D’Onofrio: L’Italia e la Libia

La proposta di Casini e la risposta di Maroni possono andare oltre l’emergenza.

Le vicende che sconvolgono anche la Libia pongono in evidenza due questioni: è sempre più chiaro che si sta concludendo la lunga stagione che aveva fatto transitare gran parte dei Paesi del Nord Africa dal colonialismo a dispotismi personali.
Dall’altro, emerge la possibilità di affrontare in particolare la questione libica – straordinaria per molti aspetti – anche in termini di unità costituzionale.
La proposta che Pier Ferdinando Casini ha fatto a nome di tutto il nuovo polo è stata infatti immediatamente accolta da Roberto Maroni: si tratta di una situazione straordinaria che richiede l’intesa tra maggioranza e opposizione in contrasto sia con la supponente affermazione di autosufficienza della maggioranza, sia con quella sorta di pregiudiziale di gran parte dell’opposizione. Non si tratta di una questione (anche se importante) limitata ai rapporti economico-politici tra Italia e Libia, ma di un problema di fondo che non abbiamo ancora saputo risolvere dall’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica: come si deve procedere nel dar vita alla revisione della Costituzione.
Non vi è dubbio infatti che la politica estera italiana nei confronti della sponda nord del Mediterraneo debba essere profondamente rivista alla luce della straordinaria difficoltà che si deve registrare allorché si considerino i tre aspetti fondamentali dell’interesse economico politico, italiano da un lato; europeo – se ne esiste uno dall’altro, e statunitense dall’altro ancora.
Come si è già rilevato a Todi, alcuni giorni or sono, occorre che l’Italia riesca ad esprimere una propria analisi politica specifica capace di non farla apparire legata esclusivamente alla dimensione economica dei propri rapporti, o alla cultura statunitense di contrasto rispetto a quel che restava del colonialismo franco-inglese sulla sponda nord del Mediterraneo. Occorre infatti che la politica estera italiana riesca a dimostrare oggi di essere capace di far maturare anche nell’Europa tutta una significativa percezione della nuova centralità del Mediterraneo nel contesto post sovietico della globalizzazione. Le vicende libiche in particolare hanno posto in evidenza una sorta di difficoltà italiana a ricercare una posizione comune nel contesto europeo: lontananza geografica di alcuni Stati europei dalla Libia; recentissimo ampliamento dell’Unione europea ad Est, con una qualche attenuazione dell’attenzione europea per il Mediterraneo; difficoltà – soprattutto francese – nel passaggio dall’antico rapporto colonialistico alla percezione della nuova centralità del Mediterraneo. L’Italia di conseguenza è apparsa per qualche verso attanagliata dalla prevalenza dei rilevanti rapporti economici con la Libia rispetto all’affermazione della tutela dei diritti umani, che è sempre più forte nel contesto internazionale.

Di qui quel senso di oscillazione e di ambiguità che l’Italia ha dato nel corso degli ultimi giorni proprio in riferimento alla Libia. Le evidenti conseguenze sul piano dell’immigrazione hanno finito con il prendere il sopravvento rispetto a considerazioni di geopolitica sempre più necessarie anche per quel che concerne l’immigrazione.
È per questa ragione che l’iniziativa di Pier Ferdinando Casini va considerata non tanto da un punto di vista esclusivamente umano ed emergenziale quanto su un piano costituzionalmente molto forte, quello della ricerca di un’intesa politica e non solo emotiva tra maggioranza ed opposizione. Questa ricerca fa parte di una cultura che vede l’intesa costituzionale tra forze politiche anche alternative necessaria non solo in politica estera ma anche per quel che concerne proprio il rapporto tra Costituzione e maggioranza di governo.
La politica estera sta diventando sempre più parte decisiva della stessa politica interna proprio perché il processo di globalizzazione la rende sempre più parte del concorso alla formazione di una sorta di opinione pubblica mondiale, all’interno della quale ciascuno Stato è chiamato a dimostrare quali siano i suoi valori di fondo. È infatti dall’inizio di questa cosiddetta Seconda Repubblica che si oscilla tra la ricerca di una intesa costituzionale alla quale concorrono tutte le forze politiche sulla base del rispettivo peso elettorale e l’affermazione presuntuosa di autosufficienza della maggioranza, come è avvenuto nel 2001 e nel 2005, la prima volta da parte dello schieramento che siamo soliti definire di centrosinistra – per ragioni prevalentemente di schieramento politico; e la seconda volta da parte dello schieramento di centrodestra per una sorta di deriva populistica. Vi è pertanto da augurarsi che la vicenda libica finisca con l’innestare una serie di conseguenze rilevanti anche per quel che concerne le riforme costituzionali.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 23 febbraio 2011

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