Puglia: Negro su modifica art. 24 e 43 dello Statuto regionale

Bari, 25 lug.- In un’epoca in cui la politica ha bisogno di recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini, ridurre il numero dei consiglieri da 70 a 60 e il numero degli assessori a 12 con un massimo di tre esterni, è già un primo risultato.
 In un periodo di ristrettezze economiche in cui disoccupazione e precariato hanno raggiunto livelli non più sopportabili, anche quello l’aver rinunciato, da parte di molti colleghi, a quelle indennità di carica derivanti da tagli riconosciuti illegittimi da una sentenza della Corte Costituzionale, ancor prima dell’intervento dell’Avvocatura regionale, è stato un segnale di maturità politica.
 Tutto questo ci lascia ben sperare e rafforza la convinzione che è stata imboccata la strada giusta. Ma appare evidente che siamo solo all’inizio e ancora molto resta da fare nel tentativo di recuperare la credibilità perduta. Il dibattito sulle indennità di carica e sul numero dei consiglieri  rischia di scadere nella demagogia e nel populismo se non lo si inserisce nel giusto contesto in cui la politica si trova oggi ad operare.

 Bisogna stare attenti a non lasciarsi tentare dal cavalcare le ondate emotive e populiste dell’antipolitica perché quello di cui il nostro Paese oggi ha bisogno è proprio della “Politica” con la P maiuscola, intesa nel senso più alto e nobile del termine; quella politica che costituisce il sale delle democrazia e dello sviluppo civile dei popoli.
Da tempo, come Unione di Centro, sollecitiamo approfondite riflessioni su una serie di temi che consideriamo prioritari nell’agenda politica, nella convinzione che il dibattito non può fermarsi a quanto percepisce un consigliere o un assessore regionale o un qualsiasi altro rappresentante del popolo, sia esso un sindaco o un parlamentare.

 Occorre andare oltre e guardare a quella che è la capacità del politico di dare risposte tempestive e concrete alle istanze dei cittadini. Per questo, lo abbiamo più volte sottolineato e torniamo a ribadirlo in questa sede, sollecitandone un dibattito approfondito, occorre rivedere nelle fondamenta la macchina amministrativa e burocratica che ormai troppo spesso frena e vanifica l’azione politica e rischia di trasformarsi da motore in tumore dello sviluppo.  Di contro, pur in presenza di segnali positivi come quello odierno, va ammesso che c’è una  classe politica che non ha la forza di innovare, di cambiare le regole e di rivoluzionare il sistema, di trasformare la lotta agli sprechi in lotta all’inefficienza.

La realtà è quella di una Puglia “burocratica” stanca ed obsoleta che non riesce a stare al passo con i tempi. Qui non si tratta solo di semplificare l’enorme mole di leggi regionali, ma di reinventare la macchina amministrativa e burocratica, partendo dalle fondamenta.

 È intollerabile che gli stati di avanzamento dei lavori eseguiti dalle imprese siano fermi da mesi e non si riescano ad ottenere i soldi dalla Regione così come è intollerabile che sul progetto di un porto turistico si debbano attendere 27 pareri diversi da 27 Enti che potevano essere dati in un’unica soluzione, e il cui ritardo  mette a rischio un investimento privato di 50 milioni di euro in un territorio che ha fame e sete di lavoro.
 Ma gli esempi possono moltiplicarsi: si pensi alla situazione dei lavoratori socialmente utili di Puglia per i quali non si riesce a far applicare dagli uffici preposti una legge emanata dal Consiglio regionale e quindi a corrispondergli la maggiorazione per l’aumento delle ore lavorative e a riconoscergli i dovuti contributi previdenziali.Si pensi agli interventi in favore dei soggetti audiolesi che il Consiglio regionale ha approvato da diversi mesi e che ancora non si riesce ad attuarli.  Si pensi ai giovani dei progetti “Ritorno al futuro”  che attendono mesi per avere  quanto gli è dovuto.Si pensi anche ai tempi del rilascio delle autorizzazioni uniche previste per gli impianti di produzione di energie alternative o ai tempi delle V.I.A. ,V.A.S. ecc.

Eppure i nuclei di valutazione relativi ai premi di produzione non hanno mai bocciato qualcuno ed hanno sempre elargito a piene mani premi a funzionari e dirigenti di cui poco conosciamo i reali meriti. Di fronte alla lentezza della macchina burocratica che delegittima l’azione della politica, anche un’indennità di 500 euro diventa un costo intollerabile e non giustificabile agli occhi del cittadino sfiduciato. Già nei mesi scorsi avevamo chiesto all’assessore competente di relazionare in consiglio su questa delicata materia, per avviare un dibattito e individuare soluzioni concrete. Ma ad oggi sulla questione non ci è pervenuta alcuna risposta.

 I consiglieri regionali che esprimono tutto il loro impegno quotidiano hanno diritto di avere risposte ai temi che vengono sollecitati. Il costo della politica, quindi, non può  essere il capro espiatorio di un sistema che fa acqua da più parti. Nei prossimi mesi il dibattito si sposterà sulla legge elettorale. Anche questo è un tema di estrema attualità ed importanza su cui inviteremo tutti ad una approfondita riflessione. L’esperienza di questi anni ci induce a riflettere sul bisogno di inserire nella normativa elettorale dei contrappesi allo squilibrato potere decisionale tra Presidente o Sindaco ed Assemblee consiliari.

Va approfondita la modalità di elezione tra “turno unico” o “doppio turno” nel caso il candidato presidente non raggiunga il 50+1% del consenso degli elettori. Si deve cercare di estendere, nel contesto di una auspicata riforma elettorale nazionale, il limite del secondo mandato a tutti i livelli istituzionale come avviene già per i Sindaci e Presidenti di Provincia.

 Ci sono una serie di questioni che vanno riviste a partire dallo sbarramento del 4% fino alla rappresentanza dei territori e alla elezione diretta del presidente di Regione così come dei presidenti di provincia, ai quali dovrebbe estendersi il limite del secondo mandato così come avviene per i sindaci. La politica ha bisogno di rinnovarsi e di trovare stimoli nuovi e occorre mettere in condizione chi fa politica con passione ed entusiasmo di accettare sempre nuove sfide, indipendentemente dal ruolo che si ricopre perché si può tornare a fare il sindaco dopo aver ricoperto il ruolo di parlamentare o consigliere regionale.

Sono queste le sfide che oggi abbiamo di fronte.

 Il taglio sui costi della politica che oggi stiamo attuando è solo il primo capitolo, o meglio, il preambolo di una sfida più importante e decisiva, che deve mirare a rivoluzionare il sistema sin dalle fondamenta e mettere la macchina amministrativa e burocratica in condizioni di camminare con le sue gambe per dare risposte concrete e restituire ai cittadini la fiducia che ci hanno accordato. 

Intervento in Consiglio regionale del Presidente del Gruppo Udc, Salvatore Negro










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