Genchi: “Falcone si fidava di Mannino

Alle Fabbriche Chiaramontane insieme a Gioacchino Genchi, autore del libro “Un uomo in balìa dello Stato”. Genchi, che in passato è stato uno stretto collaboratore dei giudici Falcone e Borsellino ha presentato e commentato alcuni fatti eclatanti di collusione tra mafia e politica trattando eventi, date e nomi molto interessanti.

Genchi si sofferma sul rilascio delle concessioni televisive a Berlusconi: con la legge Mammì “io ero un giovane funzionario di Polizia ma in quel frangente da pezzi dello Stato ho percepito che quella legge rappresenta il capolinea di una classe politica perchè attribuisce ad un solo uomo il controllo del sistema dell’informazione privata per poi dargli a distanza di anni quella dell’informazione pubblica”.

Genchi difende Mannino da anni di accuse. “Qui avviene una cosa particolare, qualcosa di topico all’interno della Dc e nei partiti italiani. Ai massimi sistemi della collusione del potere massonico, delle deviazioni istituzionali, finanziarie e politiche. Ci sono cinque ministri della DC che non accettano di dare ad un solo uomo il controllo dei mezzi dell’informazione privata, votano contro e si dimettono. Quei ministri vengono sostituiti nel giro di 15 minuti senza che si apra una crisi di governo. Mai in Italia si erano dimessi dei ministri senza una crisi. Quelle persone si sono ribellate perchè fu consegnato ad un solo uomo il governo dell’informazione perchè hanno capito che quella legge avrebbe determinato la fine della Dc nonchè della democrazia in Italia, come è avvenuto. Tra quei ministri c’era Mannino.

Io ho rielaborato non solo i tabulati telefonici, ma anche gli appunti dai data-bank di Falcone. Data-bank che quelle manie di Stato avevano provato a cancellare in modo irreversebile. Ma io ho trovato gli appunti che testimoniavano gli incontri, numerosissimi, tra Falcone e Mannino che era una delle poche persone di cui il magistrato si fidava”.










Lascia un commento