Dichiarazione di voto finale dell’On. Tassone sul decreto-legge recante misure urgenti in materia di sicurezza

Signor Presidente, questa mattina, i lavori dell’Assemblea si sono aperti con un intervento del mio collega Occhiuto sulla vicenda di Gioia Tauro. Credo che questo tema rientri nel quadro della sicurezza e dell’impegno che deve essere portato in questo settore in termini sostanziali e con una grande forza. Ciò con riferimento ai poteri dislocati all’interno del nostro Paese, i grandi «condizionamenti» e, quindi, nel caso in oggetto, le banche, potentati molto forti. Il collega Occhiuto ha fatto riferimento a tutto questo.

Il provvedimento in oggetto si inserisce nella filiera dei provvedimenti d’urgenza sulla sicurezza: ve ne sono stati tre e ora vi è il disegno di legge di conversione in oggetto. Sono stati approvati anche altri provvedimenti, come quello che fa divieto a coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione e ai sorvegliati speciali di fare propaganda elettorale.

Questo provvedimento è stato voluto dal Centro studi «Lazzati» di Lamezia Terme e ha avuto un iter molto lungo in Parlamento. Il provvedimento, certo, evidenzia delle situazioni, a mio avviso, importanti, ma vi sono anche delle lacune vistose che abbiamo evidenziato anche attraverso la nostra attività emendativa.

Per quanto riguarda l’articolo 1, quello degli incidenti negli stadi è un tema che si insegue da molto tempo. Manca una forte azione di prevenzione, questo lo dobbiamo dire con estrema chiarezza, nonché il coinvolgimento delle società sportive e dei club, e quindi un controllo anche rispetto ad alcune attività, altrimenti sarà sempre di più un peso e vi sarà un appesantimento. Certamente non potrà mai esserci una sicurezza al 100 per cento, ms credo che alzarne il livello debba essere un impegno ed una costante da parte dei Governi attraverso l’azione che gli stessi vanno conducendo mediante gli strumenti a loro disposizione.

Ma l’altro aspetto sul quale ci siamo soffermati è l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati. Vorrei esprimere una raccomandazione con estrema tranquillità: stiamo attenti a come portiamo avanti questo provvedimento con riferimento all’Agenzia. Mi riferisco al primo provvedimento e certamente questo ne è il seguito. Per alcuni aspetti sembra che vi sia un tentativo di aggiustamento gestionale e burocratico. Non ho capito le ragioni, ad esempio, di questa dotazione dell’Agenzia per l’istituzione di altre sedi oltre quella di Reggio Calabria, la principale, e quella di Roma – e dobbiamo capire che tipo di sede verrà istituita nella capitale. Ma questa non è mica una rendita di posizione!

Ritengo che anche il tema dell’alimentazione del personale di questa Agenzia così come è stato evidenziato debba essere rivisto. Non so perché il Governo ha respinto i nostri emendamenti e perché si sono voluti dei contratti per precari, anziché far scorrere le graduatorie dei concorsi per posti presso il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno.

Vorrei capire se esistono tentativi di condizionamento dell’attività della stessa Agenzia e su tutto questo dobbiamo veramente essere chiari. Il problema dell’Agenzia non è semplicemente del Governo, è di tutti. I Governi sono passeggeri e ciò che rimane certamente è l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, che va colpita certamente sulla ricchezza e se le agenzie dimostreranno limiti per quanto riguarda l’impiego a fini sociali dei beni sequestrati e soprattutto dei beni confiscati, certamente anche l’obiettivo dello Stato di condurre l’azione contro la criminalità organizzata si affievolisce e si svuota.

Quella che dobbiamo fare è una considerazione di fondo: in questa occasione si è detto che per l’articolo 8 si è raggiunto un equilibrio. Ma l’equilibrio non deve essere costruito a fatica come abbiamo fatto in questi giorni. Permangono forti dubbi e perplessità di ordine politico per quello che riguarda il ruolo dei prefetti, l’unità del Paese, il ruolo dei sindaci, anche per quanto riguarda il loro status di ufficiale di governo e di ufficiale di pubblica sicurezza quando non esistono le stazioni dei carabinieri e i commissariati. Non significa far prevalere una figura sull’altra. Bisogna trovare un equilibrio dove le istituzioni siano garantite e dove il fluire delle vicende e, soprattutto, delle garanzie costituzionali e democratiche all’interno del nostro Paese sia garantito.

Soprattutto ritengo che, quando si muove un’offensiva nei confronti della criminalità – e non soltanto quella organizzata, signor Presidente, signor Ministro dell’interno e signor sottosegretario dell’interno, ma anche quella dei colletti bianchi, di quelli che sono infiltrati e che si addensano all’interno delle istituzioni, al di sopra di ogni sospetto e al di sopra di ogni indagine -, si debba agire in questa direzione, perché tanti temi e tanti problemi che sono stati recuperati nell’articolo 9 non sono stati certamente costruiti e collocati nel loro giusto posto.

Alcuni emendamenti andavano in quella direzione, ma non bisogna ovviamente sorvolare sui contributi che vengono fuori anche sulla base di esperienze costruite e alimentate da una serie di fatti e di vicende, perché non c’è dubbio che, a volte, tutta la nostra azione sembra essere sempre più di facciata che non sostanziale. Le norme di per se stesse non sono esaustive per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata; ci deve essere un retroterra culturale. Se noi oggi esprimiamo una posizione favorevole su questo provvedimento, non è perché lo consideriamo perfetto, ma perché ovviamente nasce da un retroterra culturale, da una serie di atti e di impegni a livello parlamentare, e noi siamo coerenti, come gruppo dell’Unione di Centro, nel dare un «sì» ad un provvedimento volto ad un’azione di intervento per salvaguardare i principi della convivenza civile, del contrasto alla criminalità organizzata e quindi per dare sempre più efficacia all’azione dello Stato. Se si tratta di un «sì» che si inserisce in questo contesto, certamente possiamo dire che è un’apertura di credito nei confronti di un Governo e nei confronti di una maggioranza che quasi non c’è più. Non vi è dubbio che alcuni provvedimenti, come la nuova sistemazione dell’articolo 8, che creava una grande confusione e un grande equivoco, è stata fatta grazie al venir meno di una realtà di maggioranza all’interno del nostro Parlamento.

Detto questo, signor Presidente, ho già fatto cenno alla specificità dell’impegno dell’impiego delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e delle Forze armate. Anche su questo aspetto non ci siamo trovati d’accordo. Voglio capire se esistono provvedimenti, come ricordava l’onorevole Cazzola, ma di specificità si parlava da moltissimo tempo, perché il Ministero dell’economia e delle finanze ha detto di «no», ma la specificità non è soltanto una medaglia; bisogna essere consequenziali anche con le risorse. Signor Presidente, concludo, ma voglio brevemente evidenziare un dato, ossia la vicenda della proposta emendativa dell’onorevole Lorenzin che indica la confusione di una maggioranza e, a volte, l’inanità del Governo. Detto questo, come dicevo poc’anzi, votiamo a favore del provvedimento con questo tipo di valutazione, con queste riserve, ma con la speranza di andare avanti.

 

Dichiarazione di voto finale Tassone sul dl recante misure urgenti in materia di sicurezza.pdf








Lascia un commento