D’Onofrio: Tra nostalgia e cambiamento

2010-04-03T13:22:00
3 APR – L’Assemblea nazionale che – come afferma il documento conclusivo del coordinamento dell’Unione di centro – definirà forme e modi per la nascita del nuovo soggetto politico, promosso appunto dall’Unione di centro, avrà davanti a sé una prima e fondamentale questione: proporre un equilibrio culturale, istituzionale e politico nuovo tra nostalgia e cambiamento. Infatti non vi è dubbio che molto forte sia stato, e sia tuttora, talvolta il ricordo ed il richiamo della Democrazia cristiana in quanto partito; talvolta il ricordo – in questo caso mitico del “centro”.

Ma di un centro inteso quale luogo geometrico collocato tra destra e sinistra, visti quali poli politici alternativi. Talvolta, infine, il ricordo – esso, sì, reale e non mitico – di una ipotesi di governo complessivo dell’Italia in senso moderato e quindi “centro” inteso non quale luogo geometrico distinto tra destra e sinistra, ma quale sintesi appunto di proposta di cambiamento e di cultura della libertà. Non si tratta pertanto di una nostalgica pretesa di riproposizione del passato, che a sua volta degenerò da una vera e propria cultura pluralistica della libertà ad un’esperienza concreta di occupazione di tutte le istituzioni di governo, tipica del Partito-Stato. Quello che stiamo sperimentando, infatti, è sostanzialmente un “bipolarismo molto strano”: da un lato vi è chi opera in un’ottica esclusivamente elettorale, nella quale operano insieme proposte politiche e strutturali anche diverse tra di loro, purché capaci di convivere e di vincere al momento delle elezioni; dall’altro vi è la perdurante crisi di chi sembra essere vissuto troppo a lungo con le categorie proprie della declinazione del comunismo in chiave sovietica. Non si tratta dunque di un bipolarismo nel quale si confrontino due proposte omogenee sul significato stesso della convivenza sullo stesso territorio, ma di una contrapposizione che vive quasi esclusivamente al momento delle elezioni.

Il nuovo soggetto politico che nascerà, dunque, al termine di questa difficilissima stagione di sopravvivenza politica, dovrà pertanto definire il proprio rapporto con il sistema politico italiano attuale, considerato nel suo insieme. È in questo contesto che assume rilievo particolarmente significativo la questione economica, culturale e territoriale della identità nazionale. Dimensione economica innanzitutto, dunque. Si tratta in particolare di cogliere il passaggio in atto in tante parti del mondo, da una civiltà sostanzialmente agricola, ad una ci viltà sostanzialmente industriale, ad una civiltà prevalentemente finanziaria. Dove si colloca, dunque, l’Italia in questa fase, soprattutto laddove si consideri la nuova centralità del Mediterraneo, lo stato attuale del processo di integrazione europeo, la dimensione, anche se soltanto incipiente, della globalizzazione? Dimensione culturale, in secondo luogo. L’Italia che si ha in mente resta ancorata sostanzialmente all’Occidente del quale essa fa parte, pur nei cambiamenti che l’attuale fase storica sta facendo conoscere proprio all’Occidente? Dimensione territoriale, infine.

L’Italia che si ha in mente è quella per la quale celebreremo i centocinquant’anni di storia nazionale, o è quella destinata a modificarsi, fino al punto da giungere ad una pluralità di Stati, come talvolta sembra affermare – e non soltanto a parole – il movimento leghista? Sono queste le questioni di fondo che non consentono di vivere la nascita del nuovo soggetto politico in termini prevalenti di nostalgia per il passato: il cambiamento, infatti, è intervenuto e sta intervenendo su tutti e tre quelli che i costituzionalisti hanno chiamato gli elementi costitutivi dello Stato: popolo, territorio e sovranità. Il nuovo equilibrio tra la nostalgia e il cambiamento dovrà pertanto rappresentare l’asse identitario di fondo del nuovo soggetto politico: si tratta infatti di una fase politica profondamente nuova, che invoca allo stesso tempo nostalgia sì per un sistema politico capace di esprimere un governo moderato del Paese e cambiamento per quel che concerne la competitività del sistema produttivo italiano nel mondo contemporaneo; l’apertura intelligente e rigorosa vero i non-italiani, che in passato si è saputa dimostrare nei confronti di arabi e cinesi; la disponibilità ad una riconsiderazione anche profonda del rapporto tra centro e periferia del sistema istituzionale italiano, fino a farlo considerare idoneo a reggere una riforma federalistica dello Stato unitario medesimo.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 3 aprile 2010

Ma il Partito della Nazione non è quello della nostalgia.pdf








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