Casini: “Paese devastato dalle liti, serve una riconciliazione nazionale”

2010-03-25T08:49:00
25 MAR – Pier Ferdinando Casini non ne può più di questa Italia devastata dalle liti, del tutti contro tutti: «Serve una riconciliazione nazionale». Il problema, dice in un’intervista al Messaggero, non è occupare il centro, ma creare un partito che si ponga questo obiettivo. La campagna furiosa di Berlusconi è giudicata un grave errore che «aumenterà l’assenteismo». « Una volta il premier era lieve e simpatico, ora è rabbioso e arrogante». E aggiunge: «Guai ad abbassare il tasso etico di questo Paese». Il leader dell’ Udc vede una similitudine tra il Cavaliere e Sarkozy: troppe promesse non mantenute. E un pericolo grave: che stia cedendo la sovranità a Bossi, che con lui gioca come il gatto col topo. E dopo le elezioni si porrà il problema del rapporto tra i due. Quanto alla polemica sull’intervento del cardinal Bertone, Casini afferma che «i vescovi vanno sempre ascoltati, ma non secondo le convenienze, bensì secondo le convinzioni».

Presidente Casini, la campagna elettorale sta finendo. Per lei com’è stata?
«Brutta. Una campagna dove s’è parlato sempre e solo di questioni che nulla hanno a che vedere con le elezioni regionali. Tutti impegnati a politicizzarla».

Colpa di chi?
«Da un lato la sinistra, come referendum contro Berlusconi. Dall’altro Berlusconi come referendum pro o contro se stesso. C’è stata una coincidenza di fini».

Quindi, cosa prevede?
«Un grandissimo errore, farà aumentare l’assenteismo e dimostra ormai che questo bipolarismo è arrivato al capolinea».

Lei sta lavorando per il «dopo Berlusconi». In che senso?
«Intendo dire che i fuochi d’artificio sono alla fine, gli effetti speciali ormai stanno finendo. E che lo stesso Berlusconi dovrebbe riflettere su come sta affrontando gli ultimi giorni di campagna elettorale».

Troppo aggressivo?
«Una volta era lieve e simpatico, adesso è solo rabbioso e arrogante».

Un esempio?
«Francamente che il premier dica che io vado troppo in tv nel momento in cui lui la sta invadendo in modo vergognoso, è il segno che ha perso il contatto con la realtà»

E ora dice che vuole abolire la par condicio per cancellarvi.
«Vuole cancellare tutti, non solo me. Domani anche Bossi e Fini. E’ il segno di una grande debolezza. Se per vincere deve rimanere solo alla televisione certifica il suo fallimento».

L’opposizione accusa la Rai d’aver snobbato le Regionali, facendo un favore a Berlusconi che vuole solo parlare di sé e del suo governo.
«Condivido con Berlusconi il fatto che Santoro è un fazioso. Ma la differenza tra me e lui è che io non chiudo la televisione a chi la pensa diversamente dame. E anche su questo dovrebbe riflettere. E’ diventato il Grande Censore, non vuole che nessuno in tv lo critichi. Ricordo che quando scese in pista il suo slogan era “vietato vietare”. Metamorfosi sorprendente».

Comunque nella tv di Stato gli aspiranti governatori non si sono visti?
«La campagna elettorale si fa oggi solo nei tg. Tutti vedono come sono gestiti. Non dico altro. Prendo atto di una realtà che è scandalosa».

Il presidente Napolitano ha detto che bisogna rispettare tutte le istituzioni e che non pensa ad altro se non tenere unito il Paese. Che riflessione fa?
«Sul rispetto delle istituzioni credo sia»giusto indirizzare il monito a chi, anche in queste ore, continua la sua lotta personale con i magistrati. Può darsi pure che qualche ragione personale di attrito con i magistrati Berlusconi ce l’abbia, ma da qui ad attaccare tutti i giorni tutti i magistrati italiani…si abbassa il tasso etico di un Paese, che comunque ha nei magistrati un presidio di legalità».

E sull’unità nazionale?
«Il nostro slogan è stato “Ricuciamo l’Italia”. Questo ormai è un Paese di tutti contro tutti: destra contro sinistra, politici contro magistrati, Nord contro Sud e viceversa, italiani contro extracomunitari, lavoratori dipendenti contro gli autonomi…credo ci sia bisogno di un partito che riconcili l’Italia e gli italiani. Un partito che si ponga il problema non tanto di occupare il centro, la destra o la sinistra – tutte terminologie del passato che non rappresentano più nulla – ma che parli un linguaggio di riconciliazione nazionale. Siamo un Paese devastato dalle liti».

