Interpellanza dell’On. Tassone concernente iniziative in relazione alla situazione dell’ordine pubblico in Calabria, con particolare riferimento alla operatività e alla tutela degli uffici giudiziari

Signor Presidente, non è la prima volta che ci intratteniamo proprio in quest’Aula su un tema estremamente delicato e quindi non nuovo. Credo che sia ampiamente nota al Governo, rappresentato qui dal sottosegretario Caliendo, la problematica che investe la regione Calabria.
Altre volte, attraverso lo strumento del sindacato ispettivo, abbiamo tentato di capire, ma soprattutto di cogliere da parte del Governo – questo è lo sforzo che abbiamo fatto – una presa di coscienza e una sua consequenzialità. La presa di coscienza non è mai mancata: ho trovato sempre esponenti del Governo estremamente sensibili e attenti. Però, quanto alla conseguenzialità, per una serie di fatti e problemi, non ultimo, oltre ovviamente alla legislazione, il ruolo del Consiglio superiore della magistratura, non si è riusciti a raggiungere gli obiettivi sperati attraverso atti conseguenziali.
Sono stati tenute delle riunioni del Consiglio dei ministri a Reggio Calabria e vi sono continue visite, per dire la verità, da parte del Ministro della giustizia e del Ministro dell’interno a Reggio Calabria, e non soltanto in quella provincia ma in tutta la regione, occasioni in cui si è assunto l’impegno di colmare le lacune e i vuoti che esistono negli uffici giudiziari, non soltanto come magistrati, ma anche come personale amministrativo (ufficiali giudiziari, cancellerie e quant’altro).
Questo impegno fu assunto in termini sacrali e forti all’indomani del 3 gennaio, giorno in cui fu divelto il portone della procura generale presso la corte di appello di Reggio Calabria (questo fatto si è reiterato passando dagli uffici giudiziari all’abitazione del procuratore generale).
Non vi è dubbio che abbiamo una situazione di sottorganico a Reggio Calabria. Anche se vi sono stati e vi sono degli impegni e forse qualcuno è già arrivato e ha raggiunto qualche postazione, c’è una situazione drammatica in tutti gli uffici giudiziari della regione calabrese. Nella mia interpellanza, come lei ha letto, signor sottosegretario, faccio riferimento a percentuali e a vuoti, che certamente non sono sconosciuti al Ministero della giustizia, e tutto questo per tentare di coprire i posti.
Ho presentato anche un ordine del giorno, accolto dal Governo, per quanto riguarda gli ufficiali giudiziari, per uno scorrimento della graduatoria. Si tratta di mandarli, invece che al nord, in Calabria, e di fare scorrere intanto la graduatoria. Si tratta di un atto di indirizzo parlamentare accolto dal Governo con il consenso dell’Aula e anche questo è un dato su cui voglio richiamare la sua attenzione. La mia interpellanza nasce da una situazione che oserei definire ormai ai limiti della tollerabilità per uno Stato civile e moderno come noi diciamo di essere, perché questa regione sembra essere sotto sequestro ad opera di strutture e forze che certamente con lo Stato non hanno nulla a che fare, ma che anzi si sono poste in alternativa allo Stato stesso.
Non avere forze di contrasto credibili, efficienti ed efficaci certamente fa mancare credibilità allo Stato e alle istituzioni, non soltanto per i messaggi che ne provengono, ma perché vi è sempre una criminalità organizzata, e non soltanto organizzata (perché la criminalità non è soltanto quella ‘ndranghetista ma anche quella che si annida nelle istituzioni e nel mondo degli affari), che dimostra sempre più una grande prepotenza, che sempre più fa incetta di proseliti e che, attraverso atti e gesti, dimostra di essere detentrice di grandi poteri e di possedere il controllo del territorio.
Il 3 gennaio vi è stato l’attentato agli uffici giudiziari della corte di appello, alla fine di agosto vi è stato l’attentato all’abitazione del procuratore generale Di Landro presso la corte di appello. Vi è stata poi la manomissione della macchina in un TgarageT degli uffici giudiziari: anche se in questo caso vi era una contestualità di utilizzo da parte di altri enti, tuttavia credo che il dato emerso sia quello di non disporre nemmeno di strumenti di osservazione e di controllo. Sebbene la notizia della manomissione dei bulloni delle gomme di questa macchina è emersa solo adesso, sicuramente, come è stato detto, si è trattato di un tentativo di omicidio.
