Dichiarazione di voto di fiducia del sen. D’Alia sulle comunicazioni del Governo

Signor Presidente, mi consentirà, per sdrammatizzare l’intervento di chi ha mi ha preceduto, di parlare di un signor «superpresidente» del Consiglio, perché oggi pomeriggio l’ho visto abbastanza pimpante: significa che mangia pane e criptonite. Com’è noto, l’Unione di Centro non le voterà la fiducia. Le sue parole, comunque, non ci hanno convinto.

Se va tutto bene, se non ci sono problemi, perché è venuto in Parlamento a chiedere la fiducia su questa minestra riscaldata dei cinque punti? Dalle sue parole sembra che tutti i giornali e tutte le televisioni si siano sbagliati, descrivendo un’intera estate fatta di insulti, di gossip, di veleni, di profonde lacerazioni interne alla maggioranza, di liti furibonde tra lei e il Presidente della Camera, tra il ministro Bossi e il resto d’Italia, fra gli esponenti più importanti del suo partito e i colleghi del neonato Gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l’Italia. No, non si è trattato di un grande clamoroso equivoco.

Minimizzare non serve a nessuno: non serve a lei, alle opposizioni, alle istituzioni e al Paese. Se lei è qui e se a metà mandato chiede la fiducia sulle sue dichiarazioni, è perché la maggioranza attraversa una profonda crisi politica che sconfina in una grave crisi istituzionale, che mette in ginocchio Governo e Parlamento proprio nel momento più importante e difficile per il Paese, proprio nel momento in cui vi è maggiore necessità di unità, coesione e responsabilità. Due anni e mezzo fa, lei ha ottenuto un fortissimo consenso elettorale ed un’investitura popolare senza precedenti nella storia repubblicana, a parte i periodi d’oro dell’età democristiana e degasperiana.

Un consenso che le ha consentito una maggioranza con 100 parlamentari di scarto.

A metà legislatura, lei è costretto a venire in Parlamento a raccattare qualche deputato e senatore per costruirsi una maggioranza nella maggioranza votata dagli elettori. Questa sua scelta è surreale, oltre che fallimentare.

Lei ha una maggioranza votata dagli elettori, però ha tentato, senza successo, di costruirsene un’altra “a prescindere”, come direbbe Totò. Ma perché? A che serve tutto ciò? Secondo noi, solo ad alimentare il teatrino della politica, da lei tanto vituperato a parole, che fabbrica illusioni e continue fughe dalla realtà, rimuovendo i problemi anziché affrontarli e risolverli.

Lei ha ricordato giustamente che con il voto del 2008 fu ridotta la frammentazione politica e fu scelta con nettezza una maggioranza di governo ed una opposizione ciascuna con la propria leadership. È vero; peccato che quel progetto ideato da lei e dall’onorevole Veltroni, che aveva tra i suoi obiettivi la cancellazione dell’Unione di Centro, è miseramente fallito, e lei e Veltroni avete subìto due clamorose scissioni.

Il Partito Democratico e il Popolo della Libertà hanno perso in due anni e mezzo più del 15 per cento dei loro consensi. L’onorevole Veltroni non è più segretario del Partito Democratico; uno dei suoi cofondatori, il senatore Rutelli, ha fondato un nuovo partito. Ancora a sinistra, l’onorevole Vendola si prepara a scalare il Partito Democratico imbucandosi con sorprendente maestria nel meccanismo delle primarie.

Dalle sue parti, signor Presidente, tira la stessa brutta aria. Il cofondatore del Popolo della Libertà, l’onorevole Fini, ha spaccato il predellino e si è fatto un partito nuovo di zecca. In Sicilia, il suo pupillo, l’onorevole Miccichè, ha spaccato il partito fondandone un altro in salsa pseudoleghista insieme a qualche collega col cappello in mano amico dell’onorevole Alfano. Ancora, «La Destra» dell’onorevole Storace torna nella alleanza di governo, forse con qualche strapuntino, come già è avvenuto con la candidata a premier di quel partito nel 2008, l’onorevole Santanchè, ormai di casa a palazzo Grazioli e nelle redazioni dei quotidiani che a lei fanno riferimento.

