D’Onofrio: La sfida siciliana, sturziani fin dalle origini

Dalla manifestazione di Agrigento la volontà di ripartire dall’amministrazione locale per rinnovare la politica nazionale.

Con la manifestazione che si è svolta ad Agrigento, l’Udc nazionale ha volutamente posto in evidenza il fatto che la risposta alla sfida lanciata all’Udc medesimo ha un grande rilievo certamente siciliano e potenzialmente nazionale.

Il fatto che siano stati nominati coordinatori agrigentini dell’Udc il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, e il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, dimostra che si intende per un verso continuare il cammino che l’Udc ha iniziato verso il Partito della Nazione, e per altro verso che si è inteso dar vita a una sorta di nuovo inizio agrigentino dopo la rottura intervenuta a iniziativa di alcuni dirigenti storici dell’Udc siciliano medesimo.

Si tratta infatti – come ha significativamente affermato Casini – di due esponenti di quella che sta diventando la nuova classe dirigente siciliana: entrambi infatti sono considerati – e non solo dagli appartenenti all’Udc – non soltanto limpidi e trasparenti dal punto di vista morale, ma anche e soprattutto buoni amministratori delle rispettive comunità.
Le ripetute affermazioni – enunciate ma non sempre onorate anche dalla vecchia Democrazia cristiana, di intendere il partito politico nazionale quale proiezione innanzitutto di una cultura sturziana radicata nel buon governo locale – trovano infatti proprio ad Agrigento la consacrazione della possibilità stessa di iniziare il cammino di una nuova classe dirigente, che è tale non solo per ovvie caratteristiche morali, ma soprattutto per la capacità di affrontare i problemi locali senza generici lamenti di abbandono da parte dei poteri nazionali.
Nei loro interventi introduttivi all’Assemblea politica di lunedì scorso, Zambuto e Firetto hanno infatti posto in evidenza soprattutto il fatto della loro capacità di far fronte ai numerosi problemi delle rispettive comunità, affrontando le difficoltà medesime con una sorta di rinnovato spirito di servizio verso le comunità medesime, come la concreta esperienza di Luigi Sturzo aveva dimostrato a Caltagirone nei fatti prima ancora che nelle idee fondatrici del Partito popolare italiano. Il ripartire dunque dalla buona amministrazione locale costituisce un messaggio di rilievo politico certamente siciliano ma – come Casini ha ripetuto – anche potenzialmente nazionale. Allorché infatti si parla di radici popolari della politica è di tutta evidenza che la persona umana è posta al centro dell’attenzione e dell’azione degli amministratori tutti, locali, regionali o nazionali che siano.
Allorché si insiste infatti sull’abolizione delle province, occorre ricordare ancora una volta che proprio nello Statuto siciliano non si parla di province perché si riteneva – secondo il principio di sussidiarietà – che si doveva procedere verso quelli che lo Statuto siciliano chiama «liberi consorzi di comuni», con evidente ispirazione sturziana.
La saldatura tra la buona amministrazione comunale e la proposta politica generale trova, dunque, nella centralità del comune, dei suoi amministratori, del rapporto personale tra gli amministratori e i cittadini il proprio punto di forza destinato a costituire il fondamento stesso della proposta politica generale. Partito nazionale di ispirazione sturziana significa dunque intenzione di ripartire concretamente dall’amministrazione locale, perché è in essa che si radicano innanzitutto i rapporti personali tra gli amministratori locali e i cittadini, perché questi sono considerati innanzitutto persone umane e non soltanto elettori. Partito nazionale di ispirazione sturziana significa pertanto ripartire da una cultura popolare di fondo, che ha nel buon governo il proprio punto centrale di fondazione. La centralità locale della persona umana non significa in alcun modo caduta localistica della politica nazionale, perché la persona umana è tale quale che sia il livello istituzionale di riferimento: possono certamente essere diversi i poteri amministrativi degli enti locali rispetto agli analoghi poteri dello Stato centrale, ma la persona umana posta a fondamento della vita locale è la stessa che esprime le proprie esigenze ai dirigenti politici dello Stato centrale.

Quel che è avvenuto ad Agrigento lunedì scorso costituisce pertanto una sorta di tentativo di rovesciamento radicale della stessa politica nazionale: dai cittadini elettori, che da qualche tempo sembrano essere diventati il riferimento esclusivo dei sondaggisti e dei dirigenti politici nazionali, si passa infatti alle persone umane che pongono agli amministratori locali i propri problemi, che possono certamente richiedere solidarietà da parte di chi ha di più in termini di risorse pubbliche, ma non anche assistenza lamentosa, come per troppo tempo il Mezzogiorno ha mostrato di preferire. L’esperienza agrigentina di Zambuto e Firetto dimostrerà nei fatti che si è dato vita ad un vero e proprio rivoluzionamento della politica siciliana: dal potere alla persona.

di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 27 ottobre 2010

2010102728399.pdf








Lascia un commento