Assemblea nazionale Udc: il discorso di Savino Pezzotta

Care amiche, cari amici, gentili ospiti,

grazie di essere qui. Abbiamo di fronte a noi due giornate di intenso lavoro e di profonda riflessione sulla situazione politica del nostro Paese e sui compiti che ci attendono. Ci accompagneranno in questo percorsi una serie di ospiti che ci porteranno il loro contributo di idee, valutazioni e proposte, a loro va il nostri grazie. Questi due giorni hanno come obiettivo quello di segnare la ripresa della nostra iniziativa politica nel nord del Paese. Siamo pertanto interessati a cogliere i vostri pensieri sulla realtà , cosi come faremo a Napoli. È un ritorno alla dimensione territoriale per costruire una proposta veramente nazionale.

Molti sono i pensieri che affollano la mia mente , che interpellano il mio cuore e che vorrei potervi comunicare. Ma i tempi a disposizione sono quel che sono  e dovrò cercare di contenermi. Non vi comunicherò nemmeno tutto quello che ho preparato, anche perché dopo di me ci sarà la relazione di Lorenzo Cesa che coprirà le mie lacune. Ma per coloro che fossero interessati , troverete sul sito del partito e su mio blog  il testo integrale di questa introduzione e , se vorrete, potremo anche interloquire e scambiarci idee. Dobbiamo imparare ad utilizzare i nuovi media: blog, siti, forum, comunità virtuali per ampliare gli spazi di partecipazione e contribuire alla costruzione del partito nuovo, nuovo anche negli strumenti che mette in campo.

LA SITUAZIONE ATTUALE

A nessuno dei presenti sfuggirà che da qualche mese siamo stati trascinati dentro uno dei più grandi sommovimenti politici degli ultimi 15 anni. Il formarsi e lo svolgersi di questa turbolenza non ci ha colti si sorpresa , anzi e lo affermo senza presunzione, sapevamo , che un giorno o l’altro sarebbe accaduto. Lo aspettavamo, convinti della sua inevitabilità. 

L’averlo previsto in tempi non sospetti e quando tutti scommettevano contro di noi e mettevano la posta sulle sorti progressive di questo sistema politico e dell’attuale maggioranza che ci rende tranquilli e sereni, anche se preoccupati per le ricadute negative che questa crisi politica può avere sul nostro Paese, data la criticità delle condizioni economiche e finanziare che si agitano a livello internazionale ed europeo.

Quella che per noi era il frutto di una riflessione è diventata una certezza : la società italiana non si può  più rappresentare  politicamente con l’attuale modello bipolare e chi si ostina a rimanervi legato e a rilanciare le vocazioni maggioritarie  è ormai fuori dal contesto reale e non lavora nemmeno per un nuovo e diverso bipolarismo dell’alternanza .

Bisogna prendere atto che Berlusconi, dopo una presenza più che quindicennale sulla scena politica del nostro Paese, ha fallito nella promessa di una rivoluzione liberale e ha fatto scivolare il suo partito su posizioni populiste e ha  ceduto spazio e potere al localismo leghista. La stessa Lega  ora deve prendere atto che  la rivoluzione federalista e fiscale su cui era nata  è ben lontana dall’essere realizzata. Anzi, con i provvedimenti contenuti nella legge di stabilità finanziaria , che tolgono risorse ai soggetti che dovevano essere gli attori, le regioni e gli enti locali, il disegno federalista e la riforma fiscale che doveva ridurre la pressione fiscale è stato di fatto messo in mora. Lo dovranno ora spiegare ai piccoli imprenditori, agli agricoltori , a tutti quelli della partita Iva che poco, molto poco di quanto promesso è stato realizzato e che il centralismo è aumentato e si è concentrato nelle mani romane di Tremonti. E’ finito il tempo di accusare quelli che c’erano prima, prima a da tempo ci sono loro.

Ma se il centro destra ha di che dolersi , il sinistra non può certo fare salti di gioia. L’idea  di costruire un nuovo soggetto politico attraverso la sintesi di culture riformiste si è arenato su una serie di questioni di fondo, tra cui la più vistosa è certamente quella delle incompatibilità di cultura antropologica: fine vita, aborto, diritti civili . Ma mostra tutte sue contraddizioni anche sul terreno sociale che gli dovrebbe essere più congeniale che lo porta a subire ( vedi le primarie milanesi) un attrazione fatale verso la sinistra  come mostra l’ascesa di Vendola,  tale creare disagio nella sua parte moderata e riformista e da mette, a mio parere, in discussione la stessa empatia verso la socialdemocrazia.