Vi è stato poi il caso della macchina imbottita di armi ed esplosivo rinvenuta lungo il percorso del Presidente della Repubblica, che in quei giorni si trovava a Reggio Calabria; vi sono inoltre le minacce rivolte a tanti magistrati, a imprenditori, a giornalisti (ultimamente a Bovalino vi è stato il caso di un giovane giornalista corrispondente da San Luca), al commissario straordinario come Gerardo Mancuso di Catanzaro, al presidente della giunta regionale, al presidente del consiglio regionale, cui hanno fatto esplodere tempo fa la villetta al mare e scardinato il portone e al vicepresidente della giunta regionale.
Quando il Ministro Maroni ci dice che alcuni obiettivi sono stati raggiunti, certamente ne prendo atto: la sezione «catturandi» ha funzionato (forse più in Sicilia che in Calabria), qualche latitante lo abbiamo preso, qualche confisca di beni è stata realizzata, però i conti non tornano e quindi la bilancia è in negativo, non in positivo.
Io non presento un’interpellanza pensando o immaginando minimamente che il sottosegretario nella sua risposta possa essere esaustivo; ma è mai possibile – mi rivolgo, signor Presidente, ad un esponente del Governo che ha una lunga esperienza anche nella magistratura – che vi sia una produzione di buste e di bossoli che circolano e raggiungono tutti gli amministratori, con minacce varie? Senz’altro in questo vi è una parte di autoproduzione, perché vi è qualcuno che produce i bossoli per se stesso per motivi non decifrabili e inconfessabili: anche questo si sa, come quando qualcuno viene catturato perché la stessa organizzazione criminale lo consegna, in quanto stanca della guida di quella persona dalla latitanza, lo mette in minoranza e lo consegna in modo da farlo mantenere dal Paese, dallo Stato.
È mai possibile che questi atti che si consumano giorno per giorno non hanno un volto e di essi non sia stato ancora individuato un responsabile? Di questi fatti se ne parla in quei giorni e i quotidiani locali ne danno piena notizia riempiendo di articoli le pagine, ma poi tutto passa sotto silenzio, non se parla più neppure per caso.
Ognuno di noi qui ha studiato statistica, ma così saltano le regole del calcolo delle probabilità: vi sono centinaia e centinaia di destinatari di questi fatti e mai un responsabile! Dal 3 gennaio, la bomba alla procura generale presso la corte d’appello non ha avuto ancora un responsabile, un volto! Richiamo poi i fatti efferati di questi giorni: a Soverato, un individuo ha commesso un omicidio alle sette di sera in piena spiaggia, d’estate; a Palermiti, durante la festa della santa patrona, un uomo è stato ucciso sotto gli occhi di tutti, della famiglia e dei figli; e ancora, in altri paesi, in altre zone, in altri territori. Ritengo che la situazione sia grave; allora si fa quel che sto facendo, perché l’unico potere di cui disponiamo è quello di innescare lo strumento, come dicevo poc’anzi, del sindacato ispettivo.
C’è una volontà, una presa di coscienza, ma molte volte ci abbandoniamo agli TspotT. Vi è una presa di coscienza anche da parte del vescovo di Locri-Gerace, per tutta la vicenda del Santuario di Polsi, che era quasi dato in appalto alla criminalità organizzata, che vi svolgeva le sue riunioni, i suoi incontri, le sue liturgie (non ecclesiali: altri tipi di liturgie, in parallelo con quelle ecclesiali). Ma non v’è dubbio che la gran parte la deve fare il popolo calabrese: le forze sociali, le forze politiche, la forze della cultura, attraverso una rivolta morale, altrimenti non si raggiunge alcun tipo di obiettivo.
Ci ha raggiunti in Aula anche il sottosegretario Palma, con il quale abbiamo colloquiato, sia in privato che dai banchi del Parlamento: credo che condividiamo un percorso. Non sono fra coloro che dicono: il Governo ci deve risolvere i problemi. Vi dev’essere un concorso, però il Governo deve crearsi le condizioni su cui costruire: va combattuta la debolezza delle istituzioni, il vuoto delle procure e dei tribunali, la disorganizzazione e la mancata sincronizzazione delle forze di polizia; non sappiamo cosa fanno i servizi di informazione. Mi voglio augurare che in Aula troveremo un argomento a favore, ma ho i miei dubbi: i servizi d’informazione saranno poi anche oggetto di una mia valutazione complessiva.
