Intervento dell’On. Mario Tassone sulla proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie

Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, certamente prendiamo la parola in questo momento con qualche disagio e perplessità. Pag. 4In effetti continuiamo una discussione sulle linee generali – seppure un’appendice della discussione sulle linee generali così come prevista dal Regolamento – dopo la deliberazione di interruzione della discussione, sulla scorta di un provvedimento che sembra essere ormai superato dalle ultime vicende, quindi dalla lettera del Presidente della Repubblica. Noi come gruppo abbiamo deciso di prendere la parola in questo momento proprio per ribadire le posizioni che abbiamo assunto sia nei lavori delle Commissioni riunite I e V, sia attraverso gli interventi degli onorevoli Occhiuto e Ciccanti anche in Aula. Non c’è dubbio che abbiamo di fronte una vicenda parlamentare che coinvolge anche e soprattutto l’azione del Governo.

Per quanto ci riguarda in questo momento non c’è il pericolo di essere fuori tema, perché i temi che sono stati richiamati nella lettera del Presidente della Repubblica, che noi ringraziamo, sono stati più volte sottolineati e proposti con grande forza nei lavori delle Commissioni I e V e anche in questa Aula. Può darsi che, nel momento in cui esercitiamo un’azione parlamentare e assumiamo delle posizioni anche sulla debolezza, sulla contraddittorietà e sulla confusione di un provvedimento, le posizioni assunte dalle opposizioni o da una certa opposizione vengano interpretate come strumentali. Invece, noi ponevamo una questione di principio, che vale per questo come per tutti gli altri provvedimenti.

È un problema politico di grande portata, che va al di là del provvedimento chiamato comunemente «milleproroghe», ma coinvolge direttamente le responsabilità dei Governi e dei Parlamenti, che si susseguono ovviamente nel corso della nostra storia e della nostra vicenda politica. I temi della confusione, dell’eterogeneità delle materie, della debolezza – tanto per usare un eufemismo – dei requisiti di costituzionalità di questo provvedimento si erano chiaramente evidenziati nella Sala del mappamondo, dove si sono riunite le Commissioni I e V. Lo abbiamo detto ed abbiamo anche chiesto che da parte del Governo e della maggioranza ci fosse una disponibilità ad accogliere le nostre indicazioni e i nostri contributi. Il vero è che questo provvedimento è giunto dal Senato praticamente blindato. Quindi, si è riproposto un vulnus anche rispetto ai lavori parlamentari.
Non so se il Senato, come si è detto, abbia trattenuto per cinquanta giorni il provvedimento rispetto ai sessanta giorni consentiti, ma non c’è dubbio che avevamo chiesto con forza, visto e considerato che c’era qualche margine temporale, una maggiore attenzione.

Invece, la maggioranza è venuta con l’indicazione e soprattutto con il compito di blindare questo provvedimento con un percorso che ci portava alla fiducia. Adesso ci troviamo di fronte ad una lettera e ad un intervento molto chiari del Presidente della Repubblica e molto probabilmente, quando ci sarà la comunicazione degli intendimenti del Governo, si dovrà ritornare ad un nuovo testo. Pertanto si è vanificato ciò che si pensava di guadagnare stroncando il dibattito parlamentare, considerato che i tempi si allungheranno.

Ma c’è un altro dato che voglio sottolineare in questo particolare momento: l’anomalia delle procedure e del procedimento. Le procedure non sono ininfluenti o minimali rispetto alla sostanza della materia o dell’impegno nella produzione normativa. Non è un fatto ininfluente o minimale, perché a quest’Aula è sfuggito, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, che le Commissioni parlamentari non sono riuscite a deliberare il mandato ai relatori in termini favorevoli.
Non sapevamo se la maggioranza era maggioranza o minoranza; certamente, vi è stato, in un certo momento, l’ostruzionismo della maggioranza parlamentare, che io ho definito una vera e propria serrata, senza, ovviamente, la volontà e la disponibilità di accogliere le proposte del nostro gruppo e delle opposizioni.

Certamente, gli interventi che si sono svolti e susseguiti in quest’Aula hanno richiamato, alcuni, l’impeccabilità di questo provvedimento – questo, ovviamente, da parte della maggioranza – mentre altri, soprattutto del mio gruppo, hanno incalzato il Governo anche individuando le debolezze del decreto-legge in esame.

