La Lega Nord e la Chiesa cattolica: storia di un rapporto strumentale

2010-03-05T19:02:00

“Esistono motivi per ritenere che l’attenzione dedicata dalla Lega alla religione cattolica non sia genuina né disinteressata, ma espressione di una debolezza che appare invincibile a più livelli. È la Lega stessa che, non troppi anni fa, incitava “i popoli del Nord” al protestantesimo contro la Chiesa di Roma e al panteismo”. L’articolo a firma di Flavio Felice e Paolo Asolan del Centro Studi Tocqueville-Acton sulle colonne de ‘Il Riformista’ di oggi.

Esistono motivi per ritenere che l’attenzione dedicata dalla Lega alla religione cattolica non sia genuina né disinteressata, ma espressione di una debolezza che appare invincibile a più livelli. È la Lega stessa che, non troppi anni fa, incitava “i popoli del Nord” al protestantesimo contro la Chiesa di Roma e al panteismo (contro «il Dio che ci raccontano a catechismo»: Umberto Bossi con Daniele Vimercati, “Vento del Nord”, Milano 1992). Massimo Introvigne in due saggi scritti qualche anno fa aveva previsto il passaggio avvenuto nella Lega dal sospetto verso il ruolo pubblico e sociale della religione alla politica religiosa.

Una prima verifica della cattolicità della Lega potrebbe consistere nel comparare le posizioni espresse dagli esponenti della Lega circa i temi sociali, politici o culturali, con il dettato di fede e di ragione del “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa”. Vi osta la mancata teorizzazione esplicita di tutti quegli elementi che prevengono gli obiettivi da raggiungere con gli strumenti della politica: chi è l’uomo, in che rapporto sta con gli altri uomini, il senso del lavoro e della proprietà, la destinazione ultima della vita umana, il significato dell’unione uomo-donna, dell’educazione, il rapporto verità/libertà…

In questo senso, esistono delle analogie inquietanti non solo per quel che riguarda l’armamentario delle camicie colorate, del sole preso a simbolo, dei riferimenti mitologici, del culto della personalità del capo carismatico, ma anche per ciò che fu la spinta iniziale del movimento fascista: l’idea dell’azione.  

Nonostante Bottai e Gentile, è innegabile che l’elaborazione di una dottrina politica fascista sia stata consecutiva all’agire concreto, che invece si presentò come il dato primo. All’interno di tale “attivismo”, i filosofi organici formularono successivamente l’antropologia, la dottrina dello Stato, il modello educativo, il rapporto con la religione cattolica. Non poteva che essere così: tra teoria e prassi corre un rapporto di reciprocità.

Le posizioni teoriche della Lega sono mutate e variano a seconda che l’agire concreto apra di volta in volta campi di azione nuovi, per i quali occorrano nuovi strumenti di lotta politica e una più complessa interpretazione del reale. Ne consegue, perciò, l’impressione di un uso strumentale e disinvolto della religione cattolica: religio instrumentum regni. Ne è esempio la questione dell’islam: poiché ci si trova qui di fronte non soltanto a un’unica nazionalità straniera alla quale contrapporsi, e non solo a una diversa regione italiana di provenienza da disprezzare, ma a una religione, urge una religione da contrapporre, che abbia però – e questa è la novità rispetto al panteismo primordiale di Bossi – un corpus organico di dottrina, culto e morale, e che dunque possa reggere l’urto che viceversa una religione soggettiva o privatistica non può certo sperare di sostenere.

Tale uso strumentale è anche giocoforza parziale, perché quel che interessa alla Lega non pare essere la totalità del cristianesimo o della Dottrina sociale della Chiesa, né tantomeno l’adesione alla persona di Gesù Cristo, Figlio di Dio: ma soltanto alcuni elementi che – sedimentatisi, o comunque presenti, nell’ethos collettivo dei suoi elettori – intercettano consenso e voto popolare. Tale consenso non riguarda, prevedibilmente, aspetti esigenti della fede cristiana o l’unità anima/corpo presupposta dal cristianesimo.

In questo senso, la forma della fede “protestante” che seleziona secondo una libera interpretazione ciò che vale la pena credere senza sottostare necessariamente a un unico magistero vincolante o a una dottrina morale condivisa, pare effettivamente corrispondere al tipo di rapporto intrattenuto con la religione sostenuto dal movimento leghista. In questi senso la Lega non è affatto “cattolica”, né pare difendere la forma cattolica della fede.

Il modello di rapporto religione/politica inseguito dalla Lega è più un adattamento di vecchi schemi che la proposta di un modello nuovo, effettivamente congruente con le sfide e la congiuntura attuale, elaborato considerando elementi di novità (globalizzazione, flussi migratori, emergenza di nuovi paesi leader come la Cina o l’India, crollo delle ideologie, crisi delle religioni di Chiesa, diffusa insufficienza educativa) sconosciuti fino a quarant’anni fa.

Nell’immediato l’adattamento produce innegabili risultati, ma presenterà il conto sul lungo periodo, rivelandosi incapace di progettare e di governare davvero una società dove i vecchi schemi risulteranno magari non cattivi, ma inservibili. Infine, proprio perché è azione prima che teoria e/o ideologia, la Lega riesce meglio nell’agire tipico dell’amministrazione locale, dove l’azione può essere implementata direttamente e non soltanto pianificata o progettata secondo indirizzi generali (come deve fare un governo nazionale o europeo).

Questo radicamento territoriale appare talora figlio di un’infiltrazione nella rete delle parrocchie: tutti (o quasi) gli amministratori leghisti partecipano alle sagre o ne creano di secolarizzate, venerano il patrono e la storia locali, finanziano restauri delle chiese e dei musei di arte sacra, chiedono la benedizione della scuola o dell’ufficio comunale da inaugurare al parroco o al vescovo. Spesso offrendo gratuito sostegno logistico e coinvolgendo nelle proprie attività la gente delle parrocchie, la Lega svuota da dentro la struttura organizzativa e capillare della Chiesa, affiancandosi fino a sostituirsi ad essa in quanto struttura creatrice di simboli e di appartenenza.

Ma non sarà che tanta passione per il Crocifisso e per il presepio fanno lo stesso gioco: usando preoccupazioni, parole e argomenti affini a quelli cristiani, la Lega vuole in realtà allontanare il popolo dalla Chiesa? Tale modesta riflessione sulla questione politica settentrionale a margine della pretesa egemonia culturale leghista invita tutti a interrogarci sul rinnovato problema politico dei cattolici, che va ben oltre la questione delle alleanze alle prossime elezioni regionali, ma investe la capacità del variegato mondo cattolico di rappresentare un fermento vivo nella società civile, promuovendo una cultura della vita, della libertà e della solidarietà.










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