Assemblea dei coordinamenti regionali: il discorso di Lorenzo Cesa

22 OTT – Care amiche, cari amici,
grazie per aver accolto il nostro invito qui a Roma, oggi. Cercherò di essere breve per lasciare spazio a tutti gli altri interventi e mi auguro di essere altrettanto chiaro ed efficace nel trasmettervi il messaggio che il partito nazionale vuole dare a tutti i propri dirigenti sul territorio in un momento cruciale per la legislatura e per il partito stesso. Il quadro politico complessivo, nonostante da due settimane appaia più tranquillo, è tutt’altro che stabilizzato. Il rischio che tutto precipiti da un giorno all’altro è molto alto. Al momento questo quadro, infatti, si regge su una somma di grandi debolezze.

E’ sotto gli occhi di tutti la debolezza del Governo, che non è più in grado di affrontare e risolvere nessun problema e si rintana dietro la solita tattica degli annunci sensazionali per prendere tempo. Questo governo non è riuscito a fare nessuna riforma nei primi due anni di legislatura quando aveva cento voti di maggioranza. Credete che possa fare riforme costituzionali, la riforma della giustizia, quella del fisco, riforme promesse da quindici anni e mai realizzate, oggi che i voti di Berlusconi e Bossi messi insieme non sono più nemmeno maggioranza? C’è la debolezza dello stesso Berlusconi, che è spaventato dall’idea di andare a votare perché ha capito che se cade il suo governo non è affatto detto che si torni alle urne.

Il Cavaliere sa benissimo che molti dei suoi sarebbero pronti a lasciarlo per far nascere un nuovo esecutivo. Anche perché, parliamoci chiaro, al nord in particolare quelli del Pdl non ci stanno a fare la parte dei tacchini a Natale: sanno benissimo che i loro seggi la prossima volta non ci saranno più perché andranno alla Lega. E guardate che questa paura tra i banchi del Pdl comincia ad allargarsi anche agli eletti del centro e del sud, dove sanno che noi stiamo crescendo e che anche i finiani gli porteranno via voti. C’è la debolezza dei finiani, che non sono pronti per il voto e che dopo tre mesi di guerra vera, durissima, a Berlusconi, in nome della legalità, ora hanno problemi di posizionamento sul tema della giustizia.

E c’è la debolezza del Pd che mentre guarda al centro, in realtà arretra a sinistra perché ormai ha paura di tutto quello che si muove su quel fronte e non vuole lasciarlo scoperto: paura di Di Pietro, di Grillo, di Vendola, della Fiom. Questa è la situazione. Ed è chiaro che un quadro così instabile può saltare da un momento all’altro. E’ una situazione che noi abbiamo previsto per primi già tre anni fa. Siamo gli unici che lo avevano capito per tempo e gli unici che possono dirlo a voce alta. Da tre anni i fatti ci stanno dando ragione e le nostre scelte si rivelano costantemente azzeccate. Ma si tratta di scelte che sono costate care, decisioni su cui abbiamo versato lacrime e sangue. Sono sicuro che lo sapete anche voi, ma qui da tre anni abbiamo fatto e stiamo facendo un lavoro durissimo. Durissimo per spiegare alla nostra gente e anche a molti di voi quello che all’inizio vi appariva incomprensibile, durissimo per tenere insieme il partito, per allargarlo ed aprirlo ai tanti che nel frattempo rimanevano delusi o scottati dalle contraddizioni del Pd e del Pdl e venivano da noi, qualche volta trovando aperta la nostra porta a Roma e chiusa quella del partito sul territorio.