Si segnala un problema, al di là dell’encomiabile sforzo che mettono in atto le forze di polizia, i carabinieri, gli agenti di pubblica sicurezza, la Guardia di finanza e anche il Corpo forestale dello Stato: vi è infatti anche la criminalità dei boschi. Quando menzioniamo gli uccisori di Soverato e di Palermiti, parliamo anche della T‘ndranghetaT dei boschi.
Passiamo poi al tema dell’energia eolica: anche con la produzione di energie alternative vi è poi un’espansione molto ampia degli affari da parte della criminalità organizzata. Senza fare riferimento a tutto quanto sta accadendo in questi giorni in Calabria: quel che si è scoperto in questi giorni nel porto di Gioia Tauro; ma di lì passano migliaia e migliaia di TcontainerT, e vi è il traffico di tutto, anche di armi. Credo che siamo il corridoio verso il Medio Oriente: lavoriamo come Paese per assicurare la pace e molte volte siamo il corridoio su cui transita di tutto, armi, droga, organi umani. Vi è di tutto.
Ritengo che occorra compiere una riflessione in termini forti, affinché vi sia un progetto. Non soltanto da parte del Governo, ma d’intesa con le energie più sane, che sono la stragrande maggioranza in Calabria, e che bisogna sottrarre all’apatia. Si sa che in quei luoghi vi sono pochissimi testimoni che denunciano un fatto. Sappiamo che vi è una realtà sottomessa ad un’azione di estorsione incredibile: l’80 per cento di coloro che hanno studi professionali, commerciali, eccetera, pagano il pizzo. È questa una situazione ancora tollerabile?
Sappiamo poi attraverso le operazioni Crimine e Meta (300 avvisi di garanzia e arresti, un collegamento lungo tutta la penisola) quali sono i riciclaggi, quali sono gli investimenti e gli affari di andata e di ritorno che riguardano la Calabria, la Lombardia, il Piemonte e gran parte dell’Italia, attraverso il grande corridoio colombiano dei Paesi sudamericani, che sono un mercato allettante, e di cui l’Italia è un punto di riferimento: la criminalità organizzata del nostro Paese vi gestisce molte situazioni.T TDetto questo, signor Presidente, è difficile anche lavorare in Calabria. Oppure non ci si interessa di tali questioni e si dice che le cose vanno bene. Le cose andranno bene, signor Presidente, visto e considerato che nel mese di agosto siamo stati allietati da un dibattito politico di altissimo livello, che tanti Paesi ci stanno invidiando e che ha coinvolto i partiti della maggioranza. Noi umilmente poniamo questioni di più basso livello, quelle di un territorio sequestrato dalla criminalità organizzata – che non è soltanto quella calabrese – e diciamo al Governo e alle forze di maggioranza (se sono ancora in condizione di andare avanti): volete uscire dagli TspotT e affrontare in termini seri il problema del collegamento fra le forze politiche e le forze sociali in questa nostra regione?

La risposta del sottosegretario di Stato per la giustizia, Giacomo Caliendo

Signor Presidente, nel rispondere all’onorevole interrogante ritengo doveroso evidenziare la completa sinergia di azione esistente fra magistratura e forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata. La risposta dello Stato ai meccanismi perversi della violenza e dell’illegalità è da sempre ferma ed immediata e i risultati di questa infaticabile attività sono oggi ancora più evidenti, non soltanto nei mutati equilibri territoriali delle organizzazioni criminali e nelle recenti rivalità fra cosche antagoniste, ma anche e soprattutto nelle aggressive rivendicazioni criminali verificatesi in questo ultimo periodo.
Vorrei ricordare infatti che nell’ultimo biennio lo sforzo congiunto delle istituzioni ha consentito la cattura di pericolosi latitanti e ha portato inoltre all’arresto di centinaia di appartenenti alle cosiddette ‘TndrineT, permettendo l’aggressione dell’impero patrimoniale di molte famiglie mafiose. Questo risultato è stato raggiunto attraverso il costante controllo statale del territorio e i numeri forniti al riguardo dal Ministero dell’interno ne danno piena contezza.
Segnalo, infatti, così come riferito al competente Dicastero, che il dispositivo delle forze di polizia territoriali nella regione Calabria è costituito da 4.152 appartenenti ai ruoli operativi della Polizia di Stato e da 4.662 carabinieri. A questi ultimi vanno aggiunti 2.250 militari della Guardia di finanza che, anche se con prevalenti compiti di polizia economica e finanziaria, concorrono all’esecuzione dei piani coordinati di controllo del territorio.
