Intervento del Sen. Gianpiero D’Alia sul legittimo impedimento

2010-03-10T10:23:00
Signor Presidente, colleghi senatori, lo scorso ottobre, la Corte costituzionale – come è noto – ha dichiarato illegittimo il cosiddetto lodo Alfano, come peraltro in precedenza aveva già fatto con il cosiddetto lodo Schifani sulla sospensione dei processi a carico delle alte cariche dello Stato. Da quel momento l’agenda politica è stata dettata dalle discussioni in materia di giustizia, con la presentazione o la velocizzazione nel calendario dei lavori parlamentari di una serie di proposte per molti aspetti criticabili, come la riforma delle intercettazioni, il processo breve, gli interventi sulla funzionalità del sistema giudiziario, la riforma del processo penale.

Questo modo di fare, cari colleghi (interventi immediati, piegati alle individuali esigenze del Premier, non ragionati e non condivisi in una materia nella quale la condivisione delle scelte e la discussione deve essere fondamentale) ha in sé un’altissima probabilità di cagionare danni rilevanti al nostro sistema giudiziario e di affossarlo definitivamente, mentre, al contrario, esso meriterebbe un ampio e illuminato intervento riformatore.

Per impedire la prosecuzione di quest’attività demolitrice del sistema, l’Unione di Centro si era fatta promotrice alla Camera dei deputati di un’iniziativa, per così dire, di pacificazione, ossia di una norma che regolasse temporaneamente, per il tempo necessario ad aggiornare le regole costituzionali in materia, il rapporto tra il Presidente del Consiglio e la magistratura. Questa è infatti la vera causa che ha bloccato l’attività parlamentare e l’intera azione di Governo nelle secche della questione giustizia, utilizzata spesso senza reale volontà di miglioramento del sistema ma come grimaldello per coprire ogni sorta di nefandezza. Come ebbe ad affermare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, scrivendo nel 2008 al CSM e alla magistratura, è intercorsa una stagione in cui il potere giudiziario ha talora invaso l’autonomia della politica e viceversa; è forse giunto il momento di iniziare una nuova stagione, quella appunto dell’equilibrio. Noi siamo grati al Capo dello Stato per il difficile lavoro che è chiamato a fare e siamo a lui grati sempre, indipendentemente dal vantaggio politico che le sue decisioni possano determinare.

Lo vogliamo dire al Popolo della Libertà, che deve mostrare maggior rispetto nei confronti di Giorgio Napolitano, perché ha sempre guidato – sempre guidato – con equilibrio le nostre istituzioni repubblicane, spesse volte martellate dalla insensatezza e dalla insensibilità giuridica e istituzionale di troppi.

Lo vogliamo dire all’Italia dei Valori, che spesso ha mostrato e mostra irresponsabile disprezzo per la funzione di garante dell’unità nazionale che il Presidente della Repubblica svolge. Per la verità, la cultura giuridica dell’Italia dei Valori è speculare a quella del Popolo della Libertà, sono due facce populiste e antigiuridiche della stessa medaglia.

L’Italia ha bisogno di meglio, di equilibrio e di efficiente moderazione. Un equilibrio che non può trasformarsi in equilibrismo e non può più fondarsi, ovviamente, sul recupero dell’istituto dell’immunità parlamentare, ma che può, nel solco dell’insegnamento e delle indicazioni che provengono dalla Corte costituzionale, essere fondato anche su sistemi di tutela temporanea e funzionale dell’attività di governo e di alta amministrazione del Presidente del Consiglio.

L’iniziativa dell’Unione di Centro è stata dunque per il bene del Paese e finalizzata a far finalmente riprendere senza vincoli l’attività politica e parlamentare sugli urgenti temi sociali e economici ed anche sui temi della giustizia, ma senza più l’alibi delle urgenze processuali del Presidente del Consiglio dei ministri; una proposta tecnicamente corretta e che non fosse oggetto di abusive estensioni. In realtà, e come al solito, cari colleghi della maggioranza, vi siete allargati, abusando della disponibilità di una parte dell’opposizione che pensa che il conflitto tra politica e magistratura debba essere superato e non utilizzato come una clava in danno del Paese.

Noi volevamo una norma che consentisse solo al Premier di anteporre temporaneamente alle esigenze della giustizia quelle del Paese e voi la avete estesa ai Ministri; e volevate pure, secondo la nota locuzione latina melius abundare quam deficere, estenderla ai Vice Ministri ed ai Sottosegretari. Noi volevamo che il legittimo impedimento, come causa eccezionale di rinvio dei processi, fosse circoscritto obiettivamente ai casi in cui il Presidente del Consiglio è chiamato a svolgere le funzioni che la Costituzione e la legge gli impongono; voi invece lo avete esteso così tanto che basta un’autocertificazione dell’onorevole Berlusconi per rinviare l’udienza per sei mesi e considerare coessenziale alle funzioni presidenziali anche la partecipazione del Capo dell’Esecutivo ad una partita del Milan o a una festa a Palazzo Grazioli.

Un provvedimento così  non ci piaceva e non ci piace; e non è il nostro, caro collega Quagliariello. Nonostante ciò, abbiamo presentato pochi emendamenti, sette, per ricondurlo alla sua giusta ed accettabile formulazione. La risposta del Governo è stata la questione di fiducia, che ha reso impossibile il confronto parlamentare e quindi la discussione delle nostre proposte.

