Resoconto d’Aula – Intervento dell’On. Mario Tassone

Signor Presidente tenterò di svolgere alcune valutazioni su questo provvedimento iniziando col ringraziare il relatore Torrisi per la relazione che ci ha reso e per il lavoro svolto in Commissione. Noi, come gruppo, ritengo che abbiamo svolto, assumendo degli impegni, un lavoro positivo, al fine di ottenere qualche apprezzabile risultato; un lavoro che nasce da un confronto, che nasce da stimoli esterni, da problematiche che abbiamo sempre affrontato, da temi che abbiamo sempre rinnovato nelle nostre riflessioni, accumulando quindi esperienze. Sentendo il relatore ed i colleghi che mi hanno preceduto nasce sempre in me qualche sofferenza in più, qualche rivendicazione da esprimere sul piano culturale, da rilanciare anche nei lavori parlamentari. Quali sono le mie sofferenze? Bastano le norme, l’elencazione dei reati, l’individuazione di alcune fattispecie per rendere esaustiva la lotta alla criminalità organizzata?

Ritengo che questo sia un passaggio non importante ma indispensabile; è indispensabile per proiettarsi verso un percorso che sia produttivo riuscendo a capire che le norme da sole non sono un momento risolutivo se manca l’acquisizione, il coinvolgimento, la nascita di una cultura e di una sensibilità nuova, nella quale la lotta alla criminalità, alle mafie – come si suol dire – non è semplicemente un’ostentazione o un professionismo, ma un modo di essere e di vivere la civiltà e la modernità nel segno di tempi nuovi e soprattutto di un progresso umano e civile di questo nostro Paese. 
La lotta alla criminalità organizzata non può non essere la lotta per la civiltà e per la libertà di questo Paese. Sembrano concetti acquisiti, metabolizzati, già definiti, ma quanti percorsi bisogna fare perché questi concetti e questi valori siano assunti dal nostro Paese come modello di vita e di conquista di spazi di democrazia, di civiltà e – come ricordavo – di libertà?

Amici, ritengo che certamente il tentativo che si compie attraverso questo provvedimento sia quello di mettere ordine nella selva delle normative, quindi si mira, quanto meno, ad un’armonizzazione normativa, ad una definizione, soprattutto ad una facile – si fa per dire – consultazione delle norme antimafia. Si tratta di un obiettivo importante.

Nell’articolo 1 ritengo sia indicato questo percorso. Quando in Commissione si sosteneva che in tale articolo mancavano alcuni principi e criteri direttivi mentre invece erano considerati sufficienti i principi e criteri direttivi riguardanti le misure di prevenzione, può darsi che ci sia qualche scampolo di verità.Ma non c’è dubbio che nell’articolo 1 si dà un mandato e una delega che bisogna onorare; poi, sempre in tale articolo, vi è la definizione di riferimenti che certamente sono importanti e fondamentali e la delega al Governo per l’emanazione di un codice di leggi antimafia e di misure di prevenzione, certamente recuperando molte delle cose che c’erano e recuperando delle cose che pure bisogna acquisire. Vi sono anche alcune fattispecie e tipologie di reato o alcune innovazioni, contenute nell’articolo 1, che vengono richiamate successivamente negli altri articoli. 
Signor Presidente, non vi è dubbio che questa sia una problematica che va affrontata sul piano legislativo, ma soprattutto, a mio avviso, anche sul piano delle misure e degli strumenti. Noi potremmo predisporre tante norme, ma la criminalità organizzata, come qualcuno ricordava poco prima, non è localizzata, non è espressione di una realtà ormai arcaica, che poteva essere dominante e presente in alcune zone del territorio del nostro Paese; è una realtà che si espande e si diffonde non soltanto sul territorio nazionale, ma lambisce l’Europa, entra nell’Europa e si collega con l’Europa. Si trovano alleanze con alcuni territori dell’Europa e si trovano presenze e alleanze anche in Paesi stranieri.