Devo dire con estrema chiarezza, signor Presidente, che quando ci troviamo di fronte ad un decreto milleproroghe, questo provvedimento porta sempre in sé qualche dato di ambiguità e di incertezza; lo porta, oggettivamente. Lo abbiamo detto: nel decreto milleproroghe si cerca di «imbucare» di tutto; soprattutto, approfittando dell’urgenza, si cerca di fare le cose che non si sono fatte e di trovare loro collocazione e cittadinanza nel decreto milleproroghe. Si prorogano anche termini non scaduti e si mette mano a materie che certamente avrebbero bisogno di un contenuto, di un’organizzazione e di una produzione normativa in termini molto più concreti ed esaustivi.
Alcuni provvedimenti non possono essere assunti come un momento importante per prorogare termini, quando, invece, si interviene su una materia che avrebbe bisogno di una diversa riorganizzazione. Queste cose abbiamo detto. Non è possibile, perché attraverso il decreto milleproroghe – non vi è bisogno della questione di fiducia e dell’urgenza – si affrontano temi, con la scusa delle proroghe, senza dare la possibilità al Parlamento di scagliarne le motivazioni e di dare alla materia una sua organicità e una sua strategia.

Questo provvedimento certamente è asfittico, senza respiro, senza prospettive, senza un disegno (le cose le abbiamo dette e ripetute, è inutile che mi soffermi a fare una lunga elencazione di quello che è emerso anche in questi giorni). Quando parliamo, per esempio, della riorganizzazione della Consob, perché lo facciamo in questo provvedimento quando esiste un altro provvedimento, che stiamo esaminando nella Commissione affari costituzionali, sul trasferimento della Consob da Roma a Milano?

Ci vuole una grande discussione e un approfondimento di carattere parlamentare. Non è che i problemi si possono risolvere in questa maniera, senza dare la possibilità al Parlamento di discutere. Per cui, abbiamo avuto la ghigliottina nella ghigliottina, la blindatura del provvedimento, che andava e va dritto verso il percorso del voto di fiducia, senza dare la possibilità, implicitamente, al Parlamento di affrontare i problemi in termini organici.

È stato detto anche moltissimo sulle case fantasma, sul foglio rosa per coloro che devono prendere il patentino per i motorini. Vi è una serie di problemi. Vado, ovviamente, per indicazioni. Faccio l’esempio delle Poste: cosa sono? Stanno diventando una grande banca? Sta diventando predominante l’attività di Bancoposta? E il servizio delle poste, della distribuzione, soprattutto l’adeguamento della mobilizzazione, chi lo fa, se l’azienda delle Poste sta diventando una grande banca, una grande espansione delle banche, e dovrebbe anche collegare i suoi sportelli alla famosa Banca del sud, di cui non vediamo la luce, non sappiamo cosa sia? Ne stiamo parlando continuamente, quando non sappiamo cosa sia e quando non si può rintracciare un percorso, sia pur labile, per quanto riguarda una politica del Mezzogiorno, che rimane estranea.
Soprattutto, questo provvedimento, come hanno già detto i colleghi del mio gruppo Occhiuto e Ciccanti, non fa altro che penalizzare ed allontanare sempre di più l’area del Mezzogiorno rispetto al nord del Paese.

Vi è ancora il problema dell’emergenza rifiuti. Come abbiamo detto, nel provvedimento in esame vi è anche un aumento delle tasse, dell’imposizione, e vi è il disegno del federalismo fiscale che abbiamo bocciato e denunciato più volte e che, non vi è dubbio, recupera una filosofia sempre più stringente che respingiamo con grande forza e determinazione.

È la concezione dello Stato, dell’articolazione dei poteri, dell’unità e della solidarietà del Paese che in questo momento viene meno, ma è anche vero che esistono, surrettiziamente, in maniera a volte evidente, dei provvedimenti e degli impegni che vanno in quella direzione.
Mi dispiace che i gruppi politici della maggioranza, dove vi sono tante sensibilità diffuse, non abbiano assunto nessuna posizione, ma si siano adeguati al pensiero dominante.
Certamente, vi sono vari stimoli che possono comprendere questo nostro modo di essere, soprattutto per quanto riguarda i costi della politica. Su questi abbiamo discusso moltissimo quando è stato approvato il codice delle autonomie. Oggi, su richiesta ad esempio del comune di Roma, vi è la necessità di un allargamento del numero degli assessori per cui si ripropone un argomento che potrà essere contenuto nel citato codice o in provvedimenti sull’autonomia locale perché vi è bisogno di qualche assessore in più.

Vi è poi ancora il problema dei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti. Non sappiamo cosa sono le aree metropolitane, è in corso il dibattito in Commissione del provvedimento rinviato dall’Aula sull’abolizione delle province.

Ecco perché non credo che il provvedimento in esame sia in sintonia con altri provvedimenti, ma vive sulle «commesse» di alcuni settori e di alcune corporazioni molto presenti ed attive all’interno del nostro Paese.

Signor Presidente, vi è anche un altro dato. Quando parlo di federalismo mi riferisco anche al problema, che ancora sussiste, relativo alle graduatorie degli insegnanti, agli inserimenti in coda. Gli stessi insegnanti ai quali è stato impedito di svolgere il loro lavoro, che non sono tutelati in ordine alle loro richieste di trasferimento. Ritengo che anche questo sia un problema che riguarda i diritti civili, la civiltà e la dignità di una nazione.