FINE DELL’ATTUALE BIPOLARISMO

Il risultato è inoppugnabile e incontestabile: i due schieramenti che si sono fronteggiati l’uno contro l’altro per quindici anni, non hanno prodotto un rinnovamento del pensiero politico, non hanno creato le condizioni di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, non sono stati all’altezza di un vero disegno riformatore che il Paese e le trasformazioni geopolitiche dell’economia richiedevano per rendere l’Italia un Paese moderno, europeo, innovativo, competitivo e, soprattutto , più giusto.

A che pro cercare ancora di rinviare i conti con il fallimento di un sistema politico e di rappresentanza che si era pensato in grado di innovare, riformare, cambiare e che invece ci ha offerto il peggio di quello che si voleva lasciarsi alle spalle?

Quando oggi  siamo tutti costretti fare i conti con il crescere della disaffezione verso la politica, l’assenteismo elettorale di massa e con una diffusa diffidenza verso tutto ciò che è pubblico, soprattutto nelle contrade del Nord.

SIAMO AD UN PUNTO DI SVOLTA

Stiamo andando verso la celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, ma proprio ora siamo costretti a prendere atto che il patto risorgimentale che diede vita allo Stato unitario, che  ha consentito di superare le divisioni ,di realizzare, non senza fatica ,la pacificazione religiosa, di uscire dal fascismo e di dare vita alla Repubblica costituzionale, si sta incrinando. Lo avvertiamo con inquietudine proprio qui a Milano, dove il disegno unitario, nel 1848, prese corpo e slancio.

Non riteniamo ineluttabile questa incrinatura ed è per questo che oggi siamo qui :vogliamo che da queste contrade si rilanci un nuovo e più stringente patto di una nuova e moderna unità dell’Italia che  valorizzi le differenze, ne rafforzi le sinergie e rilanci il nostro Paese nel contesto europeo e mondiale.

UN IMPEGNO NEL NORD, NEL SEGNO DELLA RICOMPOSIZIONE DELL’UNITA’

All’Italia ed al Nord serve che prenda corpo una proposta politica in grado di produrre quelle innovazioni che pure la Lega a suo tempo aveva invocato e cercato di rappresentare , ma che, pure avendo avuto in questi anni un importante ruolo di Governo, non è riuscita a realizzare. A questo proposito basta guardare a come si sono gestiti i problemi dell’alluvione nel Veneto e  di come una cultura della divisione, della separazione  e di uno strisciante secessionismo abbia finito per creare condizioni di quasi isolamento.

Ma anche di come sono stati gestiti  i problemi indotti dall’immigrazione( i casi della proteste sulle gru di Brescia e Milano, i problemi di Santa Giulia , non sono frutto del caso o di un gene delinquenziale che si celerebbe in queste persone, ma germinano da una politica , da leggi sbagliate come la Bossi Fini che andrebbe rivista perché non è possibile che una persona che ha lavorato per anni nelle nostre aziende se , causa la crisi, perde il posto di lavoro sia costretta a diventare clandestina, ad essere espulsa ).

Problemi grossi si presentano sul piano del contrasto alla povertà, dell’emarginazione, dell’accompagnamento delle famiglie con non autosufficienti e dell’intervento sociale, problemi che tenderanno ad aggravarsi visto  che si sono ridotte la possibilità di intervento dei comuni.