Da tre anni io, Pier Ferdinando, Rocco, Savino, Ferdinando e tutti gli altri dirigenti nazionali viaggiamo come trottole da una parte all’altra dell’Italia per cercare di risolvere i problemi locali, per mettere insieme le persone, vecchi e nuovi, per aprire il partito, per far conoscere sul territorio i nostri programmi e le nostre idee, per raccogliere consensi tra i giovani che vedono in noi una novità ma che se non vengono invogliati ad entrare, e magari in qualche caso si vedono pure respinti, certo non vengono a darci una mano. Abbiamo avuto il coraggio di dire che il Pd sarebbe franato mentre nasceva e in molti ci guardavano come dei marziani. Poi il Pd è franato davvero. Lo dimostra il fatto che se n’è andato uno dei due segretari di partito che l’hanno fondato, come Rutelli. Ma lo dimostra la politica di tutti i giorni, il balletto con la Fiom, la voglia di inseguire la piazza da una parte e i moderati dall’altra. Abbiamo avuto ragione quando dicevamo che il Pdl era una finzione che non avrebbe retto. Fini se n’è andato e dice che il Pdl non esiste più. Ma non c’è solo la vicenda di Fini a dimostrare che avevamo visto giusto. Voi che siete sul territorio credo lo vediate tutti i giorni: dentro il Pdl ormai c’è il caos più totale a tutti i livelli.

Il partito davvero non esiste, esistono fazioni, gruppi, correnti in lotta tra loro. Sgomitano tutti per mettersi in pole position per l’eredità. Vogliono tutti l’eredità di Berlusconi prima ancora che Berlusconi lasci il campo. E a vederli da fuori fanno quasi tenerezza perché ancora non hanno capito che non c’è nessuna eredità, che Berlusconi non gli lascerà niente. Abbiamo avuto ragione quando dicevamo che questo bipolarismo non funzionava e che il bipartitismo non sarebbe andato da nessuna parte. Bene. Oggi voglio dirvi che anche se abbiamo fatto tutto questo, anche se abbiamo avuto ragione su tutto, non abbiamo ancora fatto niente. Perché non sta scritto da nessuna parte che chi ha ragione poi viene premiato automaticamente. Anzi in politica e nella storia è pieno di esempi di gente che ha avuto ragione e poi non ha raccolto nulla. Allora la consapevolezza con cui oggi dobbiamo uscire tutti da questo incontro è che è arrivato il momento di dare tutto, di impegnarsi al massimo, di essere uniti e compatti perché quei frutti o li raccogliamo adesso o non li raccogliamo più. Questo è il momento di prendere il treno sapendo che passa una volta sola. Abbiamo un’occasione straordinaria e se non la cogliamo dovremo prendercela solo con noi.

Noi non possiamo più permetterci di essere il partito che sfoglia la margherita, non possiamo più permetterci di dare nemmeno l’impressione che siamo in attesa di decidere che fare. Ma voglio essere ancora più netto: non possiamo nemmeno pensare che le alleanze periferiche possano condizionare o addirittura imporre le scelte a livello nazionale. Vorrei che fosse chiaro una volta per tutte che gli accordi che abbiamo fatto alle amministrative di primavera, li abbiamo fatti per mettervi al riparo. Per non lasciarvi, almeno laddove era possibile e praticabile, all’addiaccio per troppi anni. Ma questo non significa che ora possiamo pensare di rimanere appesi a quelle scelte anche a livello nazionale. Soprattutto non si può pensare che siccome si è al riparo a livello locale, si può stare fermi e rimanere in attesa di chissà cosa. Guardate che, come ho cercato di spiegare prima, le possibilità che si voti a marzo sono tutt’altro che remote.
Questo significa che tutti, dal primo all’ultimo dirigente di partito dobbiamo lavorare come se si votasse a marzo. Sapendo che se è questo il quadro noi non possiamo certo pensare di allearci con Berlusconi e Bossi che vogliono un plebiscito su di loro e non possiamo nemmeno pensare di allearci con i grillini, i forcaioli di Di Pietro e un Pd che costruisce con questi il duplicato dell’Unione che è andata a sbattere due anni fa. Noi dobbiamo essere in grado di stare in piedi da soli. Dobbiamo farci in quattro per far capire alla maggioranza degli italiani che oggi tutti i sondaggi dicono che non ne vuole più sapere né di Berlusconi, né del Pd, né del bipolarismo, che l’alternativa che cercano c’è e siamo noi.
E quindi dobbiamo darci un’accelerata vera sul tesseramento che si chiude il 30 novembre. Dobbiamo impegnarci a fondo per realizzare iniziative sul territorio che guardino ai problemi della gente, che ci diano visibilità e che facciano conoscere le nostre idee e i nostri programmi. Dobbiamo spiegare che il federalismo leghista è una presa in giro. Che siamo stati gli unici ad averlo capito per tempo e ad avere votato no in Parlamento.

