Dichiarazione di voto di fiuducia del sen. D’Alia sul ddl intercettazioni

Siamo qui per confermare, nostro malgrado, il giudizio negativo sulla legge di riforma delle intercettazioni.

Nostro malgrado, perché, com’è noto, sul tema della riforma della giustizia abbiamo sempre ritenuto che il Parlamento, maggioranza e opposizioni insieme, debba fare un vero e proprio “salto di qualità” evitando di trasformare le istituzioni rappresentative (come purtroppo anche questa volta è avvenuto e come puntualmente avviene ogni qual volta si discute di giustizia) in un aula di tribunale nella quale si misurano solo i rapporti di forza tra i sostenitori della difesa e i sostenitori dell’accusa.

Noi non siamo iscritti né al sindacato dei magistrati né al sindacato degli avvocati e meno che meno a quello degli imputati.

Noi aspiriamo a rappresentare i cittadini, il popolo italiano, nel nome del quale si dovrebbe sempre e solo amministrare la tutela dei diritti.

Purtroppo, questo paese da tanti anni non riesce ad avere una seria riforma della giustizia, una riforma che vada nella direzione giusta e cioè nella direzione di garantire i diritti di libertà dei cittadini e tra questi, innanzi tutto, il diritto alla sicurezza.

Purtroppo, in questi anni, le modifiche alla legislazione sono avvenute solo per rendere ancor più vischioso il sistema giudiziario e più funzionale ora agli interessi della magistratura ora a quelli dell’avvocatura, mai per rendere più agevole al cittadino l’accesso alla tutela dei diritti e più efficiente la macchina giudiziaria che è la parte più complessa e delicata dell’amministrazione dello Stato.

Anche la legge che ci proponete non sfugge a questa drammatica constatazione.

Perché ci state costringendo ad approvarla così com’è ricorrendo al voto di fiducia.

A tale riguardo, consentitemi di dire senza polemica e senza la falsa indignazione di quanti amano indulgere alla piazza piuttosto che assumersi la responsabilità di decidere in Parlamento come migliorare le condizioni del paese, che non ha senso né politico né istituzionale porre la fiducia qui in Senato sterilizzando il confronto parlamentare proprio nel momento in cui quest’ultimo poteva svoltare positivamente nel senso di una convergenza più ampia.

La questione di fiducia posta così a freddo è solo un atto di forza che nasconde insicurezza e debolezza.

La fiducia non era necessaria soprattutto dopo che la maggioranza (siete 100 più di noi) ha raggiunto l’intesa su di una proposta.

Quest’ultima avreste dovuto offrirla al contributo delle opposizioni, senza chiudervi a riccio.

Così facendo avete commesso due errori: a) avete mostrato che al vostro interno la coesione rischia di durare lo spazio di un mattino (e per questo vi state affrettando a licenziare un provvedimento costi quello che costi); b) avete chiuso ogni dialogo con le opposizioni anche con quelle più aperte al confronto e alla discussione mettendo sullo stesso piano “sciacalli e leoni”.

A cosa vi serva tutto ciò sinceramente stentiamo a comprenderlo.

Non serve, certo, a rendere più disteso il clima politico di un paese chiamato a compiere proprio in questi giorni enormi sacrifici. Un paese che ha bisogno dell’apporto di tutti per superare le difficoltà che si trova davanti.

Non serve a rendere più agevole il dialogo tra le forze politiche così come auspicato dal nostro Presidente della Repubblica, che con fatica si spende quotidianamente per rendere le istituzioni più credibili e più vicine ai bisogni della gente.

Ci avete chiuso la porta in faccia proprio nel momento più propizio, in cui le vostre aperture al confronto avevano indotto, anche noi, a ritenere possibile la convergenza su un testo migliore e ampiamente condiviso.

Eppure noi abbiamo lavorato solo per migliorarla questa legge perché riteniamo giusto tutelare i cittadini dall’abuso d’informazioni riservate, dall’uso strumentale della privacy a fini politici o di estorsione, dalla indebita intrusione nella loro vita senza che vi sia una buona ragione per farlo.

Riteniamo, infatti, fondata un’iniziativa legislativa che sia animata da sinceri sentimenti di riequilibrio tra due interessi costituzionalmente protetti: la dignità della persona umana e la sicurezza pubblica.