Ecco perché è stato importante e fondamentale fare riferimento, in alcuni emendamenti, per quanto riguarda la confisca, al fatto che essa possa essere eseguita anche nei confronti di beni localizzati in territorio estero. Ritengo che questo aspetto, acquisito nei lavori della Commissione, sia importante, visto e considerato che ci troviamo di fronte ad un fenomeno estremamente articolato e, oserei dire, planetario. 
Ma se questo è il dato, signor Presidente, non vi è dubbio che tutti i dati che vengono portati alla nostra attenzione siano importanti nella misura in cui non vi sia semplicemente una visione disarticolata o separata rispetto ad altre finalità. Lo vado dicendo continuamente e vorrei sottoporre anche all’attenzione dell’Aula questa mia riflessione: non è possibile tenere separate le vicende criminose che possono essere catalogate come criminali o riferite alla criminalità organizzata dalla criminalità ordinaria. Vi sono fattispecie di reato che creano l’humus sul territorio. La microcriminalità va certamente guardata con preoccupazione: non è che essa sia qualcosa di estraneo rispetto a quello che avviene, come si suole dire, ai livelli più alti nella criminalità organizzata. 
La microcriminalità molte volte fa da supporto ed è la copertura e il prodromo di vicende e di situazioni sempre più qualificate di una criminalità «arrogante», che occupa il territorio e che gestisce il potere. Sarebbe molto lungo anche il discorso sulla divisione tra procure ordinarie e distrettuali e le procure antimafia, che diventa, molte volte, sempre più labile e incomprensibile. Molte volte abbiamo anche avuto anche alcune procure – diciamocelo con molta chiarezza – che non hanno rubricato alcuni reati e alcune fattispecie di reato come segno ed espressione della criminalità organizzata proprio per non perdere la competenza rispetto alla materia di cui si trattava. 
Ritengo che questo sia un problema: non vi è dubbio che bisognerebbe predisporre una serie di norme, ma non è possibile prevedere tutto, anche con le norme.

Bisogna però prevedere un’articolazione e soprattutto avere le giuste sollecitazioni affinché si realizzi un funzionamento rispetto all’apparato preposto al contrasto della criminalità organizzata. Questo dato vale certo anche rispetto all’articolo 416-bis ma anche a quanto abbiamo fatto in Parlamento: mi riferisco alla legge n. 94 del 2009 o a quella varata nel 2010 riguardante l’amministrazione e la legislazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Si tratta di momenti importanti sia per quanto riguarda quel passaggio in cui abbiamo svolto anche un ruolo positivo, sia per quanto riguarda l’istituzione dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Tutto questo ci porta a considerare – come dicevo poc’anzi – se queste norme e questi mezzi siano sufficienti oppure se ci fermiamo alle norme non avendo né i mezzi né gli strumenti. Credo che la collega Garavini abbia fatto riferimento anche all’invarianza della spesa per cui questo provvedimento dovrebbe essere a costo zero, ma vorrei capire se semplicemente apportiamo aggiustamenti o se alcune previsioni non vengono ad essere applicate affinché vi siano le valutazioni opportune rispetto agli strumenti e ai mezzi. Gli strumenti e i mezzi certamente riguardano le forze di polizia, gli uffici giudiziari, le procure della Repubblica nonché una nuova organizzazione delle forze di polizia perché questa divisione e questa disarticolazione anche sul territorio tra carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza certo rappresenta un grande problema perché viene a mancare non soltanto il coordinamento (e qui si parla anche di coordinamento per quanto riguarda alcune specie di reato e l’efficacia dell’aggressione ai patrimoni della criminalità organizzata). Occorre però anche una nuova dislocazione delle risorse e degli uomini sul territorio in termini più razionali che dia più efficacia al contrasto e alla lotta non soltanto della criminalità organizzata, ma anche di quella ordinaria. Ciò significa avere in ogni paese una stazione di carabinieri e dei commissariati dislocati molto vicini l’uno all’altro: bisogna cioè rivedere – articolandole funzionalmente – le risorse umane ed economiche per un loro impiego molto più incisivo, giusto ed efficace.

Signor Presidente, signor sottosegretario, certo anche i problemi che emergono nelle Aule del Parlamento e nelle Commissioni bicamerali costituiscono sollecitazioni molto forti e importanti; ma nella lotta alla criminalità organizzata, oltre a mettere in ordine tutto questo, dovremmo tentare – e queste sono le occasioni, in quanto il dibattito in sede di discussione sulle linee generali di un provvedimento ci consente anche di svolgere delle sollecitazioni che possono valere in questa sede e per l’esame del provvedimento in oggetto, ma riguardare anche il futuro – di coinvolgere la società perché si tratta di un problema di formazione e di crescita corale e collettiva di questo nostro Paese, nel quale certamente la famiglia, l’uomo, la scuola, il volontariato devono essere impegnati per l’affermazione di valori di giustizia e di equità.

Pertanto anche le lotte contro le fattispecie di reato che riguardano l’usura e l’estorsione, che occupano e tengono sotto scacco gran parte del territorio e del nostro Paese, debbono ricevere una qualche valutazione o una soluzione in più rispetto alle responsabilità degli istituti di credito e a responsabilità certamente sempre più evidenziate, puntuali e precise.

