Dichiarazione di Voto del Sen. Gianpiero D’Alia sul Piano Antimafia

Senato, 3 Agosto 2010

Signora Presidente, annunciamo il nostro voto favorevole al provvedimento che avrebbe meritato qualche giorno in più e qualche ora in più di approfondimento in Commissione ed in Aula e che certamente avrebbe potuto portare per la via maestra la sua definitiva approvazione, prima della pausa estiva, con un altro passaggio alla Camera. Non vedo, infatti, la ragione per la quale noi, fra stasera e domani, dobbiamo riesaminare, seppure in parte, il decreto–egge sull’energia ed i colleghi della Camera, che hanno il calendario aperto fino a giovedì, non possano fare lo stesso, peraltro su un provvedimento che merita, per lo sforzo compiuto, di cui voglio dare qui atto al ministro Maroni, nell’intento di costruire un sistema di regole adeguato per il contrasto alla criminalità organizzata nel nostro Paese.

Abbiamo formulato una seria di osservazioni, alcune delle quali (le più importanti) sono state trasfuse nell’ordine del giorno accolto all’unanimità da questa Aula, che tracciano un percorso parlamentare chiaro indicando una serie di scadenze ed un impegno – peraltro, assunto dal ministro Maroni – con riferimento a futuri provvedimenti del Governo. Tutto ciò ci garantisce sul fatto che le cose che ci siamo detti e le perplessità che nutriamo troveranno in questa sede, cioè nel Parlamento, il loro naturale momento di confronto e di definizione.

Ad esempio, è chiaro che, a fronte della delega che riguarda le certificazioni antimafia e di quella che riguarda le misure di prevenzione, la delega che viceversa è contenuta al comma 2 dell’articolo 1 è troppo ampia e generica e anche pericolosamente vaga perché nel momento in cui essa afferma che il Governo può nell’esercizio del potere che gli viene delegato dal Parlamento effettuare una ricognizione della normativa penale, processuale ed amministrativa, vigente in materia antimafia, una successiva armonizzazione della detta normativa, un coordinamento con la normativa dettata dallo stesso piano antimafia ed un adeguamento della normativa italiana a quella europea, questa delega non serve solo a costruire un giusto testo unico delle leggi antimafia, ma anche a riscrivere, senza che il Parlamento sappia fino a che punto si può arrivare, importanti disposizioni in questa materia, con l’unico vincolo della legislazione europea che, come è noto, dal punto di vista del contrasto al crimine organizzato non sa di cosa parla perché non prevede assolutamente nulla.

Ora, è assolutamente evidente che nessuno pensa che il Governo voglia ad esempio depenalizzare il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, però è chiaro che una delega così ampia lo legittimerebbe a farlo senza alcun problema.

Di qui la necessità di precisare nell’ordine del giorno presentato insieme ad altri colleghi che su questa materia il livello della legislazione non può e non deve arretrare. Anzi, semmai, così come si prevede in una serie di nostri emendamenti, si deve tendere ad un inasprimento delle pene, come nel caso del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, tenuto conto che i minimi e i massimi devono essere sostanzialmente aumentati e che deve essere codificata una norma sul concorso esterno nel reato di associazione mafiosa, una creazione giurisprudenziale che deve invece essere regolamentata dal punto di vista normativo tenendo conto della giurisprudenza consolidata vigente in materia. </p>

Queste sono alcune delle ragioni per le quali abbiamo formulato una serie di osservazioni ed espresso una serie di perplessità. L’abbiamo fatto, signor ministro Maroni, proprio perché si ritiene che lo spirito con il quale si sta affrontando questo tema ed il contrasto messo in campo sono anche frutto del suo lavoro, non solo del loro encomiabile, legittimo e da noi sostenuto della polizia e della magistratura. C’è anche qualcosa di più e di suo, cosa di cui vogliamo darle atto. Questo è il dato. Lo abbiamo fatto e non abbiamo motivo di non farlo.

Ora, proprio per questa ragione ci teniamo molto a che il confronto parlamentare su questa materia sia serio e vada in profondità, tenuto conto che in questo piano avete enunciato una serie di questioni che devono però avere una naturale evoluzione in positivo ed una consequenziale traduzione normativa più specifica ed efficace di quella contenuta complessivamente nel testo in esame.

Ad esempio, con riferimento all’introduzione del reato di autoriciclaggio, lo diceva prima il collega Li Gotti, si rileva che oggi uno dei nostri problemi maggiori nel contrasto alla criminalità organizzata non è con riferimento al livello militare del contrasto, uno tra i più efficienti al mondo, come è dimostrato dalle nuove ed innovative operazioni di contrasto alla ‘ndrangheta.

Il tema è che, decapitati i vertici militari e i quadri intermedi di cosa nostra e delle altre mafie, bisogna comprendere poi come evolve questo fenomeno e se alla sconfitta militare o alle difficoltà militari corrisponde anche una chiusura delle attività economico-finanziarie di cosa nostra. Non è così perché c’è una zona grigia che obiettivamente diventa il polmone economico delle organizzazioni criminali che trasferiscono l’attività illecita più che sul controllo del territorio sul controllo del capitale finanziario attraverso alcuni circuiti. Ora, è chiaro che una serie di inchieste giudiziarie clamorose, alcune delle quali hanno anche riguardato un ex senatore della Repubblica, devono porsi il tema di alzare il livello del contrasto alla criminalità organizzata finanziaria.

