Casini: «Da Silvio promesse vecchie 20 anni. E Bersani impari dal disastro Pd»

2010-03-24T09:17:00
24 MAR – L’intervista pubblicata su ‘QN’ di Pier Ferdinando Casini. Ripete di essere sereno. Rivendica di aver fatto scelte coraggiose, pragmatiche, «sempre per e mai contro». L’opposto, insomma, dell’«opportunismo politico» di cui è accusata l’Udc, alleata a volte con il centrodestra a volte con il centrosinistra, spesso in corsa solitaria. E senza risparmiare critiche né a Berlusconi né a Bersani il leader dei moderati attende il verdetto elettorale.

Presidente Casini, firmerebbe per bissare il 6,5% ottenuto l’anno scorso alle europee?
«Sì, anche se il successo si misurerà non tanto dalla percentuale di voti, ma piuttosto da quanto saremo determinanti per la vittoria nelle singole regioni».

Però il messaggio di una Udc né di qua né di là non è tra i  più semplici da far passare nell’elettorato…
«Spero che gli italiani capiscano che io non miro a ricreare un partito di centro. Ma per accorciare la distanza che c’è tra politici e cittadini, quella che oggi fa temere un astensionismo a 360 gradi, è altrettanto vero che bisogna combattere questo bipolarismo, che sa solo evocare suggestioni senza dare soluzioni».

A chi si riferisce?
«A Bersani, quando va in piazza trainato dall’Idv con l’unico collante dell’antiberlusconismo. A Berlusconi, quando si fa comandare dalla Lega o quando si nasconde dietro alla propaganda, che spaccia per soluzione ai problemi. Vuole qualche esempio?».  

Quali?
«Mi dicono che il premier stia per riproporre l’abolizione del bollo auto. Ha appena rispolverato il presidenzialismo e tutti i giorni invoca la riforma della giustizia. Ma di cosa parliamo? Promesse che tornano fuori da 20 anni e a cui, nei primi 5, ho creduto anch’io. Solo che i fatti non sono arrivati».

Lei attacca il Pdl. E il premier dice che il voto all’Udc è un voto a perdere. Ma voi siete alleati in tre regioni. Come fa la gente a capirvi?
«I candidati appoggiati dall’Udc nelle varie regioni sono stati scelti semplicemente perché i migliori. Abbiamo deciso con chi schierarci sulla base del giudizio (positivo o negativo) dato al lavoro dell’amministrazione uscente, senza guardare al colore politico. E nel 60% dei casi siamo andati da soli. Il voto utile, al contrario di quel che dice Berlusconi, non è quello che serve a se stesso o a me, ma quello che è utile ai cittadini. E poi se il premier a Bologna e a Firenze attacca noi invece che la sinistra, si capisce bene chi teme di più».

Frattini mette le mani avanti: ‘Vigileremo sull’Udc per il rispetto dei programmi elettorali’.
«Sarebbe meglio che pensasse alla politica estera. Sono stanco di sentire questi avvertimenti da chi ci ha prima insultato e poi è venuto a cercarci ovunque per le alleanze. Invece noi abbiamo avuto il coraggio di andare soli per esempio in Veneto e Lombardia dove potevamo ottenere posti di potere».

Anche Formigoni non è molto tenero con l’Udc.
«Evidentemente non è così sicuro di avere quel 90% di consensi che sostiene di avere. Invito a votare Pezzetta, che risponde meglio a requisiti di moralità e trasparenza. Bisogna alzare la guardia sul tasso di eticità in una regione dove c’è chi è stato preso con le mani nel sacco».

Presidente Casini, i vescovi indicano agli elettori di non scegliere candidati pro-aborto come Bonino. Chiedono un voto per il Pdl o per l’Udc?
«Questi moniti vengono strumentalizzati da chi si dichiara paladino dei valori cattolici. Ma il mio partito ha sempre difeso i principi cristiani, nei fatti. E io non ci sto a strumentalizzare il mondo cattolico, ognuno impari a rispondere alla propria coscienza».

Eppure in Piemonte l’Udc sostiene Mercedes Bresso ribattezzata la Zapatero. Nessun imbarazzo?
«Il fondo del quotidiano della Cei, Avvenire, era sulla Bonino».

Che prospettive vede a sinistra?
«Voglio dirlo chiaramente: sono contento che si sia manifestato il fallimento del Pd, con tanti ex democratici che stanno entrando nel nostro partito. Spero che questa lezione serva a Bersani».

C’era una volta il centrodestra a quattro punte (Berlusconi, Fini, Bossi, Casini). Che effetto le ha fatto vedere la piazza con un premier sul palco da solo con il Senatur?
«Questa è una riflessione che dovrebbe fare Fini. Io l’ho già fatta due anni fa. Molti hanno pensato che fossi un superbo, mentre io avevo percepito già allora la deriva populista-leghista che stava prendendo piede».

Teme di più questa “deriva” o quella vendoliana-dipietrista?
«Mi spaventa l’insieme, il fatto che da una parte comandi Di Pietro e dall’altra Bossi».

Anche su questo, è innegabile il suo feeling con Fini.
«Con Gianfranco c’è stato un grande amore politico, tanta amicizia, alcuni momenti di delusione. Ora sono sereno nel dare un giudizio positivo al suo lavoro da presidente della Camera. E’ vero, c’è sintonia. Ma lui sta in un altro partito, con un certo disagio, e io non lo tirerò per la giacca. Spero però che un giorno si possano creare le premesse di una politica che passi attraverso la riconciliazione con il Paese, con i problemi della gente e non votata agli estremismi».

 

 

Casini «Da Silvio promesse vecchie 20 anni. E Bersani impari dal disastro Pd» (QN).pdf








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