Intervento dell’On. Mario Tassone sulla problematica del mondo giovanile

 

Prevale l’esigenza di porre in essere un meccanismo che affronti, con approcci dignitosi, la problematica del mondo giovanile.

Ho sempre detto, e ho ripetuto in più occasioni, che sarebbe sbagliato creare un apartheid: non vi è un tema dei giovani svincolato dal complesso della società, dall’insieme dei suoi problemi. Esiste un problema dei giovani, se lo si collega ai più grandi interessi del Paese rispetto al suo presente, e rispetto anche al suo futuro.

Non c’è dubbio che noi abbiamo sempre avvertito certe carenze, soprattutto per quanto riguarda la pluralità delle presenze dei gruppi e dei movimenti. Abbiamo sempre avvertito l’illanguidirsi di una tensione associazionistica, e anche i riferimenti del passato lasciano nostalgie rispetto ai diversi fermenti, alle diverse tensioni, e alle diverse capacità d’elaborazione. Forse è finito un mondo (ma questo è un interrogativo), mentre la realtà vede una comunità che si spegne e sempre di più una società sola, dove le individualità prevalgono, gli egoismi prendono il sopravvento, e le parzialità divengono anche punti di riferimento e rappresentano valori certamente errati. Se vedo e intravedo un discorso e un filone filosofico, e soprattutto delle motivazioni profonde, ciò risiede nel fatto che questo provvedimento tenta con un’impostazione – mi consentano, signor Presidente e signor Ministro a volte non molto chiara un approccio verso le comunità. Qui si è discusso anche sulle comunità. Ne abbiamo avuto qualche accenno anche in sede di esame della questione sospensiva. Comunità o associazioni? Certamente un dato a mio avviso va evidenziato ed è presente nella natura della normativa. C’è l’esigenza di creare i presupposti dell’esistenza di una comunità legati a una vita d’insieme, dove siano prevalenti l’elemento dell’umanità e dei valori, e soprattutto quelli del dialogo, del confronto, della costruzione. La comunità certamente non deve essere fine a se stessa, come un semplice raccordo formale, rispetto ai grandi appuntamenti cui i giovani sono chiamati. Oggi quello che si cerca attraverso la formazione è di creare una realtà più evoluta, più consapevole, più responsabile e più attrezzata rispetto alle grandi sfide e ai grandi momenti, traguardi ed obiettivi che bisogna raggiungere.

Questo provvedimento risolve queste questioni? Risponde a questi interrogativi? Per dire la verità, signor Presidente, non credo. Però vi è un approccio interessante rispetto alla salvaguardia di alcuni valori, ad esempio per quanto riguarda il riferimento dell’articolo 1, il richiamo al dettato costituzionale. Ciò riguarda anche il secondo comma dell’articolo 1, con il richiamo agli articoli della Costituzione, dove certamente l’associazionismo e il pluralismo sono grandi punti di riferimento e rappresentano una grande evoluzione rispetto ad un pensiero che va costruito giorno per giorno. La formazione certo avviene all’interno delle famiglie, delle scuole, ma avviene soprattutto grazie al contatto e alla vita della comunità, dove anche questi valori e questo modo di essere devono essere riferiti ad una dignità di cittadino che si prepara in modo forte e consapevole. Se ha un senso – lo dico al signor Presidente e al signor Ministro – questo Ministero della gioventù, dipende dal fatto che, trattandosi di Ministero senza portafoglio, si aggancia con una visione più complessiva all’interno del Governo. Sarebbe poca cosa se noi ci riferissimo solo all’Osservatorio o all’Agenzia, in un contesto limitato e concluso in una situazione già definita.

Ritengo che questo provvedimento debba lanciare uno sguardo forte sulle problematiche della società di oggi. Non c’è solo la problematica dei giovani, o delle donne, o degli anziani; c’è la problematica della società di oggi. Ma certamente i giovani devono essere messi nella condizione di dare un forte contributo a una crescita della società, della partecipazione, dell’impegno, affinché la democrazia non sia un riferimento vuoto, non semplicemente evocato o invocato, ma sia un modo di essere e di concepire i rapporti con gli altri. L’impegno della società, del mondo del lavoro e delle Istituzioni, deve essere sempre più considerato come un momento in cui un processo di maturazione prende il sopravvento, ha un suo sbocco e una sua conclusione.
Allora, signor Presidente, questi emendamenti, presentati anche sugli altri articoli, sono, certamente, il contributo che abbiamo inteso dare e che l’onorevole Binetti e gli altri colleghi hanno inteso dare. Per quanto mi riguarda – l’ho detto con molta chiarezza -, questo non è un provvedimento esaustivo; sarebbe certamente assurdo e non veritiero se considerassimo tutto un fatto ormai concluso.

Ritengo che, forse, serva un approccio tale da chiarire sempre di più il ruolo dell’Osservatorio nazionale sulle comunità giovanili, dell’Agenzia, della presenza del registro e del ruolo delle discriminazioni. Sono problemi importanti, fondamentali, ma ritengo che questo è un dato forte che dobbiamo tenere ben presente, convinti, come siamo, che non basta e che non sono sufficienti le norme per rivoluzionare o cambiare o modificare, se non c’è una nuova coscienza e una nuova consapevolezza e se non associamo, in questo grande progetto di democrazia e di partecipazione, dove i valori siano affermati, un mondo giovanile che è sempre più distante e più distaccato rispetto a quello che facciamo e che siamo. Allora, molto dipende da noi, dalla nostra testimonianza, dal nostro modo di essere. Mandare dei messaggi forti e, soprattutto, coerenti sarebbe poca cosa se, nell’affrontare e realizzare le norme, dimostrassimo non coerenza e di andare all’opposto di quella che è l’esigenza di una formazione e di una crescita culturale, civile ed umana. Se questo ha un senso, certamente puntiamo sulla coscienza, sul senso della storia che sempre di più dobbiamo rintracciare. Un senso forte del nostro impegno, della nostra presenza, del nostro modo di essere e di stare con gli altri. Ritengo che questo deve essere, oggi, il modo con cui intendiamo questo provvedimento.

Ecco perché non siamo stati d’accordo con la questione sospensiva che è stata sollevata. Ecco perché guardiamo, con grande attenzione, facendo, forse, una grande apertura di credito ad un provvedimento che dovrà essere seguito anche nella fase della sua realizzazione, della sua attuazione, per evitare strumentalizzazioni e che prevalga chi vede, in questo provvedimento medesimo, soltanto qualche rendita, qualche posizione di privilegio e di potere. Sarebbe certamente l’annullamento e l’isolamento di quelle speranze e di quelle attese a cui poc’anzi facevo riferimento. E con queste considerazioni, signor Presidente, concludo il mio intervento con l’augurio che, nel lavoro che ci accingiamo a fare, per quanto riguarda la discussione sugli emendamenti, anche le nostre proposte.

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