Cesa: per il bene del Paese, Berlusconi accetti il governo di responsabilità nazionale

Di Giovanni Grasso, tratto da ‘L’Avvenire’ del 1 agosto 2010

«Berlusconi avrebbe fatto meglio ad accettare il nostro consiglio, ma è ancora in tempo: faccia un appello alle forze di opposizione per un governo di responsabilità nazionale. Su chi lo guiderà poi si potrà aprire una discussione. Oggi il premier è da solo e con una maggioranza cosi striminzita non può reggere». Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa tende la mano al premier, spiegando però nettamente: «Non si tratta di aggiungere un posto a tavola per l’Udc, sostituendoci meccanicamente a Fini. Ma di inaugurare una fase e un governo completamente nuovo».

Segretario, dica la verità: siete oggetto di un pressante corteggiamento da parte del premier e dei suoi uomini?
Non c’è da scandalizzarsi per questo: i corteggiamenti sono un classico nei momenti di confusione. Casini, però, glielo ha detto in tutti modi che non ci interessano tre ministri, la vicepresidenza del Consiglio o altre cariche. Siamo una forza responsabile, attenta prima di tutto al bene del Paese. Un bene che è messo in discussione da questo bipolarismo forzato, che non funziona. Berlusconi ne prenda atto, coraggiosamente, faccia un appello alle forze responsabili che sono presenti in Parlamento. Noi questo glielo diciamo da mesi, ma siamo ancora in tempo.

Oltre al corteggiamento, c’è anche una campagna acquisti per singoli parlamentari?
I nostri sono blindati e immuni. Del resto se fossero a caccia di poltrone, non avrebbero condiviso la scelta del partito di andare da solo alle elezioni. Piuttosto, vorrei dire che sono molti parlamentari del Pdl che, riservatamente, ci dicono che la nostra prospettiva è quella del futuro e chiedono di poter collaborare. Ma credo che questo sia il momento in cui ognuno debba restare al suo posto.

La prospettiva del governo di responsabilità è quella che vorrebbe l’Udc. Ma la sua previsione per il futuro qual è?
Prevedo il tentativo di Berlusconi di andare avanti da solo, con una maggioranza continuamente in bilico, costretto a contrattare di volta in volta i voti sui provvedimenti. Ovvero una fase di instabilità e di confusione, senza il respiro necessario per fare le riforme di cui il Paese ha urgente bisogno.

Non crede che in questo caso Berlusconi forzerebbe per arrivare alle elezioni anticipate?
Io credo che già ci stia pensando. Anche se stavolta, senza Fini, non è detto che ripeterebbe l’exploit di due anni fa. Sarebbe però una scelta irresponsabile andare a votare con questa sciagurata legge elettorale e senza risolvere almeno alcuni dei problemi degli italiani: l’economia, l’occupazione, il sostegno alle famiglie, l’abolizione delle province. In più, la situazione di scontro che si creerebbe porterebbe a ripetere l’errore capitale di questa legislatura: assemblare una coalizione per vincere e non per governare. E il giorno dopo delle elezioni, sarebbe tutto come prima.

Se Berlusconi forzasse la mano per andare al voto, si potrebbe formare una maggioranza alternativa in Parlamento?
Sarebbe una maggioranza risicata, e comunque non è solo una questione di numeri: certo è che da oggi il governo ha anche questo problema in più.

In caso di elezioni anticipate con chi si alleerebbe l’Udc?
È prematuro. Noi stiamo lavorando per creare il Partito della Nazione, che abbia una base omogenea di valori, di programmi e di intenti e non sia solo un’accozzaglia di sigle o di nomi messi insieme per fare numero. Al momento del voto, gli organi competenti prenderanno una decisione. Allo stato, posso dire che probabilmente andremmo di nuovo da soli.

Fini potrebbe essere un interlocutore di questo nuovo partito? Con lui non ne abbiamo ancora parlato. La nostra è una prospettiva di un partito di centro, laico con radici cristiane. Fini potrebbe essere interessato, come altri che oggi sono in difficoltà nel Pdl o nel Pd.

Intervista_Cesa_-_Avvenire[1].pdf








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