Udc: Carra, cambiamo pure il telaio ma non il motore del partito

Roma, 18 mag. – (Adnkronos) – “Tutti i partiti sono per tutte le stagioni. Nella politica italiana, come in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, in tutti gli schieramenti. A differenza di alcuni uomini, che a volte confermano i limiti dell’evouzionismo darwiniano”.
Enzo Carra (Udc) introduce cosi’, con una nota critica al titolo odierno di un’analisi pubblicata da un quotidiano, un ragionamento sull’appuntamento del partito che da giovedi’ prossimo a Todi, nel seminario organizzato dalla Fondazione Liberal, dovrebbe inaugurare una nuova, forse radicale, fase di trasformazione e di apertura verso altri soggetti politici.
“Indubbiamente l’incontro di Todi -dice Carra all’Adnkronos- puo’ servire anche a marcare una discontinuita’ con l’Udc come si e’ caratterizzata in questi anni. Ma io -avverte- starei attento ad un paio di cose. La prima, e’ che non disperderei troppo rapidamente, in omaggio ad un nuovismo di vecchio stampo, l’esperienza dei cattolici in politica e quello che significa l’eredita’ democratico-cristiana, con tutto il patrimonio di riferimento alla dottrina sociale della Chiesa. E’ un retaggio non inerte e che va arricchito e aggiornato.
Pensare che, un giorno, siano gli altri a riscoprire il pensiero sociale cristiano mi sembrerebbe piu’ che un errore, un danno”.
Il secondo punto che Carra mette a fuoco e’ il fatto che “il Paese sta andando in blocco dal punto di vista sociale” e l’Udc, alla luce di quel bagaglio di idee e punti di riferimento “e’ particolarmente adatta a intervenire dalla parte dei cittadini, piu’ che del Palazzo, a porsi come forza di mediazione tra le esigenze di finanza pubblica e le esigenze delle persone. Sono questi alcuni dei motivi per cui ritengo che magari possiamo rimettere mano al telaio e alla carrozzeria, ma il ‘motore’ del partito non debba essere smontato”. Senza contare che “quel 6% di patrimonio elettorale e’ una sicurezza sulla quale si deve lavorare, anche se ci sono le condizioni politiche e sociali per allargarlo”.

Sul piano delle alleanze, per Carra, dopo le aperture di Silvio Berlusconi, anziche’ “lasciarsi scegliere” e’ giusto attendersi dalla maggioranza e dal governo un “cambio di mentalita’”.
“Vedremo -prosegue- se il governo si arrocca oppure no” anche ora che e’ sotto gli occhi di tutti, dopo l’intervista del capogruppo Pd Dario Franceschini “che la minoranza parla un linguaggio diverso, il linguaggio di chi si rende conto che un’opposizione ‘chiusa’ non e’ nell’interesse del Paese”.
In ogni caso, e’ la conclusione di Carra, “non userei mai la parola ‘governissimo’ perche’ porta male e ricorda la fase terminale della prima Repubblica prima del crollo. Puo’ essere ‘governo tecnico’, di ‘larghe intese’. Di certo, non una semplice sostituzione di un ‘pezzo’ con un altro. Non servirebbe al centrodestra, di sicuro non servirebbe all’Udc”.










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