Nei casi di emergenza, il presidio sul territorio viene supportato da unità provenienti sia dai reparti prevenzione crimine della Polizia di Stato, sia dalle compagnie di intervento operativo dell’Arma dei carabinieri.
Inoltre, in sede di coordinamento tecnico interforze, vengono periodicamente rivisitate le strategie per l’ottimale impiego degli operatori di pubblica sicurezza nei servizi di prevenzione generale. Queste misure, infatti, permettono di privilegiare una più efficace presenza dinamica sul territorio e hanno consentito, nel primo semestre del corrente anno, non soltanto di ridurre di circa l’8,7 per cento il totale dei delitti (pari a 30.224) rispetto a quello rilevato nell’analogo periodo di riferimento del 2009 (pari a 33.086), ma hanno anche permesso, nel primo semestre del 2009, di denunciare e arrestare 18.829 persone (di cui 3.126 arrestate e 15.703 denunciate in stato di libertà) e, nel primo semestre dell’anno in corso, di denunciare ed arrestare 18.301 persone (di cui 3.387 arrestate e 14.414 denunciate in stato di libertà).
Con particolare riguardo alla regione Calabria, l’azione di contrasto delle forze dell’ordine alle diverse attività criminali radicate sul territorio si è tradotta, per l’anno 2008, nell’arresto di 34 latitanti (dei quali 4 appartenenti al Programma speciale di 30, 5 all’elenco dei «100 latitanti più pericolosi» e 25 alla categoria di «altri pericolosi latitanti»), nel sequestro di 598 beni, per un valore di circa 220.162.092,00 euro e nella confisca di 50 beni, per un valore di circa 8.675.658,00 euro.
Nell’anno 2009, i dati riferiti dal Ministero dell’interno indicano, invece, l’arresto di 29 latitanti (dei quali sei appartenenti al «programma speciale dei 30», 5 all’elenco dei «100 latitanti più pericolosi» e 18 alla categoria «altri pericolosi latitanti»), nonché il sequestro di 1.777 beni, per un valore di circa 665.599.503 euro e la confisca di 434 beni, per un valore di circa 170.541.577 euro.
Quanto al recente periodo, ricompreso tra il 1PoP gennaio ed il 14 settembre del corrente anno, il Ministero dell’interno riferisce l’arresto di ben 15 latitanti (dei quali uno appartenente al «programma speciale dei 30», 3 all’elenco dei « 100 latitanti più pericolosi» e 11 alla categoria «altri pericolosi latitanti»), nonché il sequestro di 1.280 beni, per un valore di circa 741.217.063 euro e la confisca di 205 beni, per un valore di circa 70.914.207 euro.
A tutto ciò va aggiunta l’istituzione (con decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4, coordinato con la legge di conversione 31 marzo 2010, n. 50) dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, avente sede centrale proprio a Reggio Calabria, nonché la recente approvazione – con legge n. 136 del 13 agosto scorso – del disegno di legge d’iniziativa governativa concernente il Piano straordinario contro le mafie e la delega conferita al Governo in materia di normativa antimafia.
Orbene, ai dati comunicati dal Ministero dell’interno vanno affiancati gli elementi giurisdizionali, poiché è del tutto evidente che l’azione di contrasto dello Stato alla criminalità calabrese si sviluppa e si definisce anche sul piano giudiziario.
Secondo quanto riferito dagli uffici di procura di Reggio Calabria e di Catanzaro, in seguito all’attentato del 3 gennaio 2010, veniva iscritto dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria il procedimento penale per i reati di cui agli articoli 10, 12 e 13 della legge n. 497 del 1974 (cosiddetta legge sulle armi) e 635, comma 2, del codice penale (danneggiamento), aggravati ai sensi della legge n. 203 del 1991 (cosiddetta legge antimafia).
Il procedimento, iscritto nel registro generale delle notizie di reato a carico di ignoti, veniva successivamente trasmesso per competenza alla procura della Repubblica di Catanzaro, ipotizzandosi – da parte degli inquirenti reggini – il «coinvolgimento in qualità di persone offese o danneggiate dai reati, di taluni magistrati in servizio presso l’ufficio di procura generale».