Ma vi è un altro aspetto: si parla continuamente – se ne è parlato anche in quest’Aula ma è accaduto anche in altre realtà – del fatto che esiste una mafia dei colletti bianchi.Vi è la cultura della criminalità. Non è mafioso soltanto un ‘ndranghetista, ad esempio chi ha organizzato una cosca o una ‘ndrina; il mafioso si annida anche negli uffici pubblici, è quello che s’impossessa della pratiche, quello che fa violenza, quello che blocca e che chiede il pizzo, è laddove c’è sempre una situazione di violenza dell’uomo contro uomo o una realtà di ingiustizia. Il recupero di tutte queste situazioni deve esser fatto con grande slancio, e – tanto per intenderci – non sono situazioni in cui è competente solo il Ministro dell’interno, perché deve essere competente il Governo nella sua coralità. Deve nascere certamente una cultura nuova e diversa, dove gli agganci, le coperture, e soprattutto i comportamenti non devono lasciare spazio a quelle che sono fratture di equilibrio sociale (che invece va garantito e preventivamente difeso). Ritengo che debba essere questo l’impegno forte. Questo è un Paese che non ha controlli e dove ci sono delle ingiustizie (ci sono delle ingiustizie, corporazioni, poteri forti). Lo diceva un collega: quando si parla degli appalti, della fornitura di materiali, quando noi pensiamo che l’ANAS, pur sollecitata, non fa alcun controllo, ovviamente si tratta di poteri che sfuggono al controllo reale del Parlamento e al controllo reale degli investigatori. Mi riferisco agli arbitrati, ai collaudi, dove non si collauda nulla e non si fa arbitrato su nulla, ma si fanno semplicemente delle operazioni di comodo. Tutto questo significa che si crea una vicenda, una situazione difficile. Come possiamo combattere la criminalità organizzata se non capiamo che ci sono delle sacche al di sopra di ogni sospetto, intangibili, che non sono ovviamente decifrabili, legate a questo clima di criminalità organizzata, che svolgono certamente un’azione dirompente e distruttiva, che affonda principi, vanifica risorse, ma soprattutto offende la coscienza di libertà e di civiltà di questo nostro Paese? Chi controlla queste persone? Chi controlla il parastato? Chi controlla le organizzazioni che sono molto forti e molto potenti nel potere pubblico e quant’altro?

Concludo, signor Presidente. Si è parlato di intercettazioni – sono d’accordo – e nella materia delle intercettazioni emergono dei problemi: il dovere dell’informazione; il rispetto della persona umana; bisogna ovviamente conciliare la segretezza e il rispetto per la dignità della persona umana con l’esigenza di perseguire i reati. Bisogna fare uno sforzo, non si può andare avanti con le parole d’ordine. Noi abbiamo presentato un emendamento – mi soffermo per poco su questa proposta – insieme ai colleghi Vietti, Rao e Ria in materia del 416-bis (l’emendamento 1.29), con il quale si prevedono dei casi e delle soluzioni di problemi, e nel corso del dibattito vi sarà occasione di ritornare a discutere di queste cose. Inoltre, ci sono le vicende che riguardano il 41-bis, che bisogna rendere sempre più efficace per evitare la permeabilizzazione delle carceri. Il 41-bis diventa sempre più un dato importante, ma è importante e fondamentale, insieme a tale strumento, la lotta all’arricchimento, perché togliendo ricchezze alla criminalità organizzata in termini seri e forti ovviamente si toglie loro la forza. Ecco perché bisogna recidere le connivenze, le connessioni, le coperture e le solidarietà strane che sussistono.

Bisogna capire, nella lotta alla criminalità organizzata, che cosa fanno i servizi di sicurezza. Non mi riferisco semplicemente alla vicenda dell’Addaura e ad altre ancora, poiché saranno poi, ovviamente, i fatti processuali a parlare e a dare una risposta, ma a fatti e interrogativi che, certamente, dobbiamo porci, anche alla luce delle cose che stiamo valutando in questo particolare momento. E poi c’è il problema delle SOA, degli sportelli, del PON sicurezza, una serie di questioni per le quali, molte volte, si rischia, impegnandoci su tanti fronti, di non trovare il bandolo della matassa sul piano della rapidità, dell’efficacia e, anche, dell’azione e dell’impegno. Questo è certamente un provvedimento importante, ma lo è nella misura in cui richiama altre cose, altre soluzioni e altri comportamenti.

Con questo spirito ci accingiamo a partecipare al seguito dell’esame del provvedimento e a fare, da parte nostra, anche dell’attività emendativa. Ringrazio di nuovo il relatore, i colleghi che hanno avuto la pazienza di stare in Aula, lei, signor Presidente, con il massimo rispetto e infine, il sottosegretario Mantovano.

 

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