Pensiamo a cosa potrà capitare al sistema delle mobilità regionali. I sistemi ferroviari regionali sono la metafora del fallimento della federalista della Lega, perché mentre le ferrovie nazionali ( modello centralista  romano), tramite l’Alta Velocità, hanno reso Milano , Verona , Venezia, Torino più vicine a Roma, all’interno dei nostri territori viaggiare con il treno e i mezzi pubblici è diventato un peso ( si dice che con gli aumenti delle Tariffe che si stanno prevedendo sarà meno costoso usare il mezzo privato, con tutto quello che significherà in termini di ingorghi), si impiega più o meno lo stesso  tempo ad andare da Milano a Bologna , che da Bergamo a Milano. Da Milano si raggiunge più in fretta Roma che Sondrio o Mantova. Pensiamo ai disagi dei pendolari, del trasporto merci. Tenendo conto che i processi di sviluppo economico, tecnologico, infrastrutturale e dei trasporti le aree del nord tendono  per loro natura a realizzare  una connessione tra l’Italia e il mediterraneo con le grandi reti europee e mondiali.

Dobbiamo impegnarci, dentro un quadro di unità nazionale ed europea, a realizzare a una “proposta per il nord” , una proposta sul ruolo nazionale delle nostre grandi realtà urbane a partire da Milano, Torino, Genova e Venezia, come a Napoli ne avanzeremo una per il Sud e per le sue grandi città . Proposte che dovranno confluire  in una proposta nazionale  “per modernizzare , innovare e rendere più europea e giusta  l’Italia”.

Nel nord, come in tante altre parti d’Italia cresce il malessere sociale che nasce principalmente dalla crisi economica, dalle fabbriche che chiudono, dalla messa in cassa integrazione, dalla difficoltà a far reggere la propria piccola impresa, a soffrire è soprattutto l’area del lavoro e del ceto medio produttivo.

Il nord, essendo ormai una realtà multietnica, multiculturale, multireligiosa, è il luogo dove sperimentare non la separatezza del multiculturalismo ma l’unità dell’interculturalismo, in termini d’incontro, di dialogo, di reciproco arricchimento e di rispetto delle identità culturali e religiose.

C’è da salvaguardare l’ambiente che da noi significa conciliare la montagna con la pianura ed è un tema che ci porta ad avere un nuovo interesse verso l’agricoltura. Ci sorregge in questo il recentissimo richiamo del Santo Padre che ha richiamato al valore del lavoro agricolo: dove se non nella pianura veneta e cisalpina si pone questo problema? dove se non rilanciando il ruolo  dell’economia montana anche nella prospettiva di un presidio umano e produttivo dell’ambiente?

Ma Benedetto XVI ° ci ha sollecitato a ricercare un nuovo modello di sviluppo, basato sulla sobrietà e l’essenzialità, la naturalità, la tipicità e per questo cresce il nostro interesse verso tutte quelle forme di economia civile che si stanno sperimentando.

Serve un nuovo assetto istituzionale,  una nuova proposta federalista basata sulla municipalità, sulla sussidiarietà, sulla mutualità e sul protagonismo dei corpi intermedi.

INNOVARE E GOVERNARE IL CAMBIAMENTO

Sono temi che poniamo oggi qui al Nord , ma che hanno valenza metodologica anche per il resto del Paese. Perché siamo convinti che dobbiamo crescere insieme. Per crescere a Nord, al Centro e Sud bisogna battersi contro la penetrazione della criminalità organizzata che sappiamo si è insediata anche da noi. Abbiamo apprezzato il lavoro fatto contro la criminalità , riconosciamo i meriti del ministro ma siamo soprattutto grati alle forze di polizia che sono costrette ad agire con mezzi limitati.

IL LAVORO, LA FAMIGLIA

Dobbiamo metterci in ascolto dei tanti lavoratori privati e pubblici che temono per il loro posto di lavoro e che vorrebbero promuovere, motivare, innovare nella qualità ; delle famiglie che aspirano a una vita serena oggi messa in discussione; degli imprenditori, artigiani, commercianti che vogliono reali politiche industriali, vera sburocratizzazione,e che sanno che senza regole non c’è mercato, e che il conflitto permanente d’interessi alla lunga è la rovina di ogni legittimo interesse.

I GIOVANI: QUESTIONE SOCIALE

Metterci in ascolto dei giovani senza scuola, senza formazione, senza ricerca, senza lavoro cui si offre la precarizzazione come sistema di vita. Un problema che mi angustia e su cui è calato una sorta di silenzio. Oggi i giovani ragazzi e ragazze, sono la vera questione sociale del Paese. La nostra apatia paternalistica  sta condannando un’intera generazione all’abulia e alla sfiducia in se stessa. Quando i tassi di disoccupazione giovanile raggiungono quasi il 30%, bisogna farsi tremare i polsi, come quando li costringiamo ad andare all’estero per studiare e lavorare. Risorse e capitale umano che sprechiamo, speranze che annichiliamo.