In data 3 maggio 2010, la procura della Repubblica di Catanzaro mutava l’iscrizione del menzionato procedimento, contestando a soggetti noti i reati inizialmente ipotizzati dalla procura reggina, oltre all’ulteriore reato di cui agli articoli 338, 339, 635 del codice penale e all’articolo 7 della legge n. 203 del 1991 (violenza o minaccia ad un corpo giudiziario, aggravata dal fine e dal metodo mafioso). Nel corso dell’indagine, venivano conferite due consulenze tecniche, i cui esiti sono attualmente al vaglio degli inquirenti.
Per quanto riguarda, invece, l’incidente occorso in data 7 giugno 2010 all’autovettura di servizio del procuratore generale di Reggio Calabria, dottor Di Landro, comunico – così come riferito dal procuratore di Catanzaro – che il procedimento penale, inizialmente aperto dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria, è stato trasmesso per competenza TexT articolo 11 del codice di procedura penale alla procura della Repubblica di Catanzaro; quest’ultima procede a carico di ignoti per i reati di cui agli articoli 56 e 575 e 635, capoverso, del codice penale, aggravati dall’articolo 7 della legge n. 203 del 1991.
Con riferimento, invece, ai fatti accaduti in Reggio Calabria nella notte del 26 agosto 2010, sulla soglia di ingresso del condominio di via Carlo Rossetti n. 48 di Reggio Calabria (in cui abita, tra gli altri, il procuratore generale Di Landro), rappresento che l’ufficio della procura catanzarese ha iscritto procedimento penale a carico di ignoti per i reati di cui agli articoli 10 e 12 della legge n. 497 del 1974, 635 e 612 del codice penale, in relazione all’articolo 339 del codice penale.
Le indagini relative ai procedimenti penali menzionati sono svolte – così come evidenziato dal predetto procuratore – in coordinamento tra di loro, sussistendo, a parere degli inquirenti, elementi di connessione probatoria tra i diversi fatti oggetto di indagine. Per quanto riguarda, poi, la situazione specifica della tutela personale del procuratore generale, dottor Di Landro, segnalo che la prefettura di Reggio Calabria, nella stessa giornata del 3 gennaio 2010, e cioè immediatamente dopo l’esplosione di un ordigno dinanzi gli uffici della procura generale, ha provveduto a rafforzare il dispositivo di protezione proposto in favore del magistrato in data 11 dicembre 2009.
Comunico, inoltre, che la stessa prefettura di Reggio Calabria, in seguito all’esplosione del 26 agosto 2010, ha prontamente deciso un rafforzamento del dispositivo di tutela approntato per il procuratore generale, dottor Di Landro, disponendo un innalzamento ulteriore del livello di protezione già esistente.
Quanto, infine, al ritrovamento di un’auto carica di armi nel tragitto percorso dal Capo dello Stato, comunico che la procura della Repubblica di Reggio Calabria ha instaurato a carico di soggetto noto il procedimento penale n. 324/10.
Con sentenza GUP del 26 luglio 2010, l’imputato è stato condannato alla pena di due anni e quattro mesi di reclusione per i reati di cui agli articoli 378 del codice penale (favoreggiamento personale) e 7 della legge n. 203 del 1991. Sull’episodio in questione sono in corso indagini ulteriori, anche se, allo stato delle risultanze investigative – così come segnalato dal procuratore di Reggio Calabria – sembra possa escludersi che sia stato progettato un attentato ai danni del Presidente della Repubblica o di altre personalità.
Venendo, infine, alla dotazione organica degli uffici giudiziari menzionati nel presente atto di sindacato ispettivo, comunico i dati accertati dal competente dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi di questo Ministero.
L’organico magistratuale togato della Corte di appello di Reggio Calabria (composto, oltre al capo dell’ufficio, da cinque presidenti di sezione, un presidente di sezione lavoro, ventiquattro consiglieri – cinque dei quali con funzioni di consigliere sezione lavoro – e due magistrati distrettuali giudicanti) presenta, allo stato, la vacanza di quattro posti di consigliere e dei due magistrati distrettuali giudicanti organicamente previsti. Le due vacanze afferenti alla figura del magistrato distrettuale, in particolare, risultano essere state pubblicate dal Consiglio superiore della magistratura con TtelexT del 28 giugno 2010.
L’organico magistratuale togato del Tribunale di Reggio Calabria (composto, oltre al capo dell’Ufficio, da sei presidenti di sezione e da quarantatre giudici, quattro dei quali con funzioni di giudice del lavoro) presenta, invece, la vacanza di sedici posti di giudice.
