Caso Brancher: Cesa, Mozione sciocca, l’Udc non aderisce Ma la voteremo

01 LUG – «Non firmiamo la mozione di sfiducia contro Brancher ma la voteremo». In un’intervista a ‘Il Corriere della Sera’ il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa spiega la strategia del partito sul caso del neoministro al Decentramento e alla Sussidiarietà.

Segretario, perché non firmare la mozione presentata da Pd e Idv?
«Perché riteniamo che politicamente sia una sciocchezza totale. Nel momento in cui c’è una crisi nel Pdl e con la Lega, e ci sono grossi problemi nella maggioranza, presentare una mozione così vuol dire rafforzare il governo e rilegittimare Brancher».

Però la voterete comunque: perché?
«Proporrò alla riunione di gruppo di votare la mozione: lo facciamo nella logica di votare contro un ministro inadeguato».

Cosa pensate di Brancher ministro?
«Che è un ministro del tutto mutile, di cui non si conosce la funzione».

Perché non fare fronte comune con il Pd?
«Il Partito democratico ha rincorso anche in questa occasione Di Pietro. È l’ennesimo cedimento all’Idv. Un bel capolavoro».

Che dovrebbe fare l’opposizione allora?
«Chiedere al premier di venire in aula a spiegarci la logica della nomina e quali sono le deleghe del ministro».

C’è stato qualche malumore tra Pdl e Lega?
«Brancher è il miglior amico di Bossi, è un ministro più della Lega che del Pdl: non penso proprio che Bossi non sapesse. Quello che è successo dopo è il segno della politica che viviamo oggi, un segnale degradante».

Con l’Italia dei valori c’è un’inconciliabilità di fondo, pare di capire.
«C’è una visione diversa della politica. Comunque faccio presente che siamo l’unico partito distinto dalle due coalizioni, che non sta né da una parte né dall’altra. Da tempo abbiamo scelto di fare una battaglia al centro, rischiosa. Consapevoli che questo sistema rissoso e includente non può dare risposte al Paese».

La maggioranza è ancora in grado di governare?
«La maggioranza è divisa su molte questioni e prima o poi ci sarà il redde rationem. Allora sarà il momento del governo di larghe intese o di responsabilità nazionale».

 










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