Il provvedimento in esame, che ha avuto una serie di interpretazioni anche da parte della Consulta e che pone il problema degli inserimenti in coda degli insegnanti nelle graduatorie per i trasferimenti, proviene da una cultura che non è la nostra.

Signor Presidente, non vorrei continuare il mio intervento. Abbiamo detto le cose che ci eravamo prefissi di dire, vi è stato anche un pourparler tra noi per decidere se fosse il caso che il nostro gruppo intervenisse in Aula per esporre le considerazioni già previste e desumibili dal nostro atteggiamento ieri mattina.

Abbiamo poi deciso di intervenire, di svolgere il nostro intervento, perché abbiamo voluto privilegiare il ruolo del Parlamento, il ruolo di quest’Aula e per sottolineare ancora una volta che questo non è un episodio che riguarda questo particolare momento, ma coinvolge tutta la dignità del Parlamento, la centralità dello stesso, come momento di riferimento che non può essere una cassa di risonanza, tanto è vero che, quando il provvedimento in esame è tornato blindato dal Senato, lasciandoci intendere che lo dovessimo approvare solo in quella versione, ho pensato che fosse stata realizzata subito la riforma del bicameralismo, arrivando direttamente al monocameralismo, tranquillamente, dando atto anche ai presidenti…con il permesso della Lega e dell’onorevole Polledri proseguo il mio intervento…Proseguo, signor Presidente, anche perché io sono stato attento – mi rivolgo in particolare all’onorevole Polledri – alle sue considerazioni e sono stato cortese a non dire quanto ha sostenuto il collega con grande enfasi e trionfalismo su questo provvedimento.
Noi vedremo alla luce delle determinazioni del Governo quali saranno gli esiti delle considerazioni dell’onorevole Polledri e del suo gruppo, nonché della maggioranza, perché sarà curioso capire se quella intangibilità, perfezione costituzionale o omogeneità di materie, che voi avete rivendicato, resistono anche su quella che deve e potrà essere l’iniziativa del Governo.
In conclusione, signor Presidente, come dicevo, ci siamo trovati di fronte a un monocameralismo ed allora io voglio capire: se tutto era un’alterazione anche sul piano legislativo e se era un’anomalia, qualora non ci fosse stata la lettera del Presidente della Repubblica, questo Parlamento avrebbe certamente consumato un fatto di una negatività incredibile e forte, anche sul piano di un principio e di una dignità, come già rivendicavo poc’anzi, del ruolo del legislatore. Ritengo che tutto questo valga e debba valere per il futuro. Come si vede, signor Presidente, questo non è un tema o un problema che può riguardare semplicemente le minoranze o le maggioranze. Il Parlamento si deve abituare a capire e a cogliere che, se vi è un bene superiore che bisogna tutelare e garantire, questo è quello del rispetto delle istituzioni che rappresentano la totalità del Paese, dove la rappresentanza del Paese non va né affievolita né ridimensionata, ma va esaltata con forza.
Ritengo che la dignità del Parlamento si conquisti soprattutto in questi particolari momenti, sia da parte della maggioranza, sia da parte della minoranza, senza fughe in avanti e senza infingimenti. Questo, credo, sia il compito di una classe politica che sia rispettosa di quelli che sono i principi e i valori, lontano dai clamori, da quelli che sono oggi i momenti di vera emarginazione che l’opinione pubblica ha nei confronti anche della classe politica.

Ritengo che questo momento molto intenso non derivi dal problema delle milleproroghe, ma dal problema di come recuperare fortemente questa nostra centralità, dignità, decoro e impegno di carattere legislativo. Al di là delle vicende, che possono oggi riguardare particolarmente questo o quel gruppo, ritengo che la Camera dovrebbe ritrovarsi anche in questo impegno, ammettendo in fondo che quanto noi dicevamo, non soltanto su questo provvedimento, ma alla luce di esperienze e di sensibilità che non si sono mai sopite, aveva un suo valore e aveva un suo significato. Con questo spirito noi abbiamo considerato tutti gli aspetti più rilevanti, articolati e vari anche del provvedimento in esame e con questo stesso spirito abbiamo tentato questa mattina di dare un nostro contributo, che non si è soffermato, come si è visto, sui temi, ma ha cercato di capire e di cogliere quello che è anche il senso di un percorso di un Parlamento che deve trovare un suo sussulto di dignità e di forza, per garantire una sua centralità e capacità di individuare il futuro e di svolgere un ruolo importante e fondamentale, come rappresentante del Paese e dei suoi interessi più veri, al di là delle rendite, dei gruppi e dei gruppetti, delle piccole e delle grandi manovre. Guardiamo in alto verso grandi prospettive! Ritengo che questo sia il compito di una classe dirigente degna di questo nome

 

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