Dodici delle anzidette vacanze saranno coperte da altrettanti magistrati nominati con decreto ministeriale 2 ottobre 2009; questi ultimi assumeranno possesso delle funzioni loro attribuite presso il menzionato tribunale nell’aprile 2011.
Le residue quattro vacanze dovranno essere, invece, nuovamente pubblicate dal Consiglio superiore della magistratura, stanti gli esiti infruttuosi delle procedure attivate da tale organismo il 5 febbraio 2010 ed il 19 aprile 2010, per la copertura delle vacanze tra i posti di giudice.
L’organico magistratuale togato della procura della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria (composto, oltre al capo dell’ufficio, da tre procuratori aggiunti e da ventisei sostituti procuratori della Repubblica) presenta, infine, la vacanza di otto posti di sostituto.
Cinque delle anzidette vacanze saranno coperte da altrettanti magistrati nominati con decreto ministeriale 2 ottobre 2009; questi ultimi assumeranno possesso delle funzioni loro attribuite presso la procura reggina nell’aprile 2011.
Segnalo, inoltre, che una delle tre vacanze residue risulta essere stata pubblicata in data 8 giugno 2010, laddove senza esito è risultata la procedura attivata dal Consiglio superiore della magistratura il 19 aprile 2010 per la copertura di due posti vacanti di sostituto procuratore.
Per quanto concerne il personale amministrativo, faccio presente che la situazione negli uffici interessati non evidenzia, attualmente, problematiche di rilievo, atteso che nella procura generale di Reggio Calabria sono presenti risorse in numero superiore rispetto alla pianta organica e che negli altri uffici di Reggio Calabria non emergono situazioni di criticità.
Infatti, risultano interamente coperti gli organici delle posizioni apicali dell’area C, così come risultano coperti la posizione dirigenziale, gli organici del cancelliere, dell’operatore giudiziario e dell’ausiliario. Inoltre, sono presenti quattro contabili in soprannumero.
Le uniche vacanze – peraltro compensate dal personale in soprannumero – riguardano due posti di esperto informatico B3, introdotti con il decreto ministeriale 5 novembre 2009, che ha ridefinito le dotazioni organiche degli uffici giudiziari.
Nella Corte d’appello le unità presenti sono ottantanove, a fronte di una pianta organica che prevede novantatrè posti, e nel tribunale sono in servizio centosessantatre dipendenti su centosessantacinque posti.
Va aggiunto, inoltre, che negli uffici giudicanti e requirenti del distretto di Reggio Calabria sono assegnate complessivamente 851 risorse umane rispetto ad una dotazione prevista di 846 unità, mentre in quelli del distretto di Catanzaro le risorse umane sono 1.259 su 1.272 posti.
Alla luce di tale situazione, lo strumento di intervento più immediato per sopperire alle esigenze di alcuni uffici può essere adottato dal presidente della Corte d’appello e dal procuratore generale con l’applicazione in ambito distrettuale nei modi previsti dall’articolo 14 dell’accordo sulla mobilità interna sottoscritto con le organizzazioni sindacali il 27 marzo 2007, attingendo unità dagli uffici dove queste sono in soprannumero o da quelli il cui carico di lavoro non è particolarmente rilevante.
Rappresento, infine, che per le esigenze di servizio degli uffici del giudice di pace, i presidenti dei tribunali, in quanto competenti, possono attivare ulteriori comandi di personale comunale che ha operato negli ex uffici di conciliazione, ai sensi dell’articolo 26 comma 4 della legge n. 468 del 1999.
Evidenzio, in proposito, che la citata normativa, nel prevedere l’utilizzazione negli uffici giudiziari di personale dipendente comunale che ha operato per almeno due anni negli ex uffici di conciliazione, ha imposto ai comuni l’obbligo di consentire una sorta di comando di detto personale «il personale dipendente comunale che opera continua a prestare servizio, nella medesima posizione, presso l’ufficio del giudice di pace esistente nel circondario (…)» (questa è la dizione della legge) a condizione che sia ritenuto necessario (rilevano, al riguardo, le vacanze dell’organico, i carichi di lavoro dell’ufficio e l’entità del personale che presta effettivo servizio) e che vi sia il consenso degli interessati.

La replica dell’On. Mario Tassone

Signor Presidente, mi consenta di ringraziare il sottosegretario Caliendo per questa lunga esposizione, e lo faccio ovviamente di buon grado.
