Libia: il discorso in Aula di Pier Ferdinando Casini dopo l’informativa urgente del Governo

Signor Presidente, la prima considerazione che vorrei fare è che una politica estera dignitosa prevede che sui principi non si ceda mai. La prima cosa che dobbiamo fare è dire che questa strage di civili è vergognosa, esprimere una solidarietà non formale e forte, farlo ripetutamente in tutte le sedi cui l’Italia partecipa.

Signor Ministro, certamente, è una situazione drammatica e condivido l’angoscia che trapela delle sue parole. Il mix tra l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la portata straordinaria di Internet ha portato alla rivolta di un popolo oppresso per più di quarant’anni. Vi è l’islamismo radicale dietro? Non so se possiamo dirlo con certezza: che vi siano settori di islamismo radicale, è senz’altro vero; ma è tutto da dimostrare che questa rivolta ci porti all’islamismo radicale, che, certamente, sarebbe molto preoccupante.

Signor Ministro, lei ha ricordato che tutti i Governi italiani, da quelli della Democrazia cristiana a quelli di oggi, dal Governo Prodi al Governo Berlusconi, hanno operato per la normalizzazione dei rapporti bilaterali con la Libia e, in questo senso, ha rivendicato la continuità della politica estera italiana. Ha ragione, è vero, certamente doveva essere così: tutti hanno fatto il proprio dovere, perché non potevamo permetterci di non avere normalizzata una situazione come quella del rapporto con la Libia.

Devo dire, però, signor Ministro, che mi è piaciuta di più la seconda considerazione che ha fatto, quando ha detto: ci siamo divisi sul Trattato, oggi dobbiamo gestire insieme l’emergenza. Vorrei soffermarmi su questo aspetto, perché in quest’Aula abbiamo un dovere di verità e non possiamo, in un momento di emergenza, «annacquare» la nostra visione dei problemi.

Signor Ministro, io accetto l’impostazione che ha dato e rivendico il fatto che noi, assieme all’Italia dei Valori e ai radicali, abbiamo votato contro un Trattato di amicizia che prefigurava un giudizio di eccessiva accondiscendenza verso la politica di Gheddafi da parte del nostro Paese.

Mi fa piacere che il Partito Democratico vada in piazza a manifestare, mi fa molto piacere, ma hanno votato con voi e con il Popolo della Libertà questo Trattato di amicizia. Oggi, anche loro avvertono che, forse, le cose potevano andare diversamente: mi dispiace, ma vorrei dire che qualcuno lo aveva detto prima.

Non c’era bisogno, e lo voglio dire così, in termini generali, del baciamano da parte di Berlusconi a Gheddafi che ci ridicolizza in tutte le televisioni del mondo, bastava più sobrietà. La sfilata con i carabinieri era eccessiva, potevamo fare una «sfilatina», quella dimostrava una sorta di accondiscendenza anche rispetto alla forma e lei, che è una persona seria, Ministro Frattini, sa che in politica la forma a volte è sostanza e non può essere liquidata così.

Rivendico un’idea diversa del nostro rapporto con la Libia e sono d’accordo con Frattini sulla seconda cosa che ha detto quando ha citato, e lo ringrazio, la mia modesta persona ricordando: proprio Casini, che era contrario a questo trattato, ha detto che bisogna condividere assieme la gestione dei fatti. D’accordo, rimetto la firma sull’idea che maggioranza e opposizione non devono prendere lo spunto dalla questione della Libia per scontrarsi per l’ennesima volta sul problema di Berlusconi, perché questo è un problema più importante di Berlusconi e del suo Governo.

Qui rischiamo veramente, in termini di approvvigionamenti energetici, in termini di immigrazione clandestina che verrà sul territorio nazionale, di importare una catastrofe. Chi se ne importa di Berlusconi in questo caso, è molto meno importante lui di quello che rischia di essere l’evento che si materializzerà da qui a poco tempo.

Mi avvio a concludere, Presidente Lupi. Amici, tanto per terminare il discorso vorrei rivolgere un’ultima considerazione al Ministro Frattini; lei ha fatto una considerazione in termini diplomatici utilizzando giustamente, forse avrei fatto così anch’io, la sede del Parlamento di oggi per mandare un messaggio, nemmeno troppo cifrato, alle autorità dell’Unione europea. Ha fatto bene, però dato che ho parlato di Berlusconi, vorrei dare un suggerimento. Se esiste l’Europa, ma soprattutto se noi esistiamo in Europa, il Presidente del Consiglio prenda il cappello e l’aereo e vada dalla Merkel, da Sarkozy e da Cameron a fare quello che deve fare l’Italia.

Non possiamo essere lasciati soli ma non basta dire che non possono lasciarci soli, se abbiamo un’incidenza nella politica europea dobbiamo dimostrarlo. Oggi è il momento.

 

 

 

 

 

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