D’Onofrio: Popolo e partiti

2010-04-24T11:29:00
È questo il nodo da sciogliere. II presidente della Camera ha posto un problema cruciale: quello del rapporto tra potere e popolo. E su questo non ha avuto risposte. 

La rottura intervenuta tra Fini e Berlusconi può certamente essere considerata da molteplici punti di vista, perché si è trattato di uno scontro che ha avuto ad oggetto anche tre sostanziali questioni politico-culturali: il lavoro e le conseguenti forme di “welfare” possibili; l’organizzazione dello Stato, con particolare riferimento ai rapporti complessivi con la Lega Nord; il principio di legalità, con particolare riferimento al rapporto tra eguaglianza e immunità.

Non vi è alcun dubbio che su ciascuno di questi argomenti si giocherà una fondamentale vicenda concernente ciascuno di questi problemi, con conseguenze istituzionali evidenti, sia per quel che concerne la Camera dei deputati in quanto tale, sia per quel che concerne la durata stessa della legislatura. Non sorprende, pertanto, che molta attenzione sia stata dedicata a caldo a ciascuno di questi problemi, perché si tratta di questioni essenziali e non di pettegolezzi. Ma vi è una questione di fondo che sembra ricomprenderle tutte: il Pdl è un soggetto prevalentemente elettorale fino al punto da considerare decisivi i sondaggi e non gli iscritti al Popolo medesimo? Allorché prese corpo la proposta berlusconiana del Popolo delle libertà, fu posta la domanda di fondo: si tratta di uno strumento tipico di una “democrazia elettorale”, e quindi siamo in presenza di una istituzione destinata ad essere determinate anche in un possibile esito populistico dell’intera vicenda istituzionale italiana? Si è infatti parlato di evoluzione tipica delle democrazie occidentali in senso, di volta in volta, leaderistico, carismatico, populistico.

La vicenda, politico-istituzionale, che ha preso corpo in Italia con la nascita di Forza Italia nel 1993, è stata infatti una vicenda ritenuta “anomala” e quindi “demonizzata”, con la conseguenza di ignorare il fatto che anche l’Italia stava vivendo una stagione leaderistica, tipica anche di altre forme democratiche occidentali; e che anche in Italia savane prendendo corpo forme nuove di populismo. Per qualche anno si è vissuti in una sorta di guerra civile e culturale tra i sostenitori dell’anomalia politico-istituzionale berlusconiana e i sostenitori della avvenuta trasformazione italiana in senso elettorale ed anti-partitico, ritenendosi per partiti i soggetti politici che avevano caratterizzato anche l’Italia del Novecento.

La rottura intervenuta tra Fini e Berlusconi non è pertanto nuova in assoluto, per quel che concerne il rapporto tra popolo e partiti: vi è chi ritiene che ormai si vive in una stagione definitiva di “democrazia elettorale”, e vi sono al contrario tutti coloro i quali ritengono che tra gli elettori e le istituzioni non vi siano soltanto comitati elettorali ma anche soggetti politici dotati di identità propria, e capaci di formulare programmi capaci di essere composti in uno schieramento politico che si candida a governare il Paese. La questione del rapporto tra popolo e partiti è, dunque, una questione di fondo che, in rapporto al soggetto nuovo denominato Forza Italia, era stata posta da tutti gli altri soggetti politici, alleati o meno che essi fossero con Forza Italia. Le questioni poste oggi da Fini nel Popolo delle libertà sono pertanto questioni che aderiscono alla struttura stessa del sistema politico-istituzionale italiano, prima ancora che questioni di questo o quell’aspetto specifico di programma. Su questa vicenda sono pertanto chiamati a discutere a fondo sia tutti coloro che operano nel Popolo delle libertà, provenendo da soggetti politici che erano stati veri e propri partiti politici negli anni precedenti al 1993, sia coloro che operano al di fuori del Pdl nella ricerca ancora non soddisfatta di regole costituzionali comuni, al di là dei programmi di governo proposti al voto degli italiani.

La distinzione tra dimensione costituzionale-politica del problema e dimensione politico-programmatica del problema medesimo è dunque una questione di fondo che l’iniziativa assunta dall’onorevole Fini pone all’attenzione dentro e fuori il Pdl: si può convergere sulla questione costituzionale di fondo, ritenendo che partiti politici debbano sussistere nel rapporto tra popolo e istituzioni, e si può dissentire sulle questioni di programma riassumibili in questioni di governo. Anche la questione mai sufficientemente chiarita del bipolarismo potrà essere seriamente affrontata soltanto al termine dello scioglimento del nodo del rapporto tra popolo e partiti: si può essere contrari ad un bipolarismo populistico senza necessariamente rimpiangere il bipolarismo partitocratico. Non si può infatti essere ideologicamente favorevoli o contrari al bipolarismo senza aver prima sciolto il nodo del rapporto tra popolo e partiti.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 24 aprile 2010

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