Afghanistan: Casini, no ritiro ma urgente messa a punto

(ANSA) – ROMA, 10 OTT – L’ Italia ‘sta pagando un pesante e dolorosissimo tributo di sangue per una causa giusta. Non e’ in discussione il nostro impegno in Afghanistan, ma occorre una seria riflessione sulle modalita”. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini si dice ‘addolorato’ per la morte dei quattro alpini, ma anche preoccupato per la piega che sta prendendo l’intervento militare in quel tormentato Paese. E, intervistato da ‘Avvenire’ ‘ quanto alla permanenza dei militari italiani in quell’area ‘ e’ urgente rimettere la questione afghana al centro dell’agenda politica nazionale. Non possiamo ricordarci del tema – dice – solo quando accadono tragiche vicende ai nostri ragazzi’.

E dunque, cosa propone l’Udc? Piu’ aiuti civili e meno militari?, e’ la domanda. ‘Non si puo’ semplificare. L’ottica di una vera pacificazione – dice Casini – in un Paese cosi’ difficile, richiede un gravoso impegno armato e un controllo effettivo del territorio. Non ci siamo mai illusi che il raggiungimento della pace, dell’ordine e della stabilita’ in Afghanistan fosse a costo zero: e non ci illudiamo adesso, a ragion veduta. Pero’ se c’e’ qualcosa che non va nella strategia, occorre discuterne collegialmente, tra di noi, in Parlamento. E poi, a livello internazionale, con gli alleati’.

L’Udc critica il governo per la conduzione dell’intervento in Afghanistan? ‘Siamo un’opposizione responsabile – risponde Casini – e siamo da sempre convinti che sarebbe un grave errore strumentalizzare le questioni della politica estera per la lotta politica quotidiana: non l’abbiamo mai fatto, anche perche’ sarebbe un atteggiamento che minerebbe l’immagine e la credibilita’ del nostro Paese a livello estero. Pero’ il governo deve sentire la responsabilita’ di venire in Parlamento. Non solo per informarci – cosa che e’ sempre avvenuta- delle dinamiche dell’accaduto, ma per dirci in che direzione intende procedere. E quali proposte intende portare al tavolo degli alleati internazionali. E’ chiaro – conclude Casini – che cosi’ non si puo’ continuare: la strategia per l’Afghanistan, le modalita’ della nostra presenza, hanno sicuramente bisogno di una messa a punto’.

 

Intervista ‘Avvenire’.pdf








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