D’Onofrio: Schengen, tra confini nazionali e frontiere europee

Il dibattito in corso sull’applicazione del trattato di Schengen ai rapporti tra Stati componenti dell’Unione Europea, con particolare riferimento alla possibilità di rendere applicabile automaticamente il trattato medesimo nella ipotesi di profughi provenienti da Paesi extracomunitari, sta ponendo in evidenza il punto attuale del processo di unificazione europea in quanto tale, e il suo rapporto con le preesistenti sovranità nazionali. Si tratta infatti di esaminare contemporaneamente il significato che i”confini” hanno avuto e hanno in riferimento al principio stesso di sovranità dello Stato, e il valore del dibattito in corso nei Paesi componenti dell’Unione Europea proprio sul tema dell’esistenza o meno di “frontiere” europee, in qualche modo coincidenti con Sconfini” di alcuni Stati componenti l’Unione europea medesima. Si tratta pertanto di un dibattito culturale e politico prima ancora che giuridico: allorché si discute dei confini degli Stati medesimi deve essere infatti chiaro che culturalmente e politicamente quei “confini” costituiscono la premessa culturale e politica dell’identità stessa dello Stato in questione.

Allorché dunque parliamo di confini italiani, dobbiamo aver presente che stiamo discutendo di una idea stessa di Italia: non si può infatti parlare dei confini italiani se non in riferimento all’idea stessa di Italia che si ha. E occorre a tal riguardo aver presente che i confini italiani sono nati con l’idea stessa di Italia del 1861, e non con quella che ancora oggi è così tormentata, come si è potuto constatare nel contesto delle celebrazione del 150° anniversario dell’Unità Nazionale. Sappiamo infatti bene che anche sul tema della definizione dei confini meridionali, occidentali, settentrionali ed orientali dell’Italia si è discusso nel corso di questi centocinquanta anni di Unità Nazionale. Roma; Corsica con Nizza; Valle D’Aosta; attuale provincia di Bolzano; rapporto con la ex Jugoslavia soprattutto per quel che riguardava Gorizia e Trieste; Statuto siciliano che precede la stessa costituzione Repubblicana: sono, questi, alcuni problemi particolari che hanno concorso a definire i confini di quel che chiamiamo Italia nel corso dei 150 anni della sua storia.
Mutevoli dunque i confini nella loro definizione e quantificazione soprattutto territoriale, ma pur sempre confini d’Italia. Allorché dunque l’Italia in quanto tale ha concorso da protagonista a mettere in moto il processo di unificazione europea tuttora in corso, l’idea stessa di confine italiano era quello che noi oggi consideriamo il nostro confine nazionale.
Il processo di costruzione dell’Unità europea non è peraltro mai giunto – almeno fino ad oggi – a definire giuridicamente quali siano le frontiere d’Europa, sì che il trattato di Schengen ha potuto rappresentare una fase di libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione europea, con regole molto stringenti per quel che concerne proprio lo status di extracomunitario. Siamo dunque di fronte ad una questione che è a sua volta culturale e politica prima ancora che giuridica. Sopravvivono in qualche modo i vecchi confini nazionali ma si è venuta attenuando la sovranità dei singoli Stati componenti l’Unione medesima, senza peraltro che si sia giunti a definire una qualche sovranità europea sostitutiva della peraltro indebolita sovranità nazionale. Non si può pertanto ragionare in termini di sovranità nazionale senza che si parta da una comune idea di Italia, così come non si può immaginare di ritenere che la questione del trattato di Schengen sia una questione esclusivamente giuridica.
Occorre dunque avere una comune idea dell’Italia, all’interno della quale soltanto i confini costituiscono il punto di partenza essenziale per la tutela degli stessi interessi nazionali che una volta erano definiti anche militarmente proprio da quei confini. Occorre allo stesso tempo avere una idea di Europa ben consapevoli peraltro che si tratta di un obiettivo da conseguire in termini culturali molto prima che giuridici.

È in questo contesto che esplode la questione dell’immigrazione: questa era stata ritenuta oggetto di decisioni e di iniziative prevalentemente nazionali, sì che il trattato di Schengen non aveva alle spalle una comune idea Europea dell’immigrazione medesima. Problemi ancora più complessi si pongono proprio in riferimento a chi proviene da aree di conflitti armati: è lo stesso diritto internazionale che stenta a definire la differenza tra conflitti armati di prevalente sovranità nazionale, e conflitti armati che pongono in discussione lo stesso ordine sopranazionale. La questione risulta peraltro fortemente ancorata proprio al mutamento che la dimensione democratica ha finito con l’assumere: fortemente nazionale per quel che concerne il consenso popolare manifestato attraverso le elezioni; non ancora compiutamente definita in senso europeo per quel che concerne il popolo europeo, il territorio europeo e la sovranità europea.
La questione del rapporto tra confini nazionali e frontiere europee è pertanto certamente complessa: occorre, mai come in questo caso, che l’idea di Italia e l’idea di Europa siano capaci di convivere nella consapevolezza del mutamento della prima e della non ancora compiuta definizione della seconda.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 12 aprile 2011

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