D’Onofrio: Presidenzialismo non è populismo

2010-03-24T13:29:00

Ha ormai preso sostanza culturale e politica – e non solo in Italia – il dibattito sul populismo e di conseguenza il suo rapporto con la democrazia, per come questa è stata conosciuta soprattutto sulla base dell’esperienza rivoluzionaria sia americana sia francese. Sembra ormai maturo il tempo perché si possa compiere una grande e rigorosa operazione culturale e storica sul populismo: dalla formale espressione di populismo, sperimentata soprattutto in Russia, al dibattito sulla combinazione di popolarismo e populismo soprattutto in America latina. In tempi più recenti si è proceduto all’analisi del rapporto tra populismo e razzismo, sia alla luce dell’esperienza nazista, sia alla luce dei fenomeni di populismo riscontrati da ultimo in diverse parti del continente europeo. Anche il più recente dibattito italiano sulla eventuale instaurazione di un sistema di governo definito presidenziale, rende evidente che si è in presenza di due proposte radicalmente alternative: presidenzialismo democratico alla statunitense o presidenzialismo populista alla sudamericana?

È di tutta evidenza che l’analisi culturale della democrazia ha conosciuto affermazioni anche molto diverse tra di loro, come può rilevare chiunque si accosti al tema della democrazia allorché si soffermi sull’antico esperimento ateniese, o allorché approfondisce l’analisi dell’esperimento democratico degli ultimi due secoli, nei quali la democrazia è stata soprattutto caratterizzata dall’esperienza americana e dalla rivoluzione francese. È pertanto opportuno affermare in via di principio quali siano le caratteristiche essenziali dell’esperienza democratica alla quale si fa riferimento. Per chi si muove nella logica culturale e politica dell’esperimento democratico degli ultimi due secoli – perché questi sono stati i secoli decisivi per l’affermazione del modello democratico, al quale anche l’esperienza italiana deve fare riferimento – la democrazia è caratterizzata in modo decisivo dal fatto che non esiste alcun potere assoluto: non quello dei partiti; non quello dei diversi ordini professionali; non quello giudiziario; non quello degli elettori. La democrazia – in altri termini – caratterizzata sempre e proprio dalla natura limitata del potere esercitato, a qualunque titolo esso sia esercitato.

Il populismo – al contrario – tende proprio alla assolutizzazione del potere degli elettori, considerati allo stesso tempo fonte unica di legittimazione all’esercizio del potere medesimo e istituzione inidonea a veder limitato il potere degli elettori da qualunque istituzione che non derivi dal popolo medesimo la propria legittimazione ad intervenire.

Si è dunque in presenza di un vero e proprio scontro culturale e politico allorché si pongono a confronto democrazia e populismo: esistono fonti di legittimazione all’esercizio di poteri diverse da quelle esclusivamente elettorali? Allorché il popolo si esprime mediante il voto, sono configurabili limiti all’esercizio del potere medesimo, anche se elettoralmente legittimato? Questo scontro trova particolare rilievo proprio in riferimento al dibattito sul presidenzialismo: si intende proporre un modello di governo nel quale, come nel caso degli Stati Uniti d’America, l’elezione popolare del presidente convive espressamente con altri poteri legittimati, sulla base di principi diversi da quelli dell’elezione popolare, o si intende fare dell’elezione diretta del presidente l’unica autorità istituzionale, legittimata non solo come è naturale a governare sulla base del consenso popolare, ma anche négatrice di qualunque vincolo al potere di governo medesimo, se esso deriva da legittimazioni diverse da quella elettorale?

Ed è del pari di tutta evidenza che il populismo per sua natura non è componibile né con una autentica articolazione territoriale dei poteri di governo – comunali, provinciali o regionali che siano – né con una vera e propria alternanza di governo, perché il populismo per sua natura tende ad escludere la stessa legittimità delle proposte di governo alternative rispetto a quella strettamente intesa in senso populistico. Allorché dunque si dibatte di questioni che appaiono freddamente istituzionali, deve essere chiaro per tutti il fatto che esse attengono all’essenza stessa del modo di essere e di comportarsi dei singoli individui, dei gruppi di individui, delle comunità territoriali.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 24 marzo 2010

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