Buttiglione: non siamo la ruota di scorta del governo. Terzo Polo? Sia laburista e keynesiano

«Il premier sbaglia se pensa che ci accontentiamo di uno strapuntino. Se si segue Tremonti, il Paese corre rischi gravi. Serve un nuovo protagonismo dello Stato: si tassino rendite e transazioni finanziarie. E si torni a difendere il lavoro. Pomigliano ha segnato un arretramento dei diritti».

II presidente dell’Udc Rocco Buttiglione preferisce non commentare la cena Berlusconi-Casini, ma il messaggio che manda è chiaro: «Dicono che ci basterebbe un ministero o due. Ma abbiamo mai bussato, alla porta di Berlusconi? Non mi risulta. Il premier o i suoi pensano che ci accontentiamo di uno strapuntino? Sbagliano di grosso. Solo una crisi di governo vera, come obbligato passaggio formale, e un cambiamento profondo di linea nella politica economica seguita fin qui dal governo, potrebbe indurci a gesti di forte responsabilità. Altrimenti, non siamo la ruota di scorta di nessuno».

Presidente Buttiglione, l’incontro Governo-Regioni è andato malissimo.
Sarebbe facile, oggi, dire che la manovra economica è sbagliata e che le Regioni hanno ragione, ma problema è che è la crisi del Paese a essere drammatica. E pericolosa. La Bce avverte turbolenze, sui mercati, il differenziale degli spread tra Italia e Spagna si è ridotto a pochissimi punti, e potrei continuare. Capisco, dunque, la rigidità di Tremonti: i saldi della manovra devono restare invariati per ché ogni segnale sbagliato sulla manovra correttiva può far partire la speculazione finanziaria e attirare in Italia masse di capitali speculativi. D’altra parte, anche le Regioni hanno le loro ragioni, ma bisognerebbe prima riflettere su un federalismo fiscale dai costi incalcolabili e pesantissimi.

Nella manovra correttiva di Tremonti cosa è che non va?
Andava fatta, su questo non c’è dubbio, il guaio è che non contiene nulla per l’occupazione e lo sviluppo. Vedo che Confindustria si è battuta molto perché non fosse una manovra anche recessiva e c’è riuscita. Ma per rinsaldare la stabilità e certezza dei conti pubblici la manovra doveva puntare a creare lavoro e rilanciare l’economia. Il quadro neoliberista in cui si muove Tremonti non basta, quantomeno non basta più. Serve una forte iniezione di politiche sociali, un ritorno al keynesismo. In una fase in cui le imprese non investono o le banche non prestano loro i denari necessari per farlo è lo Stato che deve intervenire, prendendo l’iniziativa. E non per forza bisogna aumentare il debito.

Anche in altri Paesi Europei si seguono politiche simili.
Sì, infatti è l’Europa che ci chiede di andare in questa direzione. Il governo italiano, invece di ostacolare questo genere di politiche, quelle che tutti i governi europei stanno intraprendendo, dovrebbe farsene portatore. Vede, la cancelliere Merkel ha fatto due, importanti, proposte: una riguarda la tassazione sulle transazioni finanziarie, sulle quali basterebbe una tassa dello 0,001 %, tassa che porterebbe, nelle casse dell’Unione, circa 38 milioni di euro per fare politiche sociali, politiche che non costerebbero più di 500/600 milioni di euro. L’altra è la tassazione delle rendite finanziarie: in Italia lo si fece, poi ci si fermò, ora è tempo di riprenderle. Perché non si può fare?

Proposte di sinistra, potremmo dire…
Guardi, io sono solo un sincero democristiano, ma una cosa è certa: l’Italia corre rischi gravi, a proseguire sulla strada intrapresa da Tremonti. Inoltre, non possiamo più tollerare il peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Prendiamo l’accordo Fiat-sindacati su Pomigliano ratificato oggi (ieri per chi legge, ndr.): andava fatto, in nome dell’occupazione, ma la riduzione dei diritti dei lavoratori è indubbia, in quel caso. Il problema del la qualità dell’occupazione ce lo dobbiamo porre. Oggi la disoccupazione, in Italia, è al 10%, un livello inaccettabile. Quello accettabile è circa al 5%. Parola di papa Giovanni Paolo II, il quale parlava di «ragionevole abbondanza di posti di lavoro».

Tornando ad argomenti più terreni, il Terzo Polo ha il vento in poppa?
Il punto è che le politiche neoliberiste non bastano più. La politica deve ritrovare orizzonti e compiti diversi dagli attuali. Chi lo capisce per primo guiderà la nuova fase. L’Udc è pronta, si muove bene, a partire dalla dottrina sociale della Chiesa ma anche dal dialogo con i laici, gli ebrei, i protestanti. Poi, parlando di politica di Palazzo, come dice lei, vedo crescere il disagio dei cattolici nel Pd. Come Fioroni, ma anche come lo stesso Marini, il quale per me nutre una gran pena per la fine che hanno fatto, nel Pd. Ma anche nel Pdl succede lo stesso. Guardi alle difficoltà di Formigoni e anche di Cl, in queste ore, dopo gli attacchi della Lega, o a personalità come Beppe Pisanu. Il problema resta sempre lo stesso: nelle politiche tremontiane non c’è alcun spazio per politiche di solidarietà.

Intervista a Rocco Buttiglione di Ettore Colombo, tratta da Il Riformista.

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