Su questo terreno ci dobbiamo impegnare con la stessa decisione che mettiamo su tema della famiglia, ed è un invito che rivolgo anche alle parti sociali. Il futuro dell’Italia sta nei giovani e nelle donne: scommettiamoci.

Dobbiamo avere cura degli ultimi, dei poveri degli emarginati, non per assisterli, ma per emanciparli e dargli dignità . La politica è tale quando si china sugli ultimi, quando cerca di farli uscire dalla debolezza e dalla marginalità. La politica fallisce quando i poveri , i deboli e gli emarginati crescono.

UNA PROPOSTA CHE SI FA PROGETTO PROPONE  UNA “VISION”

Dobbiamo mettere in campo un ascolto che si fa proposta politica e che genera un progetto Paese capace di suscitare passione civile, sociale e politica.

Dobbiamo fare i conti con una realtà in movimento, con una situazione economica in forte evoluzione, con rischi dietro l’angolo, con una società attraversata da nuove esigenze e da pensieri nuovi.

Non possiamo ripiegarci su piccoli temi, rassegnarci a una sorta di minorità sempre alla ricerca di alleanze per sopravvivere, dobbiamo essere più ambiziosi e porci come un soggetto necessario per il governo dei grandi cambiamenti.

Occorre uscire dalla logica dei programmi meticolosi e geometricamente definiti per essere capaci di proporre una ” vision” che indichi costantemente i tratti di quello che vogliamo per il Paese e per consolidare e ricostruire la sua unità. e che si arricchisce giorno dopo giorno nel confronto con i mondi vitale della società, a partire da quelli che ci sono più vicini come i mondi cattolici.

MONDI CATTOLICI: la settimana sociale, il nostro impegno

La nostra attenzione verso ciò che matura e si nuove nel mondo cattolico è sempre sta alta, come deve essere per una forza laica , aconfessionale e plurale, ma per la quale, nelle sue diverse sensibilità,  il riferimento alle radici cristiane non è  mai stato un richiamo ideologico o  statico, ma dinamico e interrogante. Non ci basta dirci cattolici, vogliamo lasciarci interrogare e inquietare. Per questo abbiamo seguito e partecipato alle Settimane Sociale che si sono tenute a Reggio Calabria ma ora dobbiamo assumerci il compito e la responsabilità di tradurre, sulla base delle nostre responsabilità , in azioni politiche le indicazioni di quell’agenda.

” L’umile fierezza”, evocata a più riprese in alcuni passaggi a Reggio che evidenzia la non marginalità della componente cattolica in Italia, ci interpella soprattutto la dove i cattolici rivendicano a pieno titolo di essere stati fondatori e protagonisti di questo nostro Paese. A partire dal Risorgimento , la presenza cattolica ha consentito di fare dell’Italia un grande paese democratico. La presenza cattolica oggi in Italia rappresenta un fattore di unità che occorre valorizzare, perché basato sulla tolleranza e la convivenza e che propone uno stare insieme rigoroso che va oltre le distinzioni geografiche.

Da Reggio viene un messaggio che è lontano anni luce dalle derive xenofobe e razziste che ogni tanto vediamo emergere, ma soprattutto è stata posta con forza l’esigenza di una difesa della dignità della persona, la centralità della famiglia, la questione della legalità e l’esigenza di un federalismo solidale.

La Settimana sociale ha invitato i mondi del cattolicesimo italiano a liberare tutte le potenzialità per rendere L’Italia migliore e a valorizzare i luoghi dove i cristiani dove i cristiani possono immettere le loro tensioni ideali e morali per aiutare l’Italia a guardare con fiducia al futuro.

Noi non pretendiamo nessuna esclusiva di rappresentanza, dobbiamo però cercare con forza e vigore di essere un luogo e uno strumento attraverso cui i punti dell’Agenda di Reggio possono essere declinati politicamente e concretamente, sulla base della nostra responsabilità. Dobbiamo divenire un luogo dove la nuova generazione di politici cattolici, tanto auspicata dal santo Padre e dai Vescovi Italiani, possa formarsi, crescere e sperimentarsi, abituarsi al rischio, alla dialettica e alla mediazione.

