D’Onofrio: Politica e sentimenti

2010-04-21T10:28:00
La tradizione cristiana può aiutarci perchè essa ha già elaborato temi universali in grado di parlare anche all’uomo di oggi.  

Negli ultimi tempi, vi e stato – e non solo in Italia – un uso sempre più crescente di parole più proprie di una politica dei sentimenti che non di una politica antica, fatta prevalentemente di contrapposizioni tra destra e sinistra. Da un lato vi è stato chi ha parlato di partito dell’amore, contrapposto ad un ipotetico partito dell’odio e dell’invidia, dall’altro chi ha parlato di un’epoca della empatia, contrapposta alla lunghissimo scontro – prevalentemente europeo – tra fede e ragione. Non vi e stata probabilmente attenzione adeguata a queste molto significative mutazioni del linguaggio stesso della politica dal XVI secolo in poi – almeno in Europa – vi è stata una progressiva sostituzione del “noi”, tipico della civiltà agricola con l'”io”, tipico della civiltà industriale, e di conseguenza si e pian piano passati ad una ipotesi sostanzialmente individualistica, che ha finito col diventare determinante per i linguaggi che la politica secolarizzata ha adoperato da allora in poi.

L’emergere attuale di un linguaggio nuovo, caratterizzato proprio dalla testimonianza della ricerca costante, e talvolta ossessiva, di quel che accomuna più persone in riferimento ai sentimenti della condivisione, dovrebbe pertanto costituire l’oggetto stesso di una più continua attenzione politica, perché gli uomini – e non so- lo in Italia – sembrano sempre più attratti dai sentimenti nuovi. L’antica tradizione cristiana può soccorrere proprio in riferimento a queste novità, perché essa aveva elaborato sentimenti che risultano essere non soltanto tipici della civiltà agricola ma capaci proprio di parlare anche all’uomo di oggi, perché si tratta di sentimenti per loro natura universali.

Basti pensare a quanto moderno e il catalogo di quelli che abbiamo a lungo chiamato i vizi capitali- e non è chi non veda che una delle ragioni più significative delle difficoltà attuali, anche politiche, dell’orientamento post-comunista, può trovare proprio nel vizio capitale della superbia una ragione di fondo, che spinge tanti italiani a preferire un orientamento politico contrario alla superbia medesima. Basti pensare ancora a quanto moderno e il motivo di fondo che può spiegare il risultato elettorale della Lega Nord: avarizia nei confronti dell’Italia unita; avarizia nei confronti dell’integrazione europea; avarizia nei confronti della globalizzazione stessa. In qualche modo, si può dire che la Lega Nord per un verso ha capitalizzato sul desiderio di Padania (avarizia in senso fiscale); per altro verso sul contrasto all’Europa (avarizia localistica contrapposta al senso europeo della condivisione); per altro verso infine per contrasto all’immigrazione (avarizia nei confronti dell’immigrazione medesima, considerata sempre e comunque come fonte di attentato alla vita quotidia na delle persone etnicamente diverse dai nuovi immigrati). E’ di tutta evidenza che in questo caso sono sempre più obsolete le categorie di destra e di sinistra, mentre sembra prender quota in modo nuovo, anche se non sufficientemente percepito, il sentimento della temperanza, che costituisce a sua volta una delle fondamentali virtù cardinali. Occorre pertanto da questo punto di vista vedere la politica contemporanea nel senso di una contrapposizione tra sentimenti profondi: superbia da un lato e umiltà dall’altro; avarizia da un lato e generosità dall’altro; invidia da un lato e condivisione dall’altro. Per finire – se si vuole – con la contrapposizione tra amore da un lato e odio dall’altro.

Sono queste le ragioni che dovrebbero indurre a considerare fino in fondo le trasformazioni che anche l’Italia sta vivendo, dopo il lungo periodo nel quale sono state vissute contrapposizioni che erano ideologiche – comunismo e anti-comunismo – e non venivano percepite in quanto sentimentali- la classe contro la comunità. II passaggio dal vecchio parametro culturale – prima ancora che politico – che ha caratterizzato soprattutto l’Occidente europeo (nel senso della distinzione soprattutto economica tra destra e sinistra) ad un nuovo parametro capace di percepire le categorie psicologiche innanzitutto, che caratterizzano la persona umana in quanto tale, dovunque essa risieda e quale che sia la sua razza e la sua cittadinanza, e dunque un passaggio che si impone a quanti non intendano continuare ad operare con le categorie del passato, anche se questo passato ha rappresentato sostanzialmente il transito da quello che chiamiamo il Medio Evo a quello che chiamiamo l’Evo Moderno.

Se stiamo vivendo in una stagione definita post-moderna, forse e necessario cercare di andare alle origini culturali medesime dell’Evo moderno. In questo senso, può darsi che cercare pian piano di affrontare la politica dei sentimenti quale politica tipica dell’epoca postmoderna può aiutare a comprender meglio il passaggio dal moderno al post-moderno, anche per quel che concerne la politica.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 21 aprile 2010

D’Onofrio.pdf








Lascia un commento