Il premier dice che le riforme si decideranno nei gazebo.
«Quando sento parlare di gazebo mi viene in mente quel ridicolo e mortificante giuramento dei governatori in piazza San Giovanni. Appoggio la Polverini, sono convinto che sia il candidato migliore, non ho nessun rilievo da fare alla sua campagna che ha condotto con forza, nonostante le difficoltà per gli errori del Pdl, ma l’unica cosa che non ho condiviso è stata la partecipazione al giuramento. Capisco che non ne potesse fare a meno, ma la giudico mortificante per chi l’ha subito e ridicolo per chi lo ha ascoltato».

Ma le riforme?
«Se si vogliono fare, prima di tutto bisogna chiarirsi le idee. Berlusconi le ha confuse: un giorno parla di presidenzialismo alla francese, un giorno all’americana., .mi sembra una delle tante boutade da campagna elettorale. Abbiamo finora sentito di tutto, manca solo l’abolizione del bollo auto, ma aspettiamo fiduciosi».

La cosa più bizzarra?
«Beh, quando il premier ha annunciato che “sconfiggerà il cancro”. Promessa meravigliosa, ma rischia di essere come la cura Di Bella, una presa in giro.

Che pensa di questa corsa dietro i vescovi per cercare di ingraziarsi il voto cattolico?
«Che Berlusconi faccia l’interprete di quello che dicono i vescovi, lascio giudicare ai cittadini sulla credibilità della cosa. Credo che i vescovi vadano ascoltati sempre, non secondo le nostre convenienze ma secondo le convinzioni: diritto alla vita, famiglia, solidarietà verso gli extracomunitari… La Chiesa è una ricchezza per la comunità nazionale. Credo che l’atteggiamento e lo stile con cui la Polverini ha ascoltato i vescovi, senza strumentalizzarli, sia l’esempio di ciò che tutti avrebbero dovuto seguire».

Su immigrazione ed extra comunitari non pare proprio che il Pdl e la Lega seguano il Vaticano.
«Quando si cede alla convenienza, uno la legge in un modo, l’altro in un altro. I vescovi vanno ascoltati sempre, punto e basta. Il monito è diretto a tutti, tra i governatori ci sono i praticanti e i non, deve esserci un rapporto corretto con tutti»

Crede alla sindrome francese?
«E’ una situazione molto diversa da quella italiana, ma c’è una costante: il troppo stroppia. Sarkozy ha fatto tante promesse e pochi fatti, vedo una certa simmetria con Berlusconi. Chiaro che la gente prima o poi arriva al redde rationem».

Stesso clima?
«Non lo so, voglio rapportarmi alle amministrative, ai candidati migliori, alla gente che va sostenuta. Qui a Roma non c’è lo scontro tra Berlusconi e la Bonino, ma tra la Polverini e la Bonino. Volerlo trasformare in scontro nazionale è utile solo alla Bonino».

Lei cosa spera da queste regionali?
«Siamo sopravvissuti alle politiche, migliorati alle Europee, speriamo di migliorare ulteriormente e di essere determinanti nelle regioni. Bisogna fermare l’avanzata della Lega che oggi sta diventando il problema della politica nazionale. Perché Berlusconi sta ormai cedendo a Bossi la sovranità della direzione della politica italiana, i leghisti si stanno sostituendo a Berlusconi».

Bossi si vanta d’avere nel cassetto milioni di voti.
«Bossi sta giocando come il gatto col topo. Sicuramente il giorno dopo le elezioni ci sarà il problema del rapporto tra Bossi e Berlusconi. Una ragione di più per cercare di rafforzare le componenti moderate. E’ chiaro che noi diamo fastidio al Cavaliere, perché lo contestiamo sul suo terreno tra i moderati. Anche se lui ormai moderato non lo è più, ma più populista della Lega».

Intanto l’occupazione è crollata dell’8,2%.
«Qui parliamo dei giudici, del complotto sulla lista Pdl, e non si parla mai delle questioni serie»

 

Casini Serve una riconciliazione nazionale (Messaggero).pdf








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