Senza fare grandi discorsi sull’unità politica dei cattolici che mi sembra appartenga ad un’altra ed significativa epoca della storia, dobbiamo affermare che anche in un contesto di impegno plurale ,una presenza organizzata di cattolici in politica è utile e necessaria,  come ha dimostrato il dibattito parlamentare sulla legge di stabilità finanziaria, dove il nostro gruppo parlamentare  ha posto con forza il tema della famiglia rilevando la pochezza dei provvedimenti previsti. Siamo riusciti a provocare un sussulto e delle contraddizioni nei cattolici dei diversi schieramenti, a ricentrare la loro attenzione su un tema che non può essere solo bandiera da agitare ma da concretizzare. Abbiamo dimostrato con i fatti  che una presenza di cattolici organizzati in politica è oggi  significativa , importante e necessaria.

TERZO POLO O NUOVO POLO: LA RIVOLUZIONE ITALIANA DEI MODERATI

Si è molto parlato di Terzo polo in questi giorni: su questo serve chiarezza. Lo dico pensando anche alle prossime elezioni amministrative e a quelle milanesi in primis. Non siamo molto interessati ad alleanze a destra e a sinistra, continuiamo a pensare che una presenza autonoma dai due poli sia la prospettiva migliore.

Ma devo anche aggiungere che diversa è l’ipotesi di una alleanza civica e un impegno  di responsabilità nazionale , dall’idea stessa del “terzo polo”.

Mi sembra riduttivo pensare a un terzo polo che si aggiunge agli altri due per rappresentare una sorta di terzietà che sarebbe comunque inadeguata rispetto alla “qualità” dell’iniziativa politica che il momento storico esige. Non si tratta, infatti, di mettere insieme pezzi e cocci dei vecchi schieramenti, di raccogliere fuoriusciti, di rubarsi rappresentanze istituzionali, ma di far avanzare un progetto politico, dentro il quale la ” Vision” di cui vogliamo essere portatori abbia una sua centralità.

Per questo pensiamo a un Governo di responsabilità nazionale che coinvolga tutti soggetti politici e che ci porti altre questo bipolarismo e apra prospettive nuove per il sistema politico italiano.

Pensiamo che sia questo sia il tempo della “rivoluzione  italiana dei moderati” , che scardini l’attuale bipolarismo, che si ponga come  alternativa ai populismi di ogni tipo e natura, che crede nell’Italia e nell’Europa  e che prefiguri da oggi  la possibilità di un nuovo polo. Questa prospettiva esige che precisiamo meglio cosa intendiamo con il termine “moderati” con il quale molte volte, non senza ambiguità, tendiamo a definirci.

La migliore definizione del termine ” moderato” l’ho rintracciata in un libro intervista a Todorov “Una vita da passatore”.

Afferma Todorov: “la moderazione non si confonde con l’indecisione, né con quel tipo di atteggiamento che tende a far , ossia a moltiplicare le precauzioni a proteggersi dai rischi. La moderazione politica difende il pluralismo e la libertà di scelta. Questa scelta deve essere ferma, deve servirsi della forza contro gli estremisti. La moderazione dunque corrisponde bene a una scelta e una vita; essa non porta all’astensione, non è affatto pusillanime”.

Dunque, la moderazione è la capacità di scegliere, di rischiare e di agire conciliando e ricomponendo, percui ha una dimensione di naturale centralità.

Per questo serve un partito nuovo, personalmente non mi interessa l’allagamento dell’Unione di Centro ma sono motivato alla creazione, partendo da noi, di una forza politica riformatrice che ritessa il Paese e apra prospettive per il futuro. 

È alla moltitudine individualista e delusa, ai non votanti, ai votanti per consuetudine e per “dovere”, a chi si sente estraneo all’attuale politica, che non sa più cosa significhi destra, sinistra, centro – e ha perfettamente ragione – che noi dobbiamo iniziare a parlare, con un linguaggio nuovo, concreto ed eticamente motivato.

 

 

Intervento On. pezzotta – Milano 20 novembre 2010.pdf








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