Buttiglione: crisi e fisco ingiusto, la famiglia paga doppio

Le famiglie sono le vere e principali vittime della crisi economica. Lo constata il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, evidenziando i dati drammatici degli indicatori relativi al primo trimestre 2010 comunicati dall’Istat giovedì. «Il reddito disponibile è sceso del 2,6% rispetto ad una anno prima – spiega il vicepresidente della Camera -. La spesa delle famiglie si è ridotta dello 0,7%. La propensione al risparmio si è contratta di ben il 2,6%. Sono cifre che tornano a dimostrare ciò che era già evidente: le famiglie pagano anni di vane promesse senza che sia stato fatto nulla per loro. Con un impatto pesantemente negativo su tutto il Paese».

Perché questo impatto esteso?
Le famiglie sono il nucleo fondante della società, e anche in questa crisi sono il primo ammortizzatore sociale. Inoltre la solidarietà familiare è determinante nell’offrire molti servizi che fanno risparmiare a Stato e enti locali un’enorme quantità di miliardi.

Allora dov’è il difetto di fondo della politica?
Le famiglie farebbero risparmiare molto se fossero il soggetto interlocutore delle politiche economiche, continuano invece ad essere bistrattate, se non addirittura prese in giro.

Che fare?
È necessario affrontare alla radice la questione della giustizia fiscale nei confronti delle famiglie, come propone da sempre l’Udc, ma è ancora più urgente provvedere ad un’azione immediata per fronteggiare nell’immediato le situazioni di povertà estrema che si stanno venendo a creare.

Ma si dice che adesso non ci sono le risorse …
Bene, io mi assumo la responsabilità politica di indicare come fare: alzare la tassazione delle rendite finanziarie che in Italia hanno un trattamento di vantaggio, straordinariamente di vantaggio. Si può passare dal 12,5% al 20%, parificando il trattamento con gli altri Paesi. In questo modo troveremmo sicuramente tutte le risorse necessarie. È ovvio che da questo diverso trattamento sarebbero esclusi i titoli del debito pubblico.

Forse qualcuno teme che una scelta così coraggiosa non renda poi ai fini elettorali…
Per questo io dico: se siamo tutti d’accordo su questo, poi non ci sarà più nessuno che ci può speculare sopra accusando il governo di aver alzato le tasse. Del resto non è possibile ancora una volta arrivare alla fine della legislatura, senza far nulla per la famiglia, tradendo così tutti le promesse che abbiamo fatto in campagna elettorale.

Crede davvero che si possa neutralizzare la preoccupazione elettorale?
Non possiamo andare avanti con politiche di brevissimo termine. L’Italia ha bisogno di politiche di lungo periodo. Famiglie che funzionano ne sono la premessa. Così si riducono le spese per il contrasto della droga, per la devianza giovanile, per l’assistenza agli anziani e potrei continuare con un lungo elenco. Guardi, non mi piace neppure parlare di una specifica politica familiare, io penso ad un cambiamento complessivo del Welfare che metta al centro la famiglia. Solo in questo modo potremmo ridurre i costi migliorando la qualità dei servizi.

C’è un consenso sociale per una tale svolta?
Questo è l’altro nodo da sciogliere. Infatti l’antropologia dominante è individualista. Ma si deve capire che se si sfascia la famiglia, si sfascia anche l’individuo. Una ragione di più perché il popolo del ‘family day’ si faccia sentire nell’agone politico.   

Intervista tratta da Avvenire, di Pier Luigi Fornari.

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