Questa è una delle questioni che obiettivamente in quest’Aula bisogna discutere senza riserve o alcun genere di pregiudizio, ma comprendendo che lo sforzo da lei svolto e che tutti noi dobbiamo fare è proprio nel senso di innalzare il livello della qualità della risposta politica, che non può più essere di slogan o di posizioni di circostanza o di maniera.

Ancora, credo sia opportuno, se non necessario, definire meglio il tema della delega sulle certificazioni antimafia. Ritengo corretto intervenire su questa materia rendendo più efficiente il procedimento perché sull’altare del crimine organizzato non si può pensare di bloccare l’intera attività economica di un Paese (ovviamente sto esasperando il concetto).

Le misure e le certificazioni antimafia rappresentano un indispensabile strumento preventivo, così come il controllo sui subappaltatori e sui subcontratti. Quanto accade sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria è esemplificativo di un sistema di infiltrazione criminale rispetto al quale è necessario prevedere ulteriori strumenti di contrasto, di conoscenza, di censimento e anche di schedatura delle imprese che operano i questi settori particolarmente sensibili, in cui l’infiltrazione non è un pericolo, ma è la realtà.

 Rispetto a questo, chiaramente va bene la delega, ma è ancora meglio se riusciamo a costruire un sistema di norme che eviti di arrivare al blocco dei cantieri quando si scopre ex post che quelle che lavorano in un tratto della Salerno-Reggio Calabria e forniscono il calcestruzzo o i mezzi sono imprese mafiose o acquistate dalla mafia. Se tutto ciò avvenisse prima, attraverso il censimento di chi opera in questi settori delicati, le imprese criminali ci penserebbero di più prima di infiltrarsi in questo tipo di attività economica.

Inoltre, signor Ministro, ritengo indispensabile che la tracciabilità dei flussi finanziari (una delle norme contenute nel testo in esame che a noi piace di più), già prevista per gli appalti post terremoto, diventi uno strumento ancora più ampio, generalizzato e diffuso rispetto a quanto stabilito nel provvedimento.

Inoltre, riteniamo assolutamente positive tutte le disposizioni riguardanti gli accertamenti fiscali dei soggetti colpiti da misure di prevenzione, la disciplina delle operazioni sotto copertura e tutte quelle norme che obiettivamente servono alle Forze dell’ordine e per affinare i mezzi di contrasto in questo settore particolare.

Vorrei svolgere ancora due brevi considerazioni.

Innanzi tutto, per quanto riguarda i collaboratori di giustizia, ritengo che al di là del caso Spatuzza il tema debba essere affrontato. Si deve evitare, però, il paradosso che è emerso dal punto di vista giuridico (il sottosegretario Mantovano ha sempre mostrato di avere onestà intellettuale) con riferimento alla vicenda Spatuzza. Mi riferisco al fatto che sulla stessa questione vi possono essere valutazioni diverse, di natura amministrativa e di natura giudiziaria. In sostanza, come è stato sperimentato nella vicenda Spatuzza, ma come può accadere anche per altre vicende, ci possiamo trovare di fronte ad una valutazione dell’autorità giudiziaria che procede alle indagini diversa da quella dell’autorità amministrativa chiamata dalla legge a predisporre mezzi di protezione, che sono anche a supporto dell’attività di indagine e di inchiesta. Quando si crea questo tipo di cortocircuito, viene chiamato il giudice amministrativo ad esprimere una valutazione in ordine all’attendibilità del collaboratore di giustizia: ciò è un paradosso perché si affida ad un’autorità terza, che non conosce le carte dell’inchiesta né la situazione in ordine alla sicurezza del soggetto, la responsabilità di dirimere la questione.

Forse sarebbe più opportuno distinguere esattamente il profilo dell’attendibilità dal punto di vista processuale dal profilo della copertura della sicurezza del soggetto collaboratore di giustizia. Dal nostro punto di vista, ciò va fatto attraverso una norma che stabilisca che tale valutazione sia rimessa all’autorità giudiziaria. Infatti, comunque vi è un tribunale che poi deciderà in ordine all’attendibilità delle dichiarazioni rese dal soggetto collaboratore di giustizia o non, nel corso di un determinato procedimento.

Tutto ciò è meglio dell’ipotesi di un conflitto tra l’autorità giudiziaria e la Commissione chiamata a predisporre mezzi di protezione speciale per determinati soggetti che possono creare situazioni obiettive di conflitto e disagio.

Da ultimo – e concludo, signor Presidente – credo sia opportuna anche una calendarizzazione delle disposizioni già approvate all’unanimità alla Camera dei deputati; disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione. Ritengo questa una disposizione molto utile che ha trovato tutti d’accordo alla Camera e mi auguro che a settembre possa essere calendarizzata anche al Senato. In alcune zone d’Italia – per la verità anche in zone del Nord e non solo del Sud – si dovrebbe evitare che soggetti colpiti da misure di prevenzione facciano i galoppini elettorali o che in qualche modo organizzino campagne elettorali per questo o quell’esponente politico.

Sarebbe questo un segnale molto forte che noi diamo, visto e considerato che su detto tema si registra una convergenza di tutte le forze politiche.

Per queste ragioni e dando atto – signor Ministro – del lavoro che lei ha compiuto in tale materia e confidando nella sua azione, annunciamo il voto favorevole del nostro Gruppo parlamentare.










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