Cari colleghi della maggioranza, voi avete chiuso il dialogo e il confronto. E non è certo l’eccesso di zelo nella fase emendativa, diciamo così, degli altri Gruppi di opposizione ad avervi costretto a sbatterci la porta in faccia, ma l’urgenza di incassare questo modesto risultato e di rifugiarvi in piazza, aumentando il livello dello scontro politico per far dimenticare, soprattutto ai vostri elettori, i clamorosi errori di cui siete responsabili e le drammatiche inefficienze di questi due anni di Governo. Essendo piccolo, come dice la collega Finocchiaro, lungi da me l’idea di difendere i colleghi del Partito Democratico, ma non penso che a loro possa essere imputato di aver fatto ostruzionismo o una vera “opposizione” su questo provvedimento (anche se qualche iniziativa può dare spazio ad alibi della maggioranza), perché, se fosse stato così, avremmo avuto un altro calendario dei lavori. Né potete scambiare per ostruzionismo la presentazione di emendamenti fotocopia, facilmente eliminabili con i poteri che il Regolamento conferisce al Presidente del Senato. In realtà, nessuno ha pensato pretestuosamente di mettervi i bastoni tra le ruote; certamente non noi e devo dire neanche il PD, anche perché siete sempre bravi ed insuperabili a farlo da soli.

Il problema reale è  che la fiducia da voi imposta segna un cambio di passo e di atteggiamento nella discussione sulla giustizia. Avete abbandonato la strada del dialogo e del confronto con le opposizioni, per prendere la solita e dannosa scorciatoia, quella della piazza. La stessa piazza cui impropriamente hanno fatto e continuano a fare ricorso altri Gruppi di opposizione. Per carità: massimo rispetto e considerazione per i cittadini che protestano e che manifestano liberamente – grazie a Dio – il loro pensiero, ma la politica ha altro tipo di responsabilità, sia quella di maggioranza che quella di opposizione. Non può esaurire la propria azione politica, di governo o di opposizione, buttandola sempre in caciara e sequestrando il Paese in un’interminabile rissa su tutto, perché nulla cambi. Noi tutti abbiamo il dovere di dare risposte nelle istituzioni e per conto delle istituzioni che rappresentiamo.

Il ricorso alla piazza è sbagliato, cari colleghi dell’opposizione, perché è  qui in Parlamento che dobbiamo avere la capacità di far emergere, con le nostre proposte, le evidenti ed irreversibili contraddizioni della maggioranza. L’idea di accedere alla tesi del legittimo impedimento nella sua versione casta e pura (diciamo così), se da voi condivisa, avrebbe separato definitivamente il destino del Presidente del Consiglio da quello della sua corte, una parte della quale è obiettivamente indifendibile. Avrebbe consentito di far cadere l’alibi dell’accanimento giudiziario nei confronti del Capo dell’Esecutivo – che c’è stato e c’è – come discriminante della dialettica tra maggioranza ed opposizione, spingendo l’onorevole Berlusconi a confrontarsi sulle cose fatte e, soprattutto, sulle cose non fatte, ad esempio sulla profonda crisi economica del nostro Paese (la più grave dal dopoguerra ad oggi), sulla crescita esponenziale della disoccupazione e sul costante logoramento del nostro sistema produttivo.

Il ricorso alla piazza, signori della maggioranza e del Governo, è la più evidente tra le dichiarazioni di fallimento della vostra azione politica dentro le istituzioni. State sbagliando e continuate a farlo, pensando di recuperare in qualche settimana il rapporto con i vostri elettori, che avete logorato in due anni di false promesse e di bugie. L’apposizione della fiducia, così come la vicenda Di Girolamo e quella delle liste (gestite con ignoranza, improvvisazione, spocchia e prepotenza), dimostra tutta la debolezza della vostra maggioranza ed un lento ma costante processo di logoramento della leadership dell’onorevole Berlusconi.

Questo modo di fare ci costringe ad assistere attoniti, ad esempio, allo spettacolo indecoroso che induce ormai ogni rubagalline preso con le mani nel sacco a dichiararsi prigioniero politico e perseguitato dai giudici; allo spettacolo che rende l’ultimo luogotenente del regno vittima della persecuzione giudiziaria, anziché destinatario di pedate nel sedere da parte dei suoi capi, con tanto di scuse agli elettori, quando non sa presentare le liste per tempo e non rispetta le regole.

A proposito, che fine ha fatto il pacchetto anticorruzione del Governo? Mi sembra che al riguardo il Consiglio dei ministri abbia deliberato solo un comunicato stampa. Non è un bello spettacolo quello che ci state proponendo, colleghi della maggioranza. Esso ci rappresenta un Capo dell’Esecutivo debole e prigioniero dei suoi cortigiani (non tutti al di sopra di ogni sospetto), incapace di parlare il linguaggio della verità, ma costretto dagli eventi e dai disastri provocati dalla sua allegra brigata ad attaccare gli altri e trovare sempre un capro espiatorio su cui scaricare la colpa delle cose non fatte.

In conclusione, abbiamo un Capo dell’Esecutivo vittima dei suoi cavilli legali. Ho personale simpatia per il senatore Longo e per l’onorevole Ghedini, ma proprio per restare alla mia giovane – anche se non più tenera – età, mi sembrano tanto il mago Gargamella e la sua gatta Birba, che tentano di catturare i Puffi con ogni forma di espediente e di trucco, fallendo sempre miseramente. La loro pregevole arte forense, unita alla spocchia e alla prepotenza della maggioranza del gruppo dirigente del Popolo della Libertà, ha reso il Presidente del Consiglio simile al personaggio di Wile E. Coyote, vittima del suo ingegno, che gli procura però, il più delle volte, soltanto un volo nella gola di un canyon.

Non potete continuare su questa strada, perché arrecate danno al Paese a causa del vostro non governo: con il voto di fiducia ci avete messo di fronte alla logica devastante del prendere o lasciare, ma questo ennesimo errore politico e legislativo ve lo lasciamo volentieri ed esprimiamo quindi voto contrario.

 

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