Intervento dell’On. Tassone sull’individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali

Signor Presidente, desidero svolgere alcune valutazioni per quanto riguarda questo provvedimento. Di solito, questa parte dei nostri lavori è affidata – come si suol dire – alle dichiarazioni di voto: ci sono le espressioni di voto favorevole, di astensione e di voto contrario. Tuttavia, ritengo che si debba cogliere l’occasione per sottolineare un aspetto di fondo di questo provvedimento. Solitamente ci si discosta da un provvedimento quando non si accettano alcuni passaggi e alcune scelte fatte, ma, in questo caso, non v’è dubbio che ci sia qualche difficoltà a rintracciare e comprendere la ratio e la filosofia sottese al provvedimento: su di esso abbiamo lavorato, su di esso hanno lavorato la I Commissione, certamente il relatore, ed i colleghi, tuttavia non se ne comprende la ratio. Infatti, nel momento in cui esso era stato presentato come un fatto rivoluzionario nella vita delle autonomie locali, certamente delude e, per altri aspetti, è mortificante.

Per altri versi ancora, signor Presidente e signor Ministro, a mio avviso, questo provvedimento fa compiere un passo indietro, un arretramento rispetto all’autonomia e al ruolo dei comuni, in relazione ad una titolarità di funzioni e prerogative che non possono essere né violentate, né manomesse, né soprattutto modificate.

Vi è un aspetto, un dato che dev’ essere evidenziato con forza, come diceva poc’anzi l’onorevole Favia: questo provvedimento è finito di fatto quando è stato espresso il parere da parte della Commissione bilancio e nel momento in cui riporta le funzioni fondamentali dei comuni alla legge n. 42 del 2009. Esso, pertanto, rilancia e affida ad un futuro ancora incerto l’entrata in vigore e la praticabilità delle funzioni fondamentali che noi abbiamo rilevato e che il provvedimento aveva evidenziato nel suo articolo 1. In quel momento è finito questo provvedimento, perché siamo entrati in una fase certamente delicata, friabile, in un terreno non certo, dove tutto viene ad essere affrontato in termini di grande approssimazione e soprattutto di grande relatività.

C’è questo aspetto, ma ci sono anche altre storie e altre vicende. Se dovessi esprimere un parere, direi che i comuni perdono forza e vigoria, rispetto ad una nuova centralità che è quella delle regioni: ad un centralismo statale, riscopriamo ed evidenziamo il centralismo delle regioni, in termini forti e assorbenti, che mortifica e soprattutto diminuisce la praticabilità e soprattutto la forza e la capacità di agibilità da parte delle autonomie locali.

Inoltre, è stato rilevata – e la vogliamo ribadire in questo momento – la vicenda delle province, che è stata una vicenda stranissima (e non voglio usare altri aggettivi, signor Presidente, per rispetto nei confronti dei colleghi e del Governo). Le province dovevano essere abolite. Dovevano essere il punto di riferimento per una nuova razionalizzazione ed articolazione dell’ordinamento statale e soprattutto delle autonomie locali. Le province «escono» ed «entrano», soprattutto con storie e con vicende a volte anche esilaranti. Le province ritornano prepotentemente, e non si conosce il ruolo delle aree metropolitane dalle aree vaste perché si era detto che le province dovevano essere soppresse dove erano presenti le aree metropolitane. In questo disegno di legge vi è una grande confusione, e una forte rinuncia di operare un serio rinnovamento e aggiornamento delle nostre autonomie locali. Ritengo che questo aspetto vada evidenziato con grande forza.
Inoltre, vi è la storia molto strana riguardante i consorzi di bonifica e quella stranissima delle prefetture per le quali abbiamo visto una maggioranza differenziarsi; conosciamo, infatti – e abbiamo ben chiaro il ricordo – il parere dato dal Governo e dal relatore proprio per quanto riguarda i consorzi di bonifica. Vi è l’incertezza ed uno stato confusionale in merito al ruolo degli uffici territoriali del Governo. Tutti questi sono aspetti che evidenziano che il provvedimento è andato avanti sempre con grande sforzo e con il fiato grosso.

