Intervento dell’On. Mario Tassone alla commemorazione del Sen. Giuseppe Spataro

Francavilla a Mare, 8 Aprile 2011 “Dice qualcosa oggi la figura di Giuseppe Spataro? O lo ricordiamo semplicemente per il suo storico impegno nella Fuci, nella costruzione del Partito Popolare Italiano, e poi della Democrazia Cristiana, dovendo pure giustificare il perché fosse “vice” e non titolare di cattedra. Io ritengo che la figura di Giuseppe Spataro dica di più. Fu leader di prima grandezza? Prima di porci questo interrogativo, dovremmo dare di comune accordo la definizione di leader, o di statista. Peppino Spataro, rappresenta nel nostro paese un momento di serietà, di onestà e di coerenza. Quindi l’attualità del personaggio diventa sempre più forte e sempre più pregnante nel momento in cui questi riferimenti valoriali si sbiadiscono, o addirittura si perdono.

Oggi tutta l’impostazione della politica è improntata sulla approssimazione e sulla incoerenza.
La coerenza in politica nasce dal sentimento forte di fede nei valori; nasce dalla dignità e dal decoro dell’essere uomo fra uomini in una società libera, e nel momento in cui prevalgono invece altri aspetti cosiddetti “valoriali” della vita politica e sociale del nostro paese, non c’è dubbio che la figura di Spataro diviene importante e fondamentale. Oggi non c’è la fedeltà ai valori, che risultano assopiti, come in letargo, e non ci sono più neppure i partiti. Chi dovrebbe esplicitare i valori come momento fondamentale della vita dell’uomo, non lo fa, e ci sono dei momenti in cui i valori se non vengono evidenziati ed esaltati muoiono.

