Sciopero immigrati: D’Onofrio, tra convenienze e diseguaglianze

2010-03-01T16:42:00

“Si è in presenza di una iniziativa culturale di grande rilievo perché si può ritenere che questo movimento del primo marzo finirà con l’assumere un significato simbolico, come è avvenuto in passato per il primo maggio in riferimento al lavoro e per l’8 marzo in riferimento alle donne. Siamo infatti in presenza di un insieme di manifestazioni che con orgoglio e forse con rabbia tendono a dimostrare che ormai la presenza di molti immigrati – regolari o meno che siano – costituisce un aspetto essenziale della vita quotidiana, familiare ed imprenditoriale, di molti di noi”.

Lo dichiara il prof. Francesco D’Onofrio, componente della Costituente di Centro dell’Udc, in riferimento alle manifestazioni che sull’esempio francese si svolgono oggi in Italia, in Grecia ed in Spagna, ad iniziativa del movimento degli immigrati in giallo che si riconoscono nello slogan unico “una giornata senza di noi.

“Occorre cogliere – aggiunge D’Onofrio – gli elementi comuni di chi manifesta oggi perché si deve ammettere che si è significativamente in presenza di persone e non solo emblematicamente di immigrati: questa constatazione deve essere pertanto posta alla base delle scelte che una qualunque politica dell’immigrazione deve compiere se vuole essere cristianamente ispirata nei fatti e non solo a parole”.

“Si tratta – prosegue D’Onofrio – di una sfida che questo movimento pone per il significato stesso della parola eguaglianza: i nuovi immigrati infatti provengono ormai prevalentemente da continenti lontani e da paesi che burocraticamente li fanno chiamare extracomunitari”.

“Questo primo marzo – conclude- va dunque considerato per quel che esso significa: occorre che la politica sappia muoversi tra convenienze antiche e diseguaglianze nuove”.

 










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