Signor sottosegretario, lei ci ha fornito molti dati, ma dalla risposta non è che si può cogliere tutto, almeno da parte mia; alcune cose erano note, altre sono forse una novità e «bisogna anche leggere attentamente».
Quello che non appassiona, signor Presidente – e lo dico con estrema chiarezza – è il taglio dato alla risposta all’interpellanza. Perché? Discutendo con molta tranquillità e avendo fatto questo mestiere per molto tempo: perché nell’interpellanza non si accusa nessuno in termini pregiudiziali, ma vi è da parte di un parlamentare – e da parte di altri parlamentari perché l’interpellanza è sottoscritta anche dal Presidente Casini e dal collega Occhiuto – una manifestazione ulteriore di preoccupazione sullo stato giudiziario e quant’altro nella regione calabrese. Non vi è quindi un’accusa specifica. Ciò anche perché il mio gruppo per quanto riguarda la problematica relativa alla sicurezza e tutti i provvedimenti che lei citava – da ultimo la costituzione dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia – ha dato il suo contributo, ha dato il suo parere positivo e non si è trincerato su una posizione preconcetta di opposizione.
Ritengo che se si sottraessero queste risposte alle strutture burocratiche dei ministeri sarebbe più conveniente e più confacente ad un colloquio e ad una dialettica che è sempre volta – a mio avviso, anche per dare tono e dignità allo strumento di sindacato ispettivo – a costruire qualcosa. Quando si affidano tali risposte si viene riempiti di dati, di cifre, di riferimenti legislativi e normativi come se tutto fosse risolto e come se non esistesse nessun problema. Ci è detto, infatti, che alcuni problemi sono stati già risolti, altri sono Tin fieriT e tutto è tranquillo.
Ma il tutto, signor sottosegretario, stride con la situazione della Calabria. Le ho detto con molta verità – e soprattutto con una manifestazione di grande umanità e di una umana condivisione – che i temi dell’ordine pubblico, della sicurezza e della giustizia non si risolvono semplicemente con l’azione, l’attività dei magistrati e delle forze dell’ordine, certamente encomiabile. Ma ci deve essere un moto e un movimento culturale, quasi di rivoluzionare e di presa di coscienza da parte della Calabria, dove la politica deve essere fatta seriamente e dove le connivenza e gli affari tra istituzioni e politica non devono più essere fatti. Questo malcostume deve certamente essere colpito profondamente. Ma non è questo il discorso perché nessuno vi ha accusato di niente, nessuno. Certamente, però, c’è una situazione drammatica.
Lo Stato vuole adeguare le sue strutture e la sua presenza per favorire questo processo di presa di coscienza? Il giorno 25 – dopodomani – a Reggio Calabria si terrà una grande manifestazione. Di questo credo che ne sia stato informato il sottosegretario per l’interno. L’iniziativa è del direttore de TIl Quotidiano della CalabriaT, Matteo Cosenza. Ci saranno tutti, comprese le forze politiche, le forze sociali, quelle culturali e il mondo del volontariato. Pensiamo che queste non possano rimanere semplicemente manifestazioni legate a quel tempo e a quel momento, ma vi deve essere un ricredersi rispetto alle inerzie del passato, ristabilendo un rapporto diverso con il territorio. Tuttavia, lo Stato e le istituzioni non ci sono. Poi affronteremo anche i discorsi, ma tanti discorsi e tanti confronti sono già stati fatti. Tuttavia, Stato e istituzioni non ci sono. Basterebbe dire che la legge n. 121 del 1981 non è mai stata applicata (mi riferisco alla riforma della polizia, all’organico, al coordinamento, all’integrazione, all’armonizzazione e ad altro ancora).
Non abbiamo bisogno di quantità delle forze dell’ordine. Certo, ne avremmo anche bisogno, ma soprattutto abbiamo necessità di investigatori. Signor Presidente, dal 3 gennaio vi è qualche indizio e qualche traccia ma dopo null’altro, solo un vuoto incredibile. Ma ce lo siamo spiegati? È possibile che le indagini non procedano celermente? Perché questa paralisi?
