D’Onofrio: centrali più che centristi

La convergenza parlamentare, che si è manifestata in riferimento alla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv contro il sottosegretario Caliendo, deve essere considerata un fatto politico significativo e non balneare, perché attiene ad aspetti essenziali dell’idea stessa di democrazia che gli asseriti due Poli – Pdl e Pd – non hanno fino ad ora mostrato di avere in comune.
Nella consistente messe di astensioni due da una parte e due dall’altra dei presunti Poli – vi è infatti probabilmente molto più di un embrione sul concetto stesso del rapporto tra giustizia e politica; del rapporto tra federalismo e unità nazionale; del rapporto tra voto popolare concernente il governo del Paese e autonomia delle istituzioni costituzionali.
Non si tratta infatti di costruire la cosiddetta Seconda Repubblica, quanto dar vita ad un nuovo equilibrio costituzionale rispetto a quello che ci è stato consegnato dalla Costituzione vigente. Il fatto politico ha fatto immaginare la nascita di una sorta di Terzo polo: nulla di più lontano dalla realtà. Si tratta infatti più dell’affermazione di una centralità politico-istituzionale che non di un incipiente – e del tutto improbabile -Terzo polo politico.

Il solo fatto dì vedere nella convergenza delle astensioni l’inizio di un Terzo polo, dimostra che si è ancora una volta culturalmente sudditi dell’affermazione – essa sì molto condivisa – dell’esistenza degli altri due Poli, secondo la teoria in base alla quale il bipolarismo è soltanto quello deciso dagli elettori al momento del voto. Prima delle distinzioni tra gli schieramenti politici che si presentano agli elettori, gli uni alternativi agli altri, vi è infatti la necessità di capire fino in fondo se si intende costruire un bipolarismo che abbia alle spalle una sostanziale convergenza dei due schieramenti politici alternativi sulle questioni di fondo alle quali si è fatto riferimento in precedenza: rapporto tra giustizia e politica; rapporto tra federalismo e unità nazionale; rapporto tra voto popolare e pluralismo istituzionale. La centralità dimostrata dalla convergenza delle astensioni ha infatti riguardato, in via di principio e immediatamente, proprio la questione del rapporto tra giustizia e politica: da una parte è sembrata prevalere una inaccettabile pulsione giustizialistica, dall’altra viene contrapposta la tesi della coincidenza tra opportunità politica e sentenza penale definitiva.

L’area dell’astensione ha infatti l’obiettivo di contrapporsi ad entrambe queste posizioni, proprio perché rifiuta di ritenere che il giustizialismo da un lato e la presunzione di immunità dall’altro possano essere alla base di due accettabili Poli politici alternativi. Altro che deriva pilatesca! L’astensione infatti rappresenta una precisa scelta politico-istituzionale nella quale si coglie l’esistenza significativa, anche se embrionale, di una nuova centralità politico-costituzionale. Non si tratta infatti dell’adesione ad un’ipotesi politica centrista che – essa sì – finirebbe con il colorarsi di ambizioni di Terzo polo distinto dagli altri due, che sarebbero pur sempre considerati Poli politici, e non cartelli elettorali che si contendono il potere di governo del Paese sulla base soltanto del voto popolare. Non si tratta dunque di un embrione di Terzo polo politico. Non si tratta della convergenza di una parte, che da destra va al centro o a sinistra.
Si tratta – molto più significativamente – di una convergenza rilevante oggi sul punto essenziale del rapporto tra giustizia e politica. Domani – in un futuro non lontano – si spera che la stessa convergenza si possa trovare sul tema del cosiddetto federalismo fiscale, allorché si affronterà seriamente il problema del rapporto tra Nord e Sud del Paese. Sono queste le ragioni di fondo che rendono questa centralità delle astensioni un fatto rilevante, anche in riferimento alla ipotesi più volte ventilata di elezioni politiche anticipate di molto rispetto alla scadenza naturale del 2013. Se infatti si considerano le elezioni quale fonte unica di legittimazione non solo della funzione di governo, ma anche dell’esercizio di tutte le altre funzioni costituzionali, la centralità delle astensioni sarà fortemente sollecitata a dire se la cultura del pluralismo costituzionale costituisce – come tutto fa ritenere – parte essenziale di questa centralità delle astensioni. Sono queste le ragioni che inducono a ritenere che sarà il tempo, molto presto, a risolvere le due questioni costituzionali non formalmente presenti nel voto sul sottosegretario Caliendo.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 05 agosto 2010.

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