Non è il provvedimento che ci saremmo attesi, e al quale avremmo potuto dare un contributo, che invece abbiamo cercato di dare proprio per quanto riguarda le province, le funzioni dei comuni, il ruolo delle isole minori, le associazioni dei comuni, il ruolo dei piccoli comuni; contributo volto a dare più consistenza e più dignità alle assemblee consiliari.

Tutto questo, purtroppo, è stato vanificato: l’unico rinnovamento che si è fatto è stata la reiterazione di provvedimenti – già contenuti in un precedente decreto e nella legge finanziaria – quali l’eliminazione dei consigli circoscrizionali in città con popolazione al di sopra di 250 mila abitanti, non riuscendo a capire che l’eliminazione dei consigli circoscrizionali, anche nelle città medie, poteva essere la grande occasione per un reticolato di democrazia, di partecipazione e di coinvolgimento. Noi avevamo sostenuto, infatti, che si potevano mantenere i consigli circoscrizionali anche a «costo zero», senza dare «il gettone», ma dando così la possibilità ad una giovane classe dirigente di interessarsi, essere coinvolta ed avere un approccio forte con il territorio e con i problemi dello stesso. Tutto questo non vi è stato. Inoltre, il provvedimento presenta una grande confusione anche per quanto riguarda il ruolo dei direttori generali dei comuni e quello dei segretari comunali, che non viene assolutamente evidenziato, e rimane così, in apnea, nell’oscurità, dove non vi sono certezze, nemmeno quella del controllo. Questo perché – signor Presidente e signor rappresentante del Governo – il controllo di legittimità, forse, o meglio senza forse, non c’è. Questo provvedimento, infatti, avrebbe dovuto affrontare il problema dei controlli, di quelli da parte di terzi, e non fatti all’interno degli stessi comuni; ciò per dare una forza ed una capacità e una diversa dimensione alle autonomie locali sul piano di una possibilità di andare avanti senza incertezze, proseguendo un cammino ed un percorso di legittimità e di garanzia e di assicurazione. Tutto questo non è stato affrontato. Ritengo che questo provvedimento – non me ne voglia il Governo – rischia di essere un provvedimento inutile. Vi è, certamente, sullo sfondo il federalismo, e anche per quanto riguarda le funzioni fondamentali – facevo prima riferimento alla legge n. 42 del 2009 – il Governo si è accorto che doveva diminuire le funzioni ma, soprattutto, doveva operare affinché i comuni diventassero autonomie locali: semplici ricettacoli di risorse attraverso imposte e tributi, dove le aree più forti diventano più forti, quelle più ricche diventano più ricche e gli squilibri territoriali diventano più evidenti e mastodontici.

Tutto questo ci porta non ad un reticolato di comuni e di autonomie che dà il senso dell’unità e della solidarietà all’interno del nostro Paese, ma ci pone la questione forte del dissolvimento di una cultura e di un retroterra umano che doveva essere, invece, garantito e rafforzato. Signor Presidente, questi sono gli aspetti che più volte abbiamo riportato anche all’attenzione dei colleghi della I Commissione. Ma vi è un altro aspetto che voglio anche richiamare, così come hanno già fatto alcuni colleghi, ossia la confusione che nasce tra alcune norme e il Testo Unico degli enti locali. L’onorevole Bosi aveva evidenziato questa confusione e tanti argomenti sono stati pure evidenziati dai colleghi Ria, Mantini e Ciccanti, intervenendo e interloquendo sui vari emendamenti.

Questa confusione, anche normativa, è reale e ricordo che questo provvedimento nasce con una serie di eccezioni e di pareri contrastanti da parte delle Commissioni che hanno espresso i pareri e anche da parte del Comitato per la legislazione.

Signor Presidente, se il Governo è soddisfatto non possiamo affermare che anche noi lo siamo. Non siamo soddisfatti e siamo oltremodo preoccupati perché questo è un appuntamento mancato non da parte della coalizione di maggioranza e dal Governo ma da parte del Parlamento su una materia così delicata, forte ed essenziale quale quella delle autonomie locali. Per questo motivo, il mio gruppo voterà contro il provvedimento in esame.

 

Tassone su individuazione delle funzioni di Province e Comuni, semplificazione dell’ordinamento regionale e degli enti locali, etc..pdf








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