Eppure, signor Presidente, non dico nulla di nuovo, perché per fatti eclatanti che avvengono in questi nostri paesini molte volte si conoscono i nomi e i cognomi dei responsabili. Perché nessuno parla? Perché c’è questa omertà? Gli uffici giudiziari sono soffocati. Mi dispiace che il sottosegretario venga a dirmi – o gli hanno fatto dire – che le strutture amministrative sono sufficienti. Non è vero! Il Ministero della giustizia non bandisce un concorso da anni. Non è vero! Signor sottosegretario, le dico, con molta chiarezza, che questo è un falso. Questo è un modo antico e veramente medievale di porsi anche nei confronti del Parlamento. Non è vero! Ancora parliamo di organico. A nessuno è mai venuto in mente, invece, che l’organico potrebbe essere insufficiente rispetto alla quantità e alla mole di lavoro, tra virgolette, che in Calabria è aumentata a dismisura. Questo non viene in mente a nessuno. Parliamo ancora di organici quando questi ministeri che sono guidati, oltre che dai politici, dai magistrati dovrebbe essere rivisitati, perché questi magistrati non possono fare i direttori generali. Questi magistrati o fanno i magistrati o fanno i direttori generali. Ho sempre denunciato il «doppio cappello», signor Presidente. Ma a nessuno viene in mente. Queste non sono risposte ma solo rapporti tecnico-amministrativi.
Abbiamo migliaia di processi inevasi e vi è una procura della Repubblica come quella di Crotone dove sta rimanendo solo il procuratore della Repubblica. A Locri il tribunale è al collasso. Ma, mi chiedo, di cosa parliamo? Vediamo, invece, dove c’è una situazione drammatica e poi cominciamo a parlare anche delle difficoltà che pure sussistono tra gli uffici giudiziari, perché sono trapelate anche storie su nebbie, veleni e guerre fra magistrati e fra bande, anche se le procure della Repubblica di Reggio Calabria e di Catanzaro sono guidate da bravissimi magistrati. Vi sono problemi e temi che certamente attengono alla responsabilità del Governo, ma non tutto attiene alla responsabilità del Governo. Allora il Governo si dovrebbe porre in termini costruttivi per sollecitare, se vogliamo, la collaborazione del Parlamento e, quindi, esporre quelli che sono i problemi. Il trionfalismo non paga né è un buon viatico per affrontare e risolvere i problemi.
Allora, non c’è dubbio che ci sono manifestazioni. Lei sa, signor Presidente, qual è la situazione della sanità in Calabria. Il presidente della giunta regionale sta tentando di fare una riforma. In una manifestazione a Cosenza c’è stata una protesta che stava sfociando nella violenza. E c’è il sospetto, siccome la sanità è stata un po’ uno strumento per requisire posizioni e rendite – sto concludendo – e il presidente della giunta regionale è stato compulsato, tanto che quasi si arrivava alle vie di fatto, che in queste manifestazioni ci siano responsabili (a mio avviso e questo è un mio giudizio che lancio qui) di organizzazioni criminali che resistono e che hanno messo le mani sulla sanità.
Ci si viene a parlare ancora di organici: sono insufficienti. Al di là della buona volontà del sottosegretario – che sa che, anche se non ci conosciamo da molto tempo, lo stimo e veramente con molta tranquillità l’ho dimostrato – dico che sono insoddisfatto, signor Presidente, di questa risposta.

Se serve a qualcosa occorre coinvolgere il Governo. Ho chiesto l’altro giorno che venga il Ministro dell’interno qui in Aula. Ieri siamo stati dal Ministro degli interni perché abbiamo assunto un’iniziativa come Unione di Centro, il presidente Casini, il collega Occhiuto, la senatrice Bianchi, il presidente del consiglio regionale Talarico, che è stato vittima, come ricordavo, di vari attentati e il sottoscritto. Il mio gruppo farà una grande iniziativa anche in Calabria, ma se il Governo potesse delineare in termini propositivi un progetto ritengo che sarebbe importante. Ho avuto un colloquio anche con il Ministro Maroni che mi è sembrato estremamente sensibile.
Speriamo che tutto questo non rimanga nel chiuso del recinto di un dibattito parlamentare e possa aprire il cuore e le menti a queste novità per dar tono al dibattito politico ed uscire fuori dalla precarietà e dalle cose misere che hanno caratterizzato la nostra estate. Qualcuno vuole ipotecare il futuro con questi argomenti che non esaltano e non risolvono nessun problema, certamente non il nostro.

 

Interpellanza concernente Iniziative in relazione alla situazione dell’ordine pubblico in Calabria, con particolare riferimento alla operatività e alla tutela degli uffici giudiziari.pdf








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