‘Ndrangheta: Tassone, modificare norma protezione testimoni

(AGI) – Catanzaro, 21 ott – “Lo spietato omicidio di Lea Garofalo dimostra che qualcosa non funziona nella normativa sul servizio di protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia. Il sottosegretario Mantovano sostiene che in questa vicenda tutto sia stato perfetto: forse sul piano delle carte bollate, ma la realta’ e’ che siamo di fronte a un delitto efferato e che quindi piu’ di qualcosa e’ andato storto”. Cosi il vicesegretario dell’Udc Mario Tassone, componente della commissione Antimafia, replicando in Aula a Montecitorio al sottosegretario Alfredo Mantovano nel corso della discussione di un’interpellanza sul caso Garofalo. “Qui non si tratta di pratiche burocratiche, ma di vicende che riguardano il dramma che oggi vive la Calabria: l’uccisione di Lea Garofalo – ha aggiunto Tassone – non ha dato certo un messaggio ‘incoraggiante’ per chi vuole testimoniare e collaborare per scardinare le organizzazioni criminali. E non basta mandare 80 giovani militari a Reggio Calabria, quando poi si indeboliscono altri fondamentali strumenti di contrasto alla criminalita’ organizzata”. “Da parte nostra – ha spiegato Tassone – non c’e’ una posizione contro il governo ne’ si vuole scaricare su di esso le responsabilita’ dell’accaduto. Poniamo semplicemente la questione in termini oggettivi: c’e’ la necessita’ di rivedere la norma sulle protezioni per evitare altri casi come quello della Garofalo. Ricordo che il 15 giugno 2010 e’ stata respinta la richiesta di protezione di Gaspare Spatuzza: se ne e’ parlato tanto, ma finora tutto e’ rimasto appeso in aria”.

 

 

 

 










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