D’Onofrio: Una Costituzione per la globalizzazione

2010-03-17T11:58:00

Identità e cultura di governo devono essere ripensate proprio alla luce del processo di globalizzazione in atto.

Il processo di globalizzazione in atto deve essere valutato anche alla stregua di un istituto – quello delle frontiere – che ha caratterizzato soprattutto in Europa il passaggio dall’Impero agli Stati Nazionali. Tutto il costituzionalismo europeo è stato infatti determinato dall’approdo agli Stati Nazionali caratterizzati appunto da una sostanziale convergenza istituzionale di popolo-territorio e sovranità. Nella costruzione delle diverse teorie che hanno visto proprio nel costituzionalismo un approdo del processo di democratizzazione caratteristico dell’Europa degli ultimi quattro secoli, la convergenza tra popolo, territorio, sovranità ha rappresentato l’elemento unificante della teoria e della prassi delle frontiere nazionali.

Una approfondita analisi dei passaggi storici attraverso i quali si è passati per la definizione dei confini nazionali, dimostra infatti che i confini medesimi hanno di volta in volta cercato di difendere un popolo, un territorio o una sovranità. Il processo di globalizzazione in atto incide proprio su tutti e tre questi elementi ritenuti costituti vi dello Stato nazionale; non si tratta di certo della scomparsa di questi elementi ma di un loro significativo muta mento. Qualora si consideri no queste trasformazioni si può notare, infatti, che si tratta sostanzialmente del tentativo di ridefinizione delle frontiere originarie degli Sta ti nazionali. È come se si stesse passando da una visione sostanzialmente chiusa di questi tre elementi costitutivi dello Stato ad una visione fluida ed aperta (Bauman direbbe “liquida”) degli elementi medesimi. Le frontiere, che ave vano rappresentato una sorta di chiusura di un popolo”nazionale”rispetto all’universo attuale, non riescono più a contenere il fenomeno in atto in base al quale intere popolazioni stanno trasmigrando da una parte all’altra del globo, con conseguenze del tutto evidenti per quel che concerne la stessa identità del popolo originario, fosse essa quella religiosa, quella economica o quella civile in senso lato. Basti riflettere su quel che sta accadendo in riferimento alla immigrazione.

Analoga conseguenza sta avvenendo per quel che concerne il territorio: considerato fino ad ora elemento essenziale dello Stato nazionale, e quindi posto anche a fondamento delle guerre di espansione, che avevano infatti proprio nella dimensione territoriale il proprio fondamento. Basti pensare al passaggio epocale che stiamo vivendo dal concetto plurisecolare di dichiarazione di guerra – tipicamente territoriale – alla situazione attuale del la guerra non dichiarata dal terrorismo internazionale: si consideri a tal riguardo il difficilissimo equilibrio istituzionale tra un territorio anche piccolo per la definizione della identità statuale e la necessità di un territorio ampio per quel che concerne il contrasto al terrorismo internazionale. Qualora infine si rifletta sulla situazione attuale del contesto economico mondiale, si può notare che è seriamente in gioco proprio la sovranità economica statuale: basti pensare a quel che sta succedendo oggi nel rapporto tra la Grecia e l’Unione europea. Da tutti questi punti di vista, pertanto, si nota la crescente insufficienza della cultura originaria delle frontiere nazionali nell’epoca della globalizzazione, anche se questa è soltanto all’inizio.

Da tutti e tre gli elementi costitutivi dello Stato nazionale – popolo, territorio, sovranità – si sta infatti passando alla percezione crescente che queste frontiere sono anche dentro lo Stato nazionale e non prevalentemente fuori di esso, come era nella lunga stagione storica che ha preceduto la globalizzazione. Ne consegue una sorta di mutazione dell’istituto originario delle frontiere: concepito e vissuto, innanzitutto, per separare uno Stato nazionale dall’altro, esse si stanno moltiplicando anche all’interno di ciascuno Stato nazionale medesimo. Non può dunque sorprendere che all’interno dei vecchi Stati nazionali si stiano creando delle formazioni potenzialmente statuali, perché dotate di una specifica identità di popolo, o di una specifica parte del territorio nazionale ora frantumato, o della costituzione di una aspirazione alla globalizzazione soprattutto da parte della finanza. Identità e cultura di governo devono, pertanto, a loro volta essere ripensate proprio alla luce del processo di globalizzazione in atto.

di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 17 marzo

D’Onofrio_Una cosituzione per la globalizzazione.pdf








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