E, quindi, una nuova disciplina delle intercettazioni che, senza pregiudicare il diritto dovere dei magistrati di investigare, intervenga sull’abuso di questo indispensabile mezzo di ricerca della prova ci sembra quanto mai opportuna.

Ma una disciplina che limiti appunto l’abuso e non anche l’uso di questo strumento d’indagine.

Noi abbiamo viceversa un testo che, pur con cambiamenti e ripensamenti della maggioranza, è ancora squilibrato.

Perché affidare a un tribunale collegiale l’autorizzazione a intercettare anche per i reati più gravi significa rendere particolarmente difficile al pubblico ministero il ricorso alle intercettazioni quando vi sono in ballo delitti gravi e di particolare allarme sociale, significa rendere più difficile la celebrazione dei processi per quei reati moltiplicando il numero dei giudici incompatibili, significa introdurre un sistema irragionevole in forza del quale basta un solo giudice a condannare all’ergastolo un cittadino e ce ne vogliono tre per fare le intercettazioni che servono a portarlo in giudizio da quel singolo giudice, significa trasformare l’intercettazione da mero strumento di ricerca della prova a prova regina differenziando il regime giuridico che riguarda questo strumento dagli altri strumenti di ricerca della prova parimenti intrusivi della privacy come l’ispezione, il sequestro, la perquisizione.

Ma, cari colleghi della maggioranza, vi sembra meno intrusiva una ispezione personale con tanto di verbale piazzato sui giornali che svela pregi e difetti fisici della persona ispezionata?

Noi crediamo di no e, quindi, ci appare irragionevole una disciplina differenziata per eguali mezzi di ricerca della verità.

E ancora, vi sembra giusto l’aver equiparato alle intercettazioni telefoniche le intercettazioni ambientali, l’acquisizione dei tabulati telefonici e le videoriprese?

Questi ultimi sono strumenti certamente meno invasivi della privacy e viceversa assolutamente indispensabili nella lotta alla mafia e al terrorismo.

Questo vostro modo di disciplinarli rende difficile e a volte impossibile a forze dell’ordine e magistratura perseguire tali reati con efficacia e tempestività.

E che dire del limite rigido di durata delle intercettazioni fissato a 60 giorni alla Camera, prima, e a 75 ora in Senato?

Siete stati costretti, e ve ne diamo atto volentieri, a rivedere questa norma dalle conseguenze allucinanti.

Se, infatti, il 75° giorno di ascolto di un pregiudicato scopro che il giorno successivo commetterà un omicidio, non sarò in condizioni di arrestarlo perché non posso più ascoltare le sue conversazioni.

Ma il rimedio che avete introdotto è peggiore del male perché costringete il pubblico ministero a dover adottare ogni 72 ore provvedimenti urgenti che un tribunale collegiale dovrà in tempo reale convalidare. </p>

Mi chiedo e vi chiedo: e se nei tre giorni d’intercettazione disposta con urgenza dal pubblico ministero non interviene la convalida del tribunale (per il carico di lavoro, per i tempi di trasmissione o di esame della documentazione o per altre ragioni obiettive che ne impediscano la decisione in tempi così stretti) cosa succede? Si brucia così per un disguido burocratico un’indagine delicata? E cosa raccontiamo alle vittime di reato che per mancanza di un auto di servizio, di una fotocopiatrice o per l’indisposizione di un magistrato le intercettazioni che sono servite ad arrestare il loro aguzzino non possono essere usate per condannarlo perché un tribunale le ha autorizzate fuori tempo massimo?

Su questo aspetto potevamo fare di più e di meglio se solo ci aveste messo nelle condizioni di discuterne insieme.

Che senso ha precludere alla libera stampa l’accesso alle aule di un tribunale per raccontare l’udienza di un processo che tanto scalpore ha suscitato nell’opinione pubblica?

A quale logica obbedisce tutto ciò visto che proprio perché il dibattimento è pubblico ampia deve essere la sua diffusione per un principio di trasparenza dell’azione della magistratura e di partecipazione popolare all’amministrazione della giustizia che appunto si amministra nel nome del popolo italiano.

