D’Onofrio: Verso il nuovo partito

Nessuno degli attuali schieramenti ha solide radici. E neanche una chiara visione del futuro. 

L’incontro che si è svolto a Todi ha costituito una tappa fondamentale del processo di passaggio dalla vecchia Udc al nuovo soggetto politico per ora definito come il Partito della Nazione. Si è trattato di una tappa fondamentale perché è stato posto al centro del dibattito medesimo il tema di fondo: passare da un equilibrio politico-culturale prevalentemente basato sulla nostalgia per la Democrazia Cristiana in quanto tale ad un equilibrio nuovo – del quale il nuovo partito sarà parte essenziale – tra nostalgia e cambiamento. Due sono state le decisioni annunciate nel dibattito concluso da Pier Ferdinando Casini.

In primo luogo, il simbolo del nuovo partito non avrà più alcun nome, compreso quello di Casini, perché si tratta di un soggetto politico destinato a durare al di là di ogni singolo leader del quale pur si avverte la essenzialità; in secondo luogo la nostalgia che è stata ripetutamente indicata riguarda non tanto il partito specifico della Democrazia Cristiana, quanto la traccia profonda di una cultura di governo che aveva trovato nella Democrazia Cristiana e nei partiti laici con essa alleati il coagulo culturale e politico che aveva dato vita ad un sistema di governo nel quale si riusciva a contemperare le esigenze della tradizione con quelle della innovazione. Si tratta di due novità di grande rilievo perché si afferma per un verso la natura non personale ma politica del nuovo soggetto da costruire, e perché si afferma che la rigorosa salvaguardia della identità culturale è posta a fondamento di una cultura di governo, e non soltanto della rivendicazione orgogliosa di una identità fine a se stessa.

In qualche modo vi è stata una sorta di rottura tra il prevalere della logica della nostalgia che aveva trovato nel simbolo stesso della Unione di Centro la compresenza di tre esperienze comunque rifacentisi alla Democrazia Cristiana storicamente intesa: centro e scudo crociato erano stati di conseguenza i simboli di una nostalgia più ancora che di una apertura culturale e politica al cambiamento. Si può affermare in tal modo che il partito nuovo da costruire nasce con l’orgogliosa rivendicazione del proprio passato ideale e con la evidente disponibilità al cambiamento, per tale intendendosi tutto ciò che si ritiene essenziale per meglio servire l’unità d’Italia nel contesto contemporaneo. Nostalgia dunque quale parte essenziale di un rapporto tra passato presente e futuro che costituisce per sua natura sia il rifiuto della mitizzazione di una inesistente età dell’oro alla quale far riferimento per opporsi a qualunque cambiamento, sia il rifiuto culturale prima ancora che politico di radici significative per affermare il primato della volontà popolare. Il prevalere assoluto della nostalgia significherebbe infatti rifiuto di qualunque cambiamento capace di sollecitare le radici rispetto alla capacità stessa di far nascere nuovi frutti, mentre il disconoscimento delle antiche radici significa precipitare nel presente senza alcun rapporto né con il passato né quindi con il futuro.

Si può infatti rilevare che nel panorama politico italiano manca proprio questo senso di una nostalgia capace di essere al tempo stesso orgogliosa rivendicazione delle radici e disponibilità al cambiamento richiesto dalle mutate circostanze temporali e spaziali che l’Italia sta vivendo in questa stagione. L’intero schieramento che ha dato vita al Popolo delle libertà e all’alleanza preferenziale con la Lega Nord appare infatti sostanzialmente privo di radici e avventurosamente teso o a negare il significato profondo dell’unità nazionale o a disconoscere un qualunque equilibrio tra passato presente e futuro. Lo schieramento che ha dato vita al Partito Democratico a sua volta sembra ancora impigliato nel suo tentativo di passare da una nostalgia per radici che finirebbero necessariamente con l’essere prevalentemente quelle del primato dell’Unione Sovietica, ad un cambiamento che non riesce ancora a trovare significato compiuto come dimostrano i tanti scritti concernenti proprio la difficoltà di passare dalla sinistra tipica della modernità industriale alla sinistra – o a quel che le assomiglia – dell’epoca presente La novità che si è manifestata a Todi investe pertanto entrambe gli schieramenti che orgogliosamente hanno tentato di definirsi come i baluardi politici dell’attuale bipolarismo italiano. Per quel che concerne il cambiamento è di tutta evidenza che tre sono le questioni di fronte sulle quali il nuovo soggetto politico è chiamato a pronunciarsi: la nuova stagione politica del Mediterraneo, che sta divenendo sempre più snodo essenziale dei rapporti tra l’Europa da un lato e l’Africa e l’Asia dall’altro; il processo di costruzione dell’unità europea, tuttora in bilico, tra residua sovranità nazionale e crescente integrazione europea; il complessivo processo di globalizzazione, che sta dimostrando sempre più di non avere soltanto significati economici. Tra nostalgia e cambiamento il nuovo soggetto politico si pone dunque alla ricerca di un nuovo equilibrio generale, essenziale per il governo dell’Italia nel tempo presente: si tratta di un programma certamente ambizioso che come tale richiede di conseguenza di passare dall’Unione di Centro e dal suo simbolo ad un nuovo simbolo e ad un nuovo nome.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 25 maggio 2010

25_05_LIBERAL_01.pdf
25_05_LIBERAL_06.pdf







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