi sono fatti assurdi che non possiamo certamente accettare, perché parliamo, e ci riempiamo la bocca, di preoccupazioni per la mia regione, la Calabria, e poi trattiamo questa materia come un fatto burocratico, di gestione amministrativa, di proroga di termini: un mese in più, due mesi in meno. Ritengo che questi siano aspetti che devono essere evidenziati e sottolineati.

Il problema dell’ENAV è certamente importante e fondamentale, perché sta svolgendo un ruolo forte e credo che avrebbe bisogno di sempre più attenzione, ma esiste anche il problema delle autorità portuali. Anche questa materia viene trattata soltanto attraverso un adeguamento delle tasse sui diritti marittimi in relazione al tasso d’inflazione e, poi, per l’anno 2010 e 2011, si consente all’autorità portuale di ridurre la tassa di ancoraggio e la tassa portuale. Va benissimo, ma questi argomenti riguardano tutta la politica della portualità, e allora rivediamo tutta la legge in materia (credo che al Senato stiano lavorando per la rivisitazione della legge n. 84 del 1994). Ritengo che questo sia il dato molto forte su cui dovremmo concentrare la nostra attenzione. 
Signor Presidente, vi è anche il problema del personale di bordo navigante. Sembra che questi argomenti e questi temi rappresentino semplicemente un aspetto, un segmento, da trattare per legge ponendo un termine, ma non ci domandiamo perché abbiamo bisogno di una proroga. Perché vi è bisogno di una proroga allo scudo fiscale? Onorevole Polledri, lei ha trattato questa materia – l’ho ascoltata – con un animus da difensore, e non della patria (anche perché, sono d’accordo con Giachetti, ci domandiamo quale sia la vostra patria, che non è oggetto di proroga; istituiremo un comitato e andremo alla ricerca).

Era una battuta, comunque l’abbiamo fatto tutti, e alcune esperienze nel mondo militare le abbiamo avute. Ritengo che anche questo problema dello scudo fiscale non vada trattato così. Vi è un dibattito in questo momento molto feroce tra il Governatore della Banca d’Italia e il Governo, almeno con il Ministro Calderoli (non so se il Ministro parli anche per conto del Ministro dell’economia e delle finanze competente per materia). Sugli introiti, tra le stime del Governatore della Banca d’Italia e quelle esposte da qualche esponente autorevolissimo di questo Governo, vi è uno scarto di 60 miliardi di euro circa.

Sono 94-95 o 34-35 miliardi di euro? Non lo sappiamo, come se questo fosse lasciato al confronto, anzi al «minuetto», tra il Governo il Governatore della Banca d’Italia. In altra occasione, nella cosiddetta prima Repubblica, questo tipo di scostamento di cifre, di valutazioni, avrebbe creato qualche fibrillazione in più, un coinvolgimento forte del Parlamento, mentre invece oggi la Camera per la prima volta deve affrontare in due giorni questo argomento contenuto nel decreto-legge milleproroghe liquidandolo così. Non so se sia una fatto positivo o meno. Chi ha ragione Fazio o Roberto Calderoli?

Ha ragione Draghi o Roberto Calderoli? Chiedo scusa, ho sbagliato nome ma forse chi presiede questa Assemblea sa perché molte volte mi sbaglio anche sui nomi e in merito a valutazioni fatte nel passato. Chi sbaglia, Draghi o il Ministro Calderoli? È ininfluente saperlo? Per quanto riguarda l’errore appena fatto credo che Fazio sia eguale a Draghi, perché le vecchie polemiche con il Governo cominciarono con Fazio. Allora, ecco perché mi sbaglio. Non si tratta tanto di un errore quanto di una storia che si ripete per quanto riguarda la Banca d’Italia: si tratta di un potere a parte, un’area a parte svincolata dal controllo del Governo.

Noi pensiamo di risolvere i problemi con i piccoli tranelli contenuti anche in questo provvedimento d’urgenza. Signor Presidente, è questo il dato. Non mi soffermo su tutte le altre proroghe, sulla scuola, sull’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario. Tutto questo è oggetto soltanto di proroghe? Non abbiamo nulla da dire sulla ricerca, sull’Istituto superiore della sanità (che certamente sta facendo un buon lavoro)? Non occorre capire il ruolo di questo Istituto o del Ministero della salute, rispetto alle competenze primarie che hanno le regioni in materia di sanità? Tutto questo non viene fatto rientrare nella competenza di riferimento del Parlamento, eppure riguarda un confronto molto forte e molto stringente.