Che gli italiani, tutti, anche quelli del nord, si ritroveranno a pagare più tasse, più Irpef alle regioni di quanto non paghino oggi allo Stato. Dobbiamo far capire che i problemi della disoccupazione, specie al sud, non si risolvono con gli annunci e lo scippo dei fondi Fas, ma con una politica concreta di sviluppo, allentando il patto di stabilità dei Comuni per riavviare almeno i lavori pubblici di manutenzione delle strade, incentivando l’assunzione dei giovani. Quello che ci aspettiamo da tutti voi è il massimo sforzo per i prossimi mesi: per cui chiedo a tutti i coordinatori regionali di farsi carico, di informarmi settimanalmente su quanti banchetti vengono aperti nelle singole province, quante iniziative a livello comunale e provinciale vengono assunte dai quadri periferici di partito, quante conferenze stampa si organizzano e dove. Su queste iniziative il nostro supporto sarà totale e troverete sempre la mia porta aperta. Mentre voglio dirvi che d’ora in poi troverete la porta chiusa se dovete venire da me per lamentarvi, per parlare delle liti interne.

Il partito nazionale non è uno sfogatoio e non può più esserlo soprattutto in un momento decisivo come questo per il suo futuro e dunque per il futuro di ognuno di noi in questa sala. Vedete, i sondaggi che abbiamo sono molto positivi, la fiducia e la simpatia che raccogliamo come partito è in crescita ed è più alta rispetto a quella degli altri partiti. Pier Ferdinando è in cima agli indici di gradimento. Il progetto di una forza nuova, di un partito della Nazione che rappresenti un segnale di novità e sia protagonista nell’archiviare una fase che il Paese vuole lasciarsi alle spalle raccoglie una straordinaria attenzione a partire dai giovani. Ma questo non ci può far sentire appagati perché non abbiamo ancora fatto niente. Anzi, vorrei sentire un po’ di autocritica su questo: perché se è vero che in diverse realtà periferiche sono state assunte belle e importanti iniziative, è altrettanto vero che in altre parti non se ne sono fatte per nulla o quasi.

Ecco, a livello periferico dobbiamo sfruttare tutto il potenziale che abbiamo, senza disperderlo. Non farlo sarebbe un grave errore, un suicidio a cinque mesi dalle possibili elezioni. Noi siamo pronti a fare ogni sforzo per supportarvi. Siamo pronti ad organizzare a breve una grande manifestazione a Napoli sui problemi del Mezzogiorno. Per parlare della vergogna dei rifiuti, delle promesse mancate del governo, per evidenziare come oggi Berlusconi non si sogni nemmeno di farsi vedere in Campania quando solo due anni fa organizzava i consigli dei ministri là in trasferta per farsi applaudire come l’uomo della Provvidenza che aveva risolto per sempre i problemi dell’immondizia. Mentre adesso pensa di nasconderli con le manganellate, standosene barricato a Roma.

