Intervento On. Mario Tassone sulla giustizia

Signor Presidente, vorrei fare qualche valutazione di carattere generale, entrando nel merito di alcune questione che ho ascoltato.

Sono certamente riflessioni che vorrei svolgere immaginando di non dover ritornare anche in questo dibattito, ma consegnando ai colleghi dell’Aula preoccupazioni e valutazioni che, mi auguro, siano importanti, rifacendomi a quanto già detto dai colleghi che hanno seguito questo provvedimento, mi riferisco all’onorevole Ria e anche alle puntualizzazioni estremamente importanti svolte dall’onorevole Casini.

Voglio dire anche al Ministro della giustizia, al di là dei rapporti personali e di stima che, non una parte politica, ma, ritengo, tutto il Paese attende ormai da tempo una modifica complessiva della giustizia, dell’amministrazione giudiziaria, all’interno del nostro Paese. Mi rendo conto che molti interventi sono stati accompagnati un po’ da valutazioni molto forti e sono l’espressione non di una esigenza di garantire una gestione della giustizia che serve al Paese, ma interventi che hanno portato a valutazioni estranee molte volte al tema e ai problemi che noi abbiamo oggi alla nostra attenzione.
Certo, quando si parla di giustizia, vi è una serie di valutazioni, dottrine, culture, e molte volte entra anche l’aspetto politico.

Quella che è prevalsa anche in queste giornate credo sia una valutazione più radicale, più estrema, mentre quella che non ho visto apparire chiara con forza è un’equilibrata riflessione sulla giustizia e come dovrebbe essere.

Si sono intrecciati slogan e frasi più propagandistiche che altro, ed è stata un po’ impropriamente scomodata la storia. Se dovessimo fare le storie antiche, quella del terrorismo, o se volessimo narrare quella attuale della criminalità organizzata, dovremmo avere un sussulto di responsabilità e non tentare di trovare responsabilità particolari in quella o quell’altra area politica all’interno del nostro Paese, ma avere una visione che accompagnasse riflessioni e preoccupazioni in termini generali.
Ci deve essere un momento forte in cui le riflessioni, le dottrine e le culture costituiscano un momento forte anche di grandi decisioni. Quello che oggi emerge chiaramente è che questo provvedimento non è soltanto insufficiente, ma non è quello che dovrebbe essere, né quello che è indicato nel titolo, bensì qualcosa di diverso.

Non si tratta della salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ma di un’altra cosa. Quando si parla di giustizia tutto questo dovrebbe essere accompagnato da un impegno corale tra le varie diversità e le varie sensibilità all’interno dell’Aula, ma quando ci si scontra, come si è fatto, vuol dire che qualcosa non va nella proposta politica di riforma, come la si vuol far passare e che qualcosa sfugge non soltanto al Governo e alla maggioranza, ma a tutta l’Aula e ci si rifugge verso proiezioni che non hanno una grande cittadinanza e una grande dignità.
Cosa significa? C’è una giustizia di destra che difende principi o c’è una giustizia di sinistra che difende principi o ci deve essere una conquista corale da parte della politica e da parte delle istituzioni per difendere e tutelare i diritti dei cittadini e una giustizia che va applicata, non può essere negata e deve essere momento forte di riferimento della nostra cultura e del nostro modo di essere nel difendere delle istituzioni?

Abbiamo sentito molte frasi propagandistiche, signor Presidente, che certamente non mi hanno soddisfatto e non hanno arricchito il mio bagaglio, ma hanno aumentato le preoccupazioni e soprattutto hanno evidenziato delle disarmonie.

Come pensiamo di dare una risposta quando non c’è, come dicevo poc’anzi, una coralità di un impegno che va perseguito e che va realizzato giorno per giorno? Signor Presidente, è evidente che quello che oggi manca è la capacità di un provvedimento di essere credibile. La cosa più brutta, signor Ministro della giustizia, è quando una nostra proposta e una nostra indicazione non sono credibili, ma sono inficiate dalle valutazioni non soltanto del Parlamento, ma anche del Paese.
Bisogna saper cogliere le opportunità e sentire quello che si avverte nel Paese, dove si registra un clima di forte disagio. Quando non c’è un dato forte di riferimento sul piano della verità e delle certezze tutto viene ad essere messo in discussione. Non c’è dubbio che ci sia oggi anche il tempo per una riflessione forte, ma questa da parte nostra – lo dico con estrema chiarezza – si infrange molte volte anche con la diretta televisiva, visto e considerato che abbiamo anche un percorso dei nostri lavori che si interrompe mercoledì alle 18.

Da quell’ora di mercoledì tutto finisce. Finisce il clamore, come se la nostra battaglia politica fosse soltanto in riferimento alla televisione e non a riformare o dare un contributo forte alla nostra azione politica e soprattutto a questa riforma. Ve lo dico con estrema chiarezza, forse questo è l’unico dato di certezza, mercoledì con la diretta televisiva dove si abbassano le bandiere, dove si svuotano i clamori, dove si appassiscono le energie più smodate e certamente lasciano spazio ad altre cose come se noi avessimo recitato in questi giorni un minuetto non per modificare le istituzioni, ma un minuetto per il Paese e dove ovviamente il Paese dovrebbe essere messo nelle condizioni di cogliere anche i passaggi forti. Tuttavia ritengo che i passaggi forti non sono evidenziati. Allora – e concludo, signor Presidente – quando la giustizia ha una situazione di così forte depressione e di grande malessere – come diceva qualche collega, le strutture degli uffici dei magistrati e gli strumenti sono quelli che sono – certo un provvedimento come questo rischia di essere o è un’amnistia perché i tempi non si possono abbreviare se c’è questa struttura e questa insufficienza.
Non lo dico per difendere qualcuno. Non c’è il partito dei magistrati e il partito contro i magistrati. Ci deve essere il partito dei cittadini, il partito di una società che deve percorrere anche strade di civiltà e di progresso per il suo ammodernamento. Ma quando la giustizia si trova in questo stato, allora ciò che prevale in questo provvedimento è più il riferimento alla norma alla persona che altre cose. Tutto si svuota, tutto perde di significato, d’importanza e di credibilità. E quando viene meno la credibilità su un provvedimento tutto diventa difficile. Come noi sappiamo, molte volte anche nella lotta alla criminalità organizzata, per la quale sono previste delle norme, spesso i magistrati trovano difficoltà ad applicare le norme scritte a causa dei limiti di un’azione da parte della magistratura che certamente dovremmo incoraggiare e con la quale dovremmo solidarizzare nel suo complesso, con riguardo soprattutto al suo ruolo così importante e così fondamentale.

 Per questi motivi, con molta pacatezza, signor Presidente e signor Ministro della giustizia, credo che oggi siamo ad uno snodo particolare. È forse un’occasione persa, forse una mezza verità, forse un’alterazione della verità. È un modo di raggiungere un traguardo non richiesto ma che ci fa ritornare indietro sul processo di un ammodernamento del nostro Paese fino a creare e ad esaltare l’individualità ed i personalismi e soprattutto le caste che contano di più e che prevalgono sugli interessi generali del Paese

 

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