E perché consentire, a causa di un mero atto dovuto quale è la iscrizione nel registro degli indagati, la sostituzione del pubblico ministero che ha condotto le indagini se non per sbarazzarsi di un giudice scomodo che conosce le carte della indagine e che quindi può sostenere con vigore le tesi accusatorie nel processo?

A queste domande non è stato possibile dare una risposta compiuta perché avete posto la fiducia impedendoci di migliorare il testo della legge.

Anche sulla disciplina della pubblicazione delle intercettazioni si poteva e si può migliorare il testo.

Se, infatti, in un primo momento le sanzioni nei confronti della stampa sono state ridimensionate non si capisce perché da ultimo avete introdotto senza che alcuna possibilità di discuterne un emendamento che introduce ulteriori sanzioni penali nei confronti degli editori.

Vi rendete conto che così incidete profondamente nell’assetto proprietario delle aziende editoriali e nel delicato (perché costituzionalmente rilevante) rapporto tra editore e giornalista?

Noi siamo contrari da sempre alla pubblicazione di intercettazioni che riguardino persone estranee alle indagini o che siano irrilevanti per le indagini stesse ma è giusto che l’opinione pubblica conosca in maniera approfondita i contenuti di una inchiesta giudiziaria anche con riguardo a quelle intercettazioni che sono rilevanti ai fini di un processo per un principio di trasparenza e di controllo popolare dell’azione della magistratura.

A tale riguardo, vi abbiamo proposto tante e diverse soluzioni equilibrate a cui non avete potuto (e forse non avete voluto) dare ascolto. Anche per evitare il doppio regime di pubblicità che con le vostre modifiche avete introdotto che facilita ed alimenta il mercato illegale delle intercettazioni e il dossieraggio strumento indecente di cui si fa frequente uso anche a fini di lotta politica.

Cos’ pure per quanto riguarda le spese delle intercettazioni.

Noi siamo convinti che su questo fronte vi sono stati evidenti eccessi e ciò perché  vi sono, come ci ha detto il Ministro Alfano, 2000 centri di spesa che non hanno parametri oggettivi e predeterminati per valutare la congruità dei costi.

Ma non è affidando al potere discrezionale del Ministro lo stanziamento dei fondi per le intercettazioni e la loro assegnazione alle varie procure che si risolve il problema. Perché così si rischia solo di attribuire al Ministro il potere di stabilire dove, come e quando si può indagare con le inevitabili conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Sul punto vi abbiamo proposto diverse soluzioni come quella che impone ai gestori di telefonia tariffe meno onerose visto che svolgono un servizio per conto dello Stato (proposta che per la verità ci avete accolto solo in parte) e la gestione centralizzata delle centrali di intercettazioni con una gara unica nazionale per la definizione dei “costi standard” cui le singole procure devono adeguarsi. Unificare le procedure d’appalto significa anche evitare che vi sia troppa gente che conosce intercettazioni riservate dei cittadini e che (come dimostrano anche alcuni fatti di cronaca) possono utilizzare contro i cittadini.

E, infine, che senso ha la norma transitoria che consente la applicazione ai procedimenti in corso di gran parte delle norme restrittive di cui stiamo parlando?

Così come avete previsto il passaggio dalla vecchia disciplina alla nuova rischiate di compromettere delicate indagini della magistratura su gravi fatti di corruzione di attualità, costringendo la stampa a non informare più i cittadini.

Signor Presidente! Cari Colleghi!

Eravamo pronti a discutere senza riserve in questa aula il testo concordato dalla maggioranza che contiene alcuni importanti e apprezzabili elementi di novità e siamo rimasti basiti per il fatto che improvvidamente avete posto la fiducia impedendoci di fare insieme una buona legge nell’interesse del paese.

Non siamo indignati anche perché non siamo ipocriti. Siamo meravigliati per questo improvviso gesto di chiusura. Non intendiamo, però, rassegnarci e, quindi, alla Camera riproporremo le nostre proposte di modifica con lo stesso spirito costruttivo che ci ha animato qui.

Oggi votiamo contro ma se alla Camera la maggioranza accoglierà i nostri emendamenti siamo pronti a cambiare opinione e voto.  

 

Intervento D’Alia su ddl intercettazioni.pdf








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