Intervento dell’On. Tassone sulle disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato

Signor Presidente, anche la discussione di questo provvedimento, come le leggi finanziarie degli anni scorsi, è stata l’occasione per una valutazione complessiva della situazione economica del nostro Paese, in riferimento ovviamente al funzionamento del Governo rispetto alle attese diffuse all’interno del Paese.

È stato più volte anche un’occasione di un cahiers de doléances rispetto agli appuntamenti mancati e ai percorsi non perseguiti fino alla fine, e quindi con zone d’ombra che hanno sempre più addensato la vita di questa nostra realtà. Questo provvedimento ha una sua anomalia: doveva essere forse l’occasione per ripristinare alcune regole del gioco e fare giustizia delle insufficienze di alcune politiche, e invece è un provvedimento di semplice contenimento anche in una situazione – lo dobbiamo dire – complessiva dei mercati e in generale del nostro globo, e soprattutto anche dell’Europa, che ci spinge a guardare in avanti. Dunque non è un provvedimento di espansione, non è un provvedimento che dà delle garanzie, ma si limita semplicemente ad una pura razionalizzazione di voci e di allocazione di risorse. Per questo motivo, voglio denunciare e stigmatizzare – così come hanno fatto i colleghi del mio gruppo che mi hanno preceduto – l’assenza di una strategia, di una politica. Sembra che i tagli siano predominanti su tutti i settori. Non si evince, da questo provvedimento, una seria ed una sana politica rispetto alle questioni che sono sul tappeto.

Lo dico con estrema chiarezza: ci sono temi ricorrenti che riguardano il sistema della sicurezza all’interno del nostro Paese, gli ammortizzatori sociali; vi sono, certamente, anche risorse allocate, rivisitazioni, le quali non sono esaustive rispetto ad una problematica e, soprattutto, ad una insicurezza sociale che si evidenzia sempre di più e di cui avremo contezza e, soprattutto, ritorni estremamente negativi e pericolosi nei prossimi mesi. Vi è, certamente, un desiderio di capire e di comprendere questo tipo di meccanismo, questo provvedimento – che è stato più volte esaltato ed enfatizzato rispetto ai traguardi e agli obiettivi che dovevano essere raggiunti – per capire e per comprendere che non vi sono fatti nuovi. Al contrario, come dicevo poc’anzi, vi è, sempre di più, una restrizione, un contenimento che lascia poco spazio alle politiche sociali e alla politica del Mezzogiorno.

A questo proposito, per quanto riguarda le aree sottoutilizzate, quelle che sono o dovrebbero essere coperte dai fondi FAS, ciò che appare con estrema chiarezza è una discordanza di logica, una turbativa rispetto anche ad una attività legislativa e normativa. Quando si parla di un incremento delle relative risorse per gli anni 2011-2012-2013, con lo stanziamento di 1, 3 e 4 miliardi di euro, e poi della riduzione compensativa del 2014 di 8 miliardi di euro, vuol dire che non c’è, ovviamente, una visione rispetto non solo al domani, né a qualche mese, ma rispetto ai passaggi importanti e fondamentali per una chiara politica di sostegno alle aree che avrebbero bisogno di una maggiore dotazione e capacità di reazione e di incremento, rispetto a risorse che sono mancate e che dovrebbero essere maggiormente razionalizzate.

Certamente, anche sui fondi FAS si dovrebbe fare un discorso molto più articolato, che riguarda la capacità delle autonomie regionali e delle autonomie locali di spendere. Credo che questa sia una vecchia questione, un vecchio problema che va affrontato o, quanto meno, richiamato anche in queste occasioni, così come vi è tutto un problema che riguarda l’ambiente e i territori delle nostre realtà, soprattutto quelle del Mezzogiorno.

Non vi è una politica dell’ambiente, ma abbiamo assistito, anche nei giorni scorsi, all’interno del Consiglio dei ministri, ad un confronto – per usare un eufemismo – molto acceso tra il Ministro dell’ambiente e il Ministro dell’economia e delle finanze, che ha fatto capire e comprendere chiaramente come non vi sia una capacità o una volontà, da parte del Governo, di dominare gli eventi e, soprattutto, di recuperare territori che sono sommersi da rifiuti tossici. Non vi è una politica forte rispetto ad una riqualificazione civile e morale di realtà che hanno bisogno di vivere con grande serenità e di guardare al futuro con eguale serenità.

Allo stesso modo, vi è tutta la problematica che è stata evidenziata anche dal collega Ciccanti: quando si parla del 5 per mille, vi è una situazione confusa, ma, soprattutto, vi è un travaglio che non lascia tranquillo nessuno, perché vi sono «costruzioni» e «marchingegni», anche normativi, che certamente non aiutano a capire, né a individuare quali possano essere gli obiettivi e gli approdi.
Allo stesso modo vi è il discorso della scuola. Per quanto riguarda la scuola non statale, arrivano 245 milioni di euro.

Concludo, signor Presidente. C’è un problema – lo voglio dire non estrema chiarezza – che riguarda la scuola pubblica nel suo complesso. Questo è un equivoco, voglio sottolineare in questo momento come provi un tormento forte rispetto ad obiettivi che riguardano la formazione, che riguardano la crescita complessiva. Senza cultura, senza crescita complessiva, senza una visone chiara della politica dei beni culturali, anche ad esempio dopo le vicende che stanno dinanzi ai nostri occhi, certamente ogni desiderio, ogni ansia, ogni volontà che guardi al futuro e che tenda a guardare al futuro, viene ad essere dissipata, interrotta e recisa rispetto a politiche inane, ma soprattutto rispetto a quello che è un conteggio di fondi che in questo momento certamente non aiuta soverchie illusioni. Tutto questo non può tuttavia dilazionare l’approvazione di questo provvedimento. Chi tenti di fare questo non guarda agli interessi del Paese, non guarda alle difficoltà dei mercati, non guarda alle difficoltà esistenti a livello globale. Con senso di responsabilità noi chiediamo queste cose per dare senso e significato al nostro impegno soprattutto a difesa delle istituzioni e degli interessi reali del nostro Paese.

 

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