Vogliamo parlare dell’inefficienza e dell’inadeguatezza dell’amministrazione di centrosinistra della Jervolino. E siamo pronti ad organizzare un’altra grande manifestazione al nord: per dire la verità sul federalismo, per denunciare che i cittadini e le imprese pagano sempre di più mentre il livello dei servizi che ottengono in cambio è sempre più basso, per alzare il velo sulla disoccupazione e su una crisi che sta strangolando il tessuto produttivo del nord del Paese. Gli spazi davanti a noi sono infiniti. Ma dobbiamo conquistarli, organizzare iniziative in tutte le province, a partire dalle realtà in cui in primavera si andrà al voto. Dobbiamo farlo anche perché la concorrenza comunque non manca. Anzi, è aumentata. Siamo contenti ad esempio che Fini abbia finalmente capito quello che noi avevamo capito tre anni fa, che il populismo è una malattia che farà anche vincere le elezioni ma che alla lunga trascina il Paese verso il baratro. Ma dobbiamo sapere almeno tra noi che l’elettorato a cui guarda ora Fini può essere in parte lo stesso a cui guardiamo noi.

E lo stesso dobbiamo sapere di Montezemolo: il giorno in cui deciderà, se vorrà, di scendere in campo, lo farà con una sua lista e con i suoi uomini, cercando voti e consenso come tutti. Non arriverebbe per fare un favore a noi e non si infilerebbe né la maglietta del Partito della Nazione né quella di Futuro e Libertà. Per questi motivi serve il massimo sforzo, il massimo impegno, da parte di ognuno di voi.
E dovremo avere sempre pronte due valige. Una per il voto e l’altra per la costruzione del nuovo partito. Perché se non si votasse, andremo avanti col nuovo soggetto e dopo la chiusura del tesseramento del 30 novembre faremo i congressi provinciali e regionali e in primavera il congresso nazionale. Ma se si voterà a marzo è chiaro che dovremo farci trovare pronti e lo faremo utilizzando il simbolo ed il nome attuale. In un caso o nell’altro il nostro successo dipenderà molto anche dalla vostra capacità di tenere vivo e accrescere il rapporto con il territorio. Denunciando gli errori delle amministrazioni dove siamo all’opposizione, a Napoli come a Torino o a Verona. Parlando alla gente: al nord come al sud, in Trentino come in Sicilia dove fra l’altro, consentitemi una breve parentesi.
Chi è uscito e ci ha lasciato pensando di accomodarsi al ristorante ora si ritrova in un sottoscala e con un piatto vuoto, mentre noi abbiamo già riassorbito i problemi: la riorganizzazione sul territorio prosegue spedita in ogni provincia con nuovi coordinatori, all’Ars siamo già di nuovo a 6, forse 7 consiglieri regionali, vicini dunque ai 9 che avevamo prima di queste uscite. E ci prepariamo a una grande sorpresa: quella di superare i voti raccolti nel 2008 con buona pace di chi ha pensato di farci scomparire dall’isola. Ma tutti questi risultati non sono il frutto del caso.

Dietro c’è un lavoro costante, intenso, che costa fatica, a volte qualche delusione, tanta pazienza e tempo. Eppure quante volte mi sono sentito dire, spesso anche con tono di rimprovero, che il partito deve essere sempre più costruito e guidato dal basso. Sapete che ho sempre condiviso questa impostazione. E oggi più che mai è esattamente quello che ci aspettiamo da ognuno di voi che rappresentate i quadri intermedi, dunque decisivi, tra il livello nazionale e quello comunale e provinciale.

Oggi più che mai vi chiediamo di caricarvi anche voi la vostra croce sulle spalle e guidarci con passione e dedizione verso il successo. Sapendo che le condizioni ci sono tutte, come ci sono la nostra voglia e disponibilità di dare il massimo. Facciamolo dunque. Tutti insieme. E fra pochi mesi potremmo essere forza di governo. Senza dover dire grazie a nessuno. Né a destra né a sinistra. Solo ai nostri elettori.

Grazie.

Discorso Cesa – Assemblea dei coordinamenti.pdf








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