Parliamo ancora dello scudo fiscale per il rientro dei capitali. Noi abbiamo detto che non c’è rintracciabilità, manca la possibilità di denuncia. Infatti ci hanno spiegato che se dovessimo fare l’identificazione ovviamente non rientrerebbe nulla. Ma così da un lato rischiamo di avere ovattato una serie di reati commessi dalle organizzazioni criminali, reati consumati nel nostro Paese, dall’altro non abbiamo nemmeno risultati apprezzabili (se è vero quello che afferma Draghi). Il problema della criminalità organizzata non può essere considerato solo in determinate occasioni o in certe circostanze: o c’è o non c’è. Questo aspetto è stato rilevato, quando abbiamo approvato lo scudo fiscale, per quanto riguarda l’evasione e il rientro dei capitali trasferiti all’estero. 
Non importa capire che forse ci sono diverse valutazioni da parte di Draghi e Calderoli, una volta calcolato l’ammontare dei capitali rientrati dalle banche svizzere. Questo è un altro dato, ma c’è e rimane anche questo aspetto. Il Governo si era impegnato – signor sottosegretario – ad essere attento alla materia della lotta alla criminalità e a dare informazioni e elementi utili per una riflessione agli organismi del Parlamento nel suo complesso (come le Commissioni bicamerali, nonché le Aule di Montecitorio e – visto che vige un bicameralismo perfetto – di Palazzo Madama). In conclusione di questo mio intervento, mi chiedo cosa dobbiamo fare. C’è oggi – lo dicevo all’inizio e non per fare polemica con nessuno – una sfilza di colleghi che sono iscritti per intervenire in sede di discussione sulle linee generali. Che facciamo noi come onorevoli parlamentari? Noi abbiamo avuto una fretta incredibile in Commissione dove io ho avuto qualche perplessità forte, non addomesticata ma forte, come anche gli altri, per carità. Vi sono convincimenti forti e altri che sono meno convinti, ma non tutti possono ragionare con lo stesso cervello e ognuno porta avanti il suo contributo. Cosa facciamo: andiamo avanti tutta la giornata e tutta la nottata? Infatti dal momento che siamo entrati nella discussione sulle linee generali, vogliamo sapere qual è il prezzo della trattativa. Vogliamo saperlo, perché non lo sappiamo, non lo so.

Quando i colleghi che si sono iscritti si ritireranno bisogna capire perché lo faranno. La maggioranza o è maggioranza o non lo è, amici del PdL. O si fa politica o non si fa politica. O si è su una certa proiezione oppure, mentre Cossiga è il sottosegretario alla difesa per le istituzioni, voi difenderete semplicemente un piccolo spazio, senza dignità e senza storia. Iniziamo a discutere. Riprendiamo dunque un discorso di carattere generale e quanto non abbiamo fatto in Commissione, presidente Bruno, facciamolo qui in Aula. Facciamo il dibattito in Aula.

Se vi è stata imposta fretta dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, utilizziamo questo tempo e iniziamo, dunque, a stabilire e a parlare dell’articolo 2, dell’articolo 3, dell’articolo 4, dell’articolo 5 con tutti i problemi che ci sono, anche quelli dell’INAIL, tutti i problemi contenuti in questo provvedimento. Questo, signor Presidente, è un problema che riguarda la Presidenza dell’Aula. Certo che bisogna discutere e io credo che si possa discutere su una proroga di termini contenuta nel decreto-legge. Se discutiamo questo, allora io voglio discutere della vicenda di Gioia Tauro. Voglio discutere sullo scudo fiscale. Voglio ovviamente discutere della vicenda della sospensione dei tributi per quanto riguarda L’Aquila e tutti i problemi de L’Aquila che ancora non sono stati affrontati e non sono stati risolti, perché a L’Aquila vi sono anche movimenti e manifestazioni molto forti.

Riapriamo il discorso che ci impone di stare qui qualche giorno a discutere di qualche provvedimento. Chiediamo al Governo come ci si pone di fronte a tali questioni e, forse, se è il caso di andare avanti con questa procedura e questo meccanismo. Ma una cosa voglio dirla: questo Governo per la prima volta ha un Ministero e un Ministro – perché dipende dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – che si interessa di semplificazione. Il provvedimento in esame è l’immagine della negazione della semplificazione legislativa e questo non è un fatto ininfluente o un fatto da poco, non è un fatto minimale. Queste norme non sono spiegate, questi riferimenti, questo decreto-legge – lo dicevo poc’anzi – non è leggibile in alcun modo e certamente grida vendetta per avere un qualche apprezzabile interesse.

Ma come si fa a scrivere, ad esempio, tanto per usare qualche riferimento concreto, all’articolo 5 (Proroga di termini in materia di infrastrutture e trasporti), al comma 4: All’articolo 29, comma 1-quinquiesdecies, lettera a), del decreto-legge 30 dicembre 2008, numero 207, convertito con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: «31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «30 aprile 2010»; o al comma 2: all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117…e via dicendo?

Sto per concludere signor Presidente, sono finiti subito questi 30 minuti, ovviamente la ringrazio per il richiamo sempre affettuoso e sempre sollecito da parte sua. Vorrei chiedere ai signori relatori, in fase di replica, un loro parere sulla leggibilità del provvedimento in esame ed anche al collega rappresentante del Governo, che stimo, come ho detto già prima. Forse lo saprà il presidente Donato Bruno, perché ovviamente è stato sempre introdotto ai misteri elusivi (ovviamente lui sì, ma noi no). Perciò, signor Presidente, questo è veramente un affronto al Parlamento, alla semplificazione, ma peggio ancora ai cittadini, che sono i destinatari di tutto ciò. Sono norme camuffate, che non fanno onore all’intelligenza di nessuno e non fanno onore e non danno dignità alle istituzioni parlamentari.

 

Discussione del ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative.pdf








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