Casini: Governo al capolinea, Premier si rivolga a opposizioni

Roma, 6 set. (Apcom) – Il discorso di Gianfranco Fini rappresenta “il capolinea” per la maggioranza di governo e Silvio Berlusconi farebbe bene a prenderne atto presentandosi in Parlamento e rivolgendosi anche alle “opposizioni”. Lo dice il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, intervistato dal Corriere della Sera.

Casini non fa pronostici sull’esito della crisi, ma avverte: “Fini ha confermato il patto di lealtà, mettendo il Paese al riparo da fughe o elezioni anticipate. Se invece si va a votare, Berlusconi pone le premesse per il superamento del berlusconismo.

Ma decida lui. Se non vuole andare fuori strada definitivamente, comprenda che una fase si è chiusa e che il Paese ha bisogno di una svolta”.

Per Casini, “il premier dovrebbe far finta di non essere Berlusconi e prendere atto che la maggioranza è al capolinea. E’ ora di smetterla con il delirio di autosufficienza. Se invece non è in grado, provi a rattoppare”.

Il leader Udc frena Francesco Rutelli, che ieri ha definito “vicino” il terzo polo: “Non possiamo criticare la politica del predellino e poi salirci anche noi. Una cosa consistente va costruita con calma”. Per quanto riguarda le ipotesi di un eventuale ruolo di leadership del centrosinistra, Casini precisa: “Il futuro non lo voglio ipotizzare, ma due cose sono certe.

Tutte le mie scelte verranno fatte assumendomi le responsabilità davanti agli elettori e non con ribaltoni di palazzo. Secondo, se si votasse domattina non mi sembra esistano le condizioni per un’alleanza, né col Pd né col Pdl”.

L’intervista

«Gianfranco? Dovrei denunciarlo per plagio…».

Vuoi dire che Fini l’ha copiata, presidente Casini?
«Insomma, dalle quote latte alla vicenda Gheddafi, dalla necessità di cambiare la legge elettorale al quoziente familiare, ha detto cose che noi sosteniamo da anni».

Il Pdl una Forza Italia allargata.
«Noi lo dicemmo due anni fa, quando lui saliva sul predellino. Eppure Berlusconi lo conosciamo bene, è simpatico e avvolgente, ma è anche prevedibile. Perché Fini ci ha fatto un partito insieme?».

E adesso, che succede?
«Probabilmente il premier si sente vittima di chissà quale tradimento. Lui, che ha una idea proprietaria del partito, si chiederà perché Fini si comporti così, dopo che lui lo ha fatto presidente della Camera».

Si va a votare?
«Fini ha confermato il patto di lealtà, mettendo il Paese al riparo da fughe o elezioni anticipate. Se invece si va a votare, Berlusconi pone le premesse per il superamento del berlusconismo. Ma decida lui. Se non vuole andare fuori strada definitivamente, comprenda che una fase si è chiusa e che il Paese ha bisogno di una svolta. Si presenti in Parlamento e si rivolga anche alle opposizioni responsabili, Udc e Pd».

Pensa ancora che Berlusconi possa uscirne con un governo di responsabilità nazionale?
 «Non sono uno psicologo, faccia quello che vuole. Io gli ho indicato la strada. Mi rendo conto che sia quasi impossibile, ma il premier dovrebbe far finta di non essere Berlusconi e prendere atto che la maggioranza è al capolinea e che è ora di smetterla con il delirio di autosufficienza. Se invece non è in grado di fare uno scatto, provi a rattoppare».

Mettiamo che il rattoppo non riesce. Lei, Fini e Rutelli darete vita al terzo polo?
«In caso di elezioni loro suoneranno le loro trombe e noi le nostre campane. Sono sicuro che l’area di responsabilità che esiste in Italia sarà determinante per il futuro del Paese. Sia chiaro però che io non voglio fare un terzo polo, ma un partito della nazione. Un’ampia area che abbia magari le caratteristiche di un rassemblement alla francese».

Per Rutelli il «nuovo polo» è vicino.
«Non possiamo criticare la politica del predellino e poi salirei anche noi, dando vita da mane a sera a uno scenario nuovo. Una cosa consistente va costruita con calma, con processi democratici. Il colpo di teatro può piacere una sera, ma un partito che nasce così dura quanto il Pdl. E poi stiamo parlando di due forze che stanno all’opposizione, l’Api e l’Udc, e di un’altra, Futuro e Libertà, che è ancora in maggioranza».

Fini vuole una nuova legge elettorale. E lei?
«Non c’è dubbio che, se Berlusconi si dimette, bisognerà aprire un confronto perché lo scettro della scelta dei parlamentari torni nelle mani dei cittadini. Io però continuerò a dialogare anche con il Pdl. Siamo stati noi a inventare il legittimo impedimento per mettere le alte cariche al riparo dai processi».

Lei è indulgente con Berlusconi, ma assai meno con Fini. Sente aria di elezioni e si attrezza per non farsi rubare i voti?
«Ricordare il passato serve a non ripetere gli errori in futuro. I motivi di arrabbiatura che avevo per Gianfranco li ho superati da tempo, sia sul piano personale che su quello politico. Ho apprezzato il suo discorso, ma lo invito a riflettere anche su questioni come quelle eticamente sensibili, che non possono essere certo declinate come ha fatto l’onorevole Della Vedova un mese fa».

Siete già in lotta per spartirvi le cariche nel dopo-Berlusconi?
«Non c’è nessuna spartizione, perché non c’è nessuna competizione. C’è spazio per tutti coloro che vogliono trovare una nuova via. Io ho saputo aspettare e aspetto ancora».

Non sarà che Berlusconi le ha di nuovo offerto di prendere il posto di Fini in maggioranza?
«Non esiste, non faccio il tappabuchi. Berlusconi la smetta di vagheggiare Casini al posto di Fini o Rutelli al posto di un altro e riponga nel cassetto la logica dei guelfi e ghibellini».

Si dice che D’Alema sia per il sistema tedesco perché la vuole leader del centrosinistra. Accetterebbe?
«Il futuro non lo voglio ipotizzare, ma due cose sono certe. Tutte le mie scelte verranno fatte assumendomi le responsabilità davanti agli elettori e non con ribaltoni di palazzo. Secondo, se si votasse domattina non mi sembra esistano le condizioni per una alleanza, né col Pd né col Pdl».

 

 

 

 

Casini «Maggioranza al capolinea. Gianfranco mi copia tardi» (Corriere della Sera).pdf








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