Oggi tutta la storia del nostro paese si coniuga sul piano dell’interesse personale, che prevale rispetto al raziocinio ed all’essere “uomo”, andando a determinarne una forte spersonalizzazione . C’è quindi il prevalere dell’interesse, non c’è la fede, e nessuno è disposto a rischiar nulla. Peppino Spataro rischiò molto. Nel momento in cui imperava il fascismo, lui fu antifascista. Nel momento in cui lui era coerente nella sua battaglia, molti democratici cristiani erano si democratici cristiani, ma alcuni si “accomodavano”, o alcuni popolari partecipavano al governo Mussolini, come Gronchi, pocanzi citato, che prima di essere parte integrante del triumvirato della segreteria politica di De Gasperi, fu sottosegretario proprio di Mussolini. Altro esempio, nel 1960  Spataro cercò di far comprendere a Gronchi che in fondo non si poteva mandare a bruciare un uomo come Ferdinando Tambroni, e mandarlo nelle fauci del leone. Come tutti sanno, nel 1960 Tambroni era Ministro dell’Interno in un governo sostenuto dal Movimento Sociale Italiano. Mentre pocanzi il Prof. Trinchese leggeva il suo importante saggio su Spataro, io riflettevo su questo personaggio e su quanti personaggi simili ad esso ci fossero oggi nel nostro paese. Chi è disposto oggi ad immolarsi per la propria fede? Ma non c’è più la fede! Ma che cos’è un uomo senza fede? Un uomo senza fede e quindi senza sentimenti non è un uomo! Oggi si è avuto la capacità di strappare questa fede dal cuore della gente. Tutta la storia della vita politica di Spataro, compreso il suo impegno di governo, fu condotta con grande umiltà, senza pompa e senza una soverchia evidenziazione di se stesso. Fu il precursore del Comitato di Liberazione Nazionale, perché Spataro contestò per tutta la sua vita l’Aventino parlamentare in maniera forte, come un errore storico commesso dopo il delitto Matteotti nel 1924. Lui contestò quell’andare li, nella sala della Lupa, a rimuginare e quindi ad abbandonare il seggio parlamentare rifiutandosi di entrare in aula, aimè inutilmente, lasciando libero e sgombro da ostacoli il percorso alla dittatura che andava rafforzandosi. Poi nel 1926 si consumò una espulsione di fatto di Don Luigi Sturzo dall’Italia. Mentre altri smorzarono i loro fervori, lui continuò la sua battaglia, nella sua casa di via Cola di Rienzo, che è passata alla storia della resistenza e del riscatto dei cattolici democratici. Lui con la sua fermezza, fu un punto di collegamento insostituibile tra Sturzo e De Gasperi, due personaggi assimilabili ma che certamente non si amavano, perché c’èrano storie diverse, proiezioni diverse, e diversi modi di pensare. E quante volte Spataro cercò di rabbonire quelle che erano le feroci polemiche di Sturzo nei confronti di De Gasperi, non ultimo nel 1947 quando Sturzo non era d’accordo nell’affidare la segreteria nazionale della Democrazia Cristiana a De Gasperi, e fu proprio l’umile Spataro a fare da mediatore. Lui non mise a disposizione solo la sua casa come spesso si ricorda, ma se stesso, il suo pensiero, la sua disponibilità, il suo amore, il suo impegno per il riscatto civile del paese, che doveva venire attraverso il recupero dei sentimenti e dei valori che solo l’aggancio alla dottrina sociale cristiana e al cattolicesimo poteva assicurare in quel particolare momento. Ma Spataro fu anche polemico, con i Patti Lateranensi, il concordato del 1929, e la polemica che lui fece non fu assolutamente accettata dal Cardinal Gasparri, segretario di stato che aveva controfirmato insieme a Mussolini questi patti del concordato. Fu sempre un punto di riferimento, ma cosa gli mancò? Forse lo slancio, o quelle piccole manovre che fanno un politico completo fino ad assurgerlo a statista? Ma c’è statista e statista. Perché avendo creato statisti privi delle sensibilità che erano proprie dell’uomo politico che era Spataro, abbiamo creato appunto statisti senza stato e senza dignità.
Io ritengo che questa sia oggi la lezione che deve venir fuori dal ricordo di Peppino Spataro. Mentre ascoltavo gli amici parlare di Spataro, io pensavo anche a questo mio partito, l’UDC, come Unione dei Democratici Cristiani di Centro, e non come Unione di Centro che non è altro che l’appellativo che si è dato al gruppo parlamentare. Io sono e rimango un democratico cristiano, sempre, e pensavo quindi a questo mio partito che vuole recuperare la politica ed il ruolo dei partiti, e nel voler recuperare questi sentimenti è come Peppino Spataro, che quando tutti pensavano che ormai inesorabilmente il nostro paese fosse votato e vocato alla dittatura ed alla sospensione della libertà, credeva ancora nei valori della dignità, della libertà della persona umana, e continuò la sua battaglia, come appunto questo mio partito. Io sono convinto di questo, perché oggi c’è scarsa libertà, scarso rispetto della dignità umana, e la politica è diventata un circolo bar, non altro. Cosa siamo noi di fronte ai potentati del PDL? Cosa siamo noi di fronte al PD? Siamo molto amici, siamo quella piccola fiammella che dovrà riscattare il nostro paese e la politica. Ma chi poteva credere a Spataro, quando tutti osannavano al fascismo? Leggete anche ciò che disse quando Mussolini diventò fondatore dell’impero, e Vittorio Emanuele III Re d’Italia divenne Imperatore di Etiopia e Re di Albania, leggetevi gli interventi di Peppino Spataro. Peppino Spataro fu e rimase libero, un pensatore e fu quello che riuscì a raccordare tutti, a fare rientrare tutti, e quando molti parlavano di organigramma, lui diceva di pensare prima ad esserci, perché se non ci siamo non ci può essere organigramma. Prima bisogna fare il paese, e restituire il paese ai cittadini, in una visione di libertà all’insegna della dottrina sociale cristiana della chiesa. E ricordo quanto e quale fu anche l’impegno di Spataro e la sua solidarietà con Luigi Gedda, presidente generale dell’azione cattolica, nell’organizzazione dei comitati civici, che erano l’organizzazione elettorale del mondo cattolico, quelli che svolsero un ruolo decisivo nel giorno del 18 Aprile 1948, e poi negli anni successivi.
Questo è il ricordo che si deve avere della lezione Spatariana, oggi a 150 anni dall’unità d’Italia, come intitola questo convegno commemorativo. Ecco, mai ci fu commemorazione dell’unità d’Italia in un clima di tale disunità, mai!  Mai ci fu un ossimoro tale come quello rappresentato da un Ministro per le riforme istituzionali che non crede nell’unità d’Italia. Questo è il nostro Governo. Pensate pure ad un PD che si piega ad accettare il federalismo, purchè ci si liberi di Berlusconi. Ma Berlusconi è frutto del nostro tempo, e dobbiamo riconvertire la cultura, altrimenti dopo Berlusconi ci saranno altri Berlusconi pronti a sostituirlo, perché c’è anche una cultura berlusconiana che va combattuta all’interno del nostro paese, il berlusconismo. E il PD è arrivato a vendersi l’unità del nostro paese per liberarsi di Berlusconi. Questa è la negazione della politica.  Spataro è un personaggio che si staglia con forza nella storia della sua terra, l’Abruzzo, ma soprattutto nella storia della Democrazia Cristiana e dei Cattolici Democratici.
Allora, è valido ancora il personaggio di Giuseppe Spataro? Io ritengo di si. Se vive ancora il mondo cattolico e l’impegno del mondo cattolico nella politica. Questo è il dato vero. Un ultimo ricordo voglio riportarvi di Spataro, quello di quando venne a Catanzaro a presiedere un congresso della Democrazia Cristiana, ed era vicepresidente del Senato. Anche nei congressi nazionali del partito, era considerato più un peso che altro, perché quando si perde lo scettro, il comando, si perde anche il codazzo, non c’è più la corte che è propria dei monarchi. Guai ad un partito che vive sulle corti e sulle monarchie! Guai! Guai ad una società, un paese che si lega e si sceglie i monarchi e le monarchie assolute, guai! Le conseguenza sono tragiche. Allora, tornando a quel ricordo, lui fece il suo intervento calmo e discorsivo, come facciamo noi oggi. Non era una grande oratore, ma sapeva toccare i cuori, con la sua umanità, perché parlava di cose semplici ma molto alte nel loro significato. L’indomani, dopo aver dormito in un albergo antistante la stazione ferroviaria, lo vidi alla stazione ad aspettare il treno, ed era solo, solo, solo. Lo aveva accompagnato per portargli la valigia un inserviente dell’albergo. Era solo. Io mi avvicinai, e facemmo poi il viaggio insieme. Era un uomo di grande ricchezza umana, una dimensione umana che è propria degli uomini illustri. Le disumanità, i distacchi e le insofferenze sono invece proprie degli uomini modesti e limitati. Si può essere anche preparati, con una erudizione immensa, ma l’erudizione non sempre è cultura, e soprattutto cultura umana. Io vi ringrazio per questa iniziativa fatta da giovani e per i giovani, perché essi devono conoscere la storia, non come storia del passato, ma come storia dell’uomo in divenire. Noi salviamo l’uomo e la sua storia nei suoi valori e nelle sue espressioni più alte, questa è la nostra sfida, e ai giovani dobbiamo affidare la lezione della storia di questo grande personaggio, e i grandi personaggi possono dare soltanto una lezione di vita. Ma la vita non è limitata nel tempo, ma dura nel tempo”.










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