Pdl: Mannino, Fini porta la politica in partito leaderistico

2010-04-23T19:53:00
Roma, 23 apr. (Adnkronos) – “Gli eventi di ieri dimostrano che il Pdl nell’attuale formula non e’ altro che un partito leaderistico e gli aspetti che lo dimostrano sono emersi chiaramente nella Direzione di ieri”. Lo dice all’ADNKRONOS il deputato Udc Calogero Mannino, che si definisce un ‘senior’ della politica, a proposito della rottura consumatasi ieri in via della Conciliazione tra i cofondatori del partito di maggioranza relativa.
Mannino azzarda un paragone: “Mussolini non avrebbe fatto cosi’: instauro’ una dittatura, un regime, ma lo incardino’ secondo una tradizione politica e sul terreno dei principi”. Nemmeno in Cina, argomenta, le cose funzionano cosi’: “Li’ non c’e’ uno Stato, ma il partito viene elevato a sede istituzionale. Qui abbiamo la direzione dello Stato su base leaderistica del premier, ma senza un partito. Non c’e’ il confronto, non c’e’ discussione: in Parlamento solo decreti, nel partito solo la parola del capo”.

“E’ un assetto leaderistico -prosegue- che rappresenta una deriva rispetto ai principi della democrazia formale. E’ positivo -prosegue Mannino- che Fini abbia tentato di introdurre elementi di valutazione politica’.

Per esempio, Mannino spiega che ‘la mera recezione delle proposte della Lega di fatto rappresenta una politica antimeridionalistica. E il punto diventa che la crisi dello Stato coincide con la crisi dello Stato unitario”.
Per l’esponente centrista, che vanta un’esperienza ministeriale di lungo corso nella Dc della prima Repubblica, quanto accaduto ieri conferma “l’esigenza di superare questo bipolarismo al quale anche il Pd, facendo male, ha tenuto bordone. Stara’ agli italiani saperlo mettere in discussione dando fiducia ad una formazione di centro”.
Quanto alla polemica tra Berlusconi e Fini per la situazione del partito in Sicilia, Mannino offre una sua chiave di lettura: “Mi sembra che la carta piu’ importante ce l’abbia in mano Gianfranco Micciche’, che e’ di fronte ad un’alternativa: essere coerente con le critiche alla politica economica nazionale e dare vita al partito del Sud, oppure lasciarsi risucchiare dal leaderismo di cui sopra… Da questa decisione -conclude- dipende la sopravvivenza della legislatura in Sicilia”.










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