E lei viene qui esattamente come Prodi, col pallottoliere in mano a trattare singoli parlamentari. Questa è l’Italia del finto bipartitismo, che decide di non decidere e che è in crisi; in una crisi profonda economica, sociale e morale.

Nel suo intervento – con il dovuto rispetto, signor Presidente – manca una risposta seria ed efficace ai problemi del Paese, perché lei e Veltroni avete consegnato il bastone di comando della maggioranza a Bossi, con buona pace dei miei colleghi meridionali a cui ha dato l’illusione di contare qualcosa, e quello dell’opposizione a Grillo e a Di Pietro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Viviamo in un Paese che ha bisogno di una politica vera e di riforme vere e che, viceversa, langue a causa di una politica e di istituzioni fredde e distanti.

Una politica così non può essere la nostra. Noi siamo una forza autonoma, l’unica, signor Presidente, presente in Parlamento senza aver fatto patti, accordi e compromessi con la destra o con la sinistra. Noi dell’Unione di Centro intendiamo continuare così, con vero e autentico senso di responsabilità, che non si sostanzia nel mercimonio ma nello spirito repubblicano che valuta l’interesse generale del Paese anteponendolo all’interesse di parte.

Signor Presidente, lei ha parlato di cinque punti come pilastri da cui ripartire per una rinnovata azione di governo. Sono sempre gli stessi, sono quelli del 1994, del 2001 e del 2008. Una giaculatoria di “vedremo” e “faremo” che, però, non trova riscontro nella realtà.

Lei ha parlato del federalismo fiscale, provvedimento che noi, da soli in Parlamento, abbiamo avversato perché lo consideriamo un contenitore vuoto di cui non si conosce l’effettivo impatto sui conti pubblici e che sembra prendere ogni giorno che passa sempre più la forma di un libro dei sogni. Questo falso federalismo fiscale si rivela sempre più una costruzione giuridica elefantiaca fatta di scatole cinesi che servono a guadagnare tempo per evitare di dire al Paese quanto costa, chi paga il conto, quanto aumenterà la pressione fiscale, se i conti pubblici (già scassati) avranno ulteriore danno.

È tutto finto, come l’annuncio sul quoziente familiare. Se ne parla da anni. Noi, partito d’opposizione, siamo pronti a votarlo se farete sul serio. Dubito, però, che tutto ciò accadrà, visto che il suo Ministro dell’economia, uno dei due o tre Ministri che contano davvero, ha già dichiarato che costa troppo e non si può fare. E che fine ha fatto la social card, orgogliosa conquista del Welfare ideato da Tremonti?

Qualcosa avete fatto, però, avete tagliato 10 miliardi di euro a Regioni ed enti locali che, a loro volta, saranno costretti a dover aumentare le tasse e a dover ridurre i servizi alle famiglie, sopratutto alle famiglie meno abbienti. Parlate del taglio dell’IRAP. Giustissimo! Ma con quali risorse le Regioni potranno farlo se dopo la manovra di agosto non sono in condizioni di tenere in equilibrio i loro bilanci?

Non mettete voi le mani nelle tasche degli italiani perché lo fate fare agli altri. È tutto finto. Predisponete annunci, leggi manifesto e illusioni momentanee come sta avvenendo per la politica per il Mezzogiorno: siamo all’ennesimo grande piano straordinario. Sembra quasi di essere tornati alla programmazione quinquennale del comunismo sovietico. In realtà, il Sud assiste ogni giorno che passa alla sottrazione di risorse che vengono impiegate altrove; dai fondi per lo sviluppo a quelli per le più importanti infrastrutture.

Signor Presidente, come ha dimostrato carte alla mano la senatrice Poli Bortone, ieri mentre lei parlava alla Camera delle opere da fare al Sud, la sua maggioranza tagliava le risorse necessarie a fare quanto da lei annunciato. Manca, pure, un politica per la crescita e per lo sviluppo che faccia uscire dalla crisi le imprese del Nord, del Centro e del Sud del Paese. Senza crescita non ci può essere sviluppo e riscatto del Mezzogiorno. Signor Presidente, la Salerno-Reggio Calabria doveva essere ultimata entro il 2006, come disse 1’allora ministro Lunardi. Per questa ragione approvammo una legge ad hoc, la legge obiettivo. Da allora sono passati otto anni e la Salerno-Reggio Calabria è ancora lì, incompleta e incompiuta. Oltre al danno la beffa: avete tentato pure di far pagare il pedaggio per non percorrerla. Mi domando e vi domando: se per completare la Salerno-Reggio Calabria ci vogliono almeno quindici anni, per fare il Ponte sullo Stretto quanti ce ne vorranno? Perché volete vendere al Sud, lavandovi la coscienza, un’opera priva di risorse pubbliche e private che non si realizzerà, con la conseguenza di pregiudicare ogni altro intervento infrastrutturale nel Mezzogiorno d’Italia? È vero, il Sud ha bisogno di una nuova classe dirigente giovane che parli, ad esempio, il linguaggio di Caldoro e di Scopelliti, una classe dirigente che somigli di più ad Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, che al coordinatore campano del suo partito, Nicola Cosentino. Lei ci ha parlato, infine, di giustizia e di sicurezza. Anche qui le chiacchiere stanno a zero. Alfano ha promesso, ha dato ragione a tutti ma di riforma del processo civile, di informatizzazione del processo, di riforma delle professioni, di piano carceri non se ne è accorto nessuno. Per la sicurezza poi, lasciamo perdere. Che fine hanno fatto le famosissime ronde che dovevano garantire il controllo del territorio direttamente da parte dei cittadini? Un flop, un grande flop. La sicurezza non è aumentata è solo diminuito lo spazio che i suoi telegiornali le dedicano. È vero, ci sono stati importanti successi nella lotta alla mafia, ma questi successi li dobbiamo alla magistratura e alle Forze dell’ordine costrette a operare senza risorse e con stipendi da fame! Chiedete loro quanto guadagnano quei poliziotti e quei carabinieri che rischiano la vita a caccia dei più pericolosi latitanti!!! Quanto è stato veramente incassato dalla gestione e dalla vendita dei beni dei mafiosi? Poco o nulla. Questi sono i dati veri, signor Presidente; se li faccia dare dal suo Ministro della giustizia. (Commenti del senatore Divina). Mi sopporti per ancora cinque secondi. Non abbiamo neanche sentito i dati veri sull’immigrazione clandestina, cari colleghi della Lega, che non sono solo quelli degli sbarchi che rappresentano solo il 10 per cento della clandestinità. L’altro 90 per cento dell’immigrazione clandestina è tutta lì, anzi aumenta. Se si fa dare i dati veri dal suo Ministro vedrà che è aumentata. Ciò che è diminuito è il rispetto della legalità internazionale da parte del nostro Paese perché abbiamo delegato a Gheddafi il compito di garantire il diritto d’asilo e lui ci ripaga sparando sui nostri pescatori con le nostre motovedette e con il nostro personale sopra.

Altro che trattato di amicizia italo-libica! In compenso continuano ad entrare i delinquenti.

Signor Presidente, anche oggi dai banchi della maggioranza abbiamo sentito parole vuote e vecchie sul bipolarismo e sui tatticismi, frutto di slogan e conclamati insuccessi politici. Ci vergogniamo delle infami parole pronunciate in quest’Aula dal senatore Ciarrapico che dovreste espellere dal vostro Gruppo parlamentare. Penso lo meriti più di Fini. Noi non siamo interessati al chiacchiericcio ma ai fatti. Su questi ci misuriamo in Parlamento e nel Paese. Dopo due anni e mezzo di governo si fanno bilanci e non proclami! Il vostro bilancio è triste e magro.

Signor Presidente, lei otterrà la fiducia anche qui in Senato ma non avrà chiarezza e forza politica per reggere il carico dei problemi del Paese, per i quali ci vuole qualcosa di più e di diverso delle sue promesse. Come sempre noi dell’Unione di Centro siamo pronti a lavorare insieme in Parlamento se combinerete qualcosa di buono e di concreto per i cittadini italiani. Intanto